Partito Socialista: nemico numero uno?

Dopo il voto del 29 aprile, sembra che lo sport cantonale sia diventato quello di sparare al Partito Socialista. Ogni critica è legittima, sia chiaro. E capisco che ognuno voglia “tirare l'acqua al suo mulino”. Ma gettarsi come degli avvoltoi su un partito che magari non sta bene, ma che ancora non è morto, è poco elegante.

Domenica scorsa il 50,1 % dei (pochi) votanti ha deciso di accogliere gli sgravi fiscali ai super ricchi: contenti loro... 193 voti hanno fatto la differenza!

Sicuramente questa sconfitta è stata provocata dalla scellerata azione di Raoul Ghisletta, deputato socialista e segretario del sindacato VPOD che ha deciso di fregarsene delle scelte fatte dai due organismi che rappresenta.

Benché la maggioranza del gruppo parlametare del PS abbia appoggiato gli sgravi fiscali, va ricordato agli smemorati cecchini che quasi tutta la direzione del partito si è invece sempre dichiarata contraria! Per uscire dall'impasse che si era creata, il Partito Socialista ha scelto di affrontare la questione democraticamente portando il confronto alla Conferenza Cantonale dello scorso dicembre. Qui, con 95 voti a 36, la base del partito ha scelto di appoggiare il referendum contro gli sgravi fiscali, sostenendo quindi la posizione della direzione e smentendo sia il Consigliere di Stato Bertoli sia la maggioranza dei deputati socialisti.

Il Partito Socialista, rappresentato dal suo presidente, dal capogruppo in Gran Consiglio, da quasi tutta la direzione e dalla grande maggioranza della sua base ha continuato il suo lavoro attivo contro gli sgravi fiscali dapprima raccogliendo le firme necessarie alla riuscita del referendum e poi con interventi sui media, con la partecipazione a dibattiti e con la presenza in piazza per spiegare le ragioni del no.

Purtroppo non tutti hanno saputo accettare la scelta democratica ed estremamente chiara della Conferenza Cantonale. Qualcuno, in particolare Raoul Ghisletta ha scelto di avere un ruolo attivo in favore del sì, scendendo in strada a spiegare le sue ragioni e coordinando la campagna sui social media. Ghisletta non è nuovo a questo menefreghismo, lo abbiamo già visto anni fa quando si è trattato di votare sulle centrali a carbone di Lünen.

È chiaro che la posizione del segretario della VPOD ha contribuito a creare confusione tra l'elettorato socialista, ma questo non giustifica un'azione generalizzata contro il partito. Si abbia l'onestà di riconoscere che senza la nostra adesione al referendum, il risultato di domenica sarebbe stato ben diverso; probabilmente avremmo perso con un distacco molto maggiore: 60% di sì e 40% di no?

Se qualcuno non è contento degli equilibri interni del PS o ritiene che alcuni suoi rappresentanti non siano degni di ricoprire determinate cariche faccia critiche e osservazioni puntuali e la smetta di sparare nel mucchio. O meglio ancora si iscriva al partito, partecipi ai suoi lavori e contribuisca al processo democratico che permette di scegliere candidati alle elezioni, programma politico eccetera. Noi lo facciamo regolarmente, anche se magari da fuori non si vede, e continueremo a farlo.