La vecchia politica di avvocatini e parrucconi

Presto la campagna elettorale sarà finità, apriranno i seggi, le cittadine e i cittadini eserciteranno il loro diritto di voto come meglio crederanno e si tireranno le somme. Ci saranno 95 candidati eletti che festeggeranno.

Ci saranno anche 570 candidati che non saranno eletti. Alcuni di questi saranno contenti così, quelli che si erano messi a disposizione per dare una mano al loro partito, ma che non avevano nessuna aspettativa. Altri saranno contenti di avere avuto l'occasione di farsi conoscere e di aver posto le basi per la loro crescita politica in vista di future elezioni. Altri ancora saranno un po' tristi, delusi.

Sono quelli che ci hanno provato credendoci e sperando di essere realmente eletti. Tra questi ultimi ci sono gli ambiziosi, quelli che attraverso la politica vorrebbero rinforzare la loro posizione sociale e professionale, che vorrebbero acquisire una posizione di potere.

Ma ci sono anche quelli che nonostante tutto, continuano a credere che fare politica voglia dire fare gli interessi della popolazione, dei senza voce, di quelli che non riescono a trovare uno spazio e un ruolo in questa società fatta di squali e pescicani. Ecco, io, nonostante tutto, continuo a credere in questa politica, ma non sarò eletto.

Non sarò eletto, perché le istituzioni politiche sono in mano ai parrucconi che si riempiono la bocca con parole di rinnovamento, ma che quando giunge l'ora di farsi da parte e di lasciare spazio a nuove figure politiche pronte a rinnovare qualche ingranaggio ormai arrugginito, non si spostano di un millimetro. Persone che continuano a dire che i “giovani sono il nostro futuro”, mentre tu continui a invecchiare, tanto giovane ormai non lo sei più e ti chiedi quando il tuo futuro diventerà finalmente il tuo presente.

A me questo mondo di avvocatini e parrucconi non piace. Continuo a sognare un mondo migliore, dove i più sfortunati non saranno solo l'oggetto degli urlatori della domenica mattina, per i quali poi non si fa niente di concreto.

Continuo a credere in un mondo dove le lavoratrici e i lavoratori devono essere messi al centro dell'attenzione e dell'azione politica, perché questo è il problema delle ticinesi e dei ticinesi. Senza un lavoro garantito e giustamente retribuito non possono esserci giustizia e sicurezza sociale. La mancanza di un lavoro e di un reddito garantito crea tutta una serie di distorsioni sociali che pesano ulteriormente sulle spalle di chi già fa fatica ad arrivare a fine mese. Al suo estremo, potrebbe creare una situazione di esclusione sociale.

Oggi è lo Stato a essere chiamato a rimediare a questa situazione, attraverso l'assicurazione disoccupazione, l'assistenza, i sussidi di cassa malati eccetera. E per fortuna che è così! Ma non bisogna dimenticare che queste conquiste sociali sono continuamente sotto attacco da parte delle destre liberiste che, ignorando volutamente ed egoisticamente il circolo vizioso in cui ci stanno mettendo, pretendono sempre maggiore flessibilità e insicurezza sui posti di lavoro, sottraendo le aziende alla loro responsabilità sociale.

Come detto, io non sarò eletto, ci sono troppi “mostri sacri” sul mio cammino verso il Parlamento. Ma questo non vuol dire che il 19 aprile terminerà il mio impegno per una società più giusta. Continuerò a chiedere maggiore sicurezza sociale, continuerò a chiedere un rinnovamento della politica. Continuerò il mio lavoro e continuerò a farlo con chi vorrà condividere con me questi obiettivi.