“Tutti piuttosto che Cavalli”, fa discutere la candidatura Lurati

Intervista apparsa su Ticinolibero il 23 agosto 2011

 

Dopo un’estate in cui si sono fatti molteplici nomi, oltre a quello di Franco Cavalli, per la candidatura socialista al Consiglio degli Stati, adesso sembrerebbe che i vertici del partito abbiano deciso di puntare tutto su Saverio Lurati. Secondo lei questa è una buona candidatura?

 
Sinceramente la candidatura di Saverio Lurati mi sorprende parecchio. Con tutto il rispetto che posso nutrire per Saverio, non mi sembra che il suo possa essere un nome che “sfonda”. Non è, sia politicamente che anagraficamente, abbastanza giovane per rappresentare la novità e non credo che sia in grado nemmeno di raffigurare il “cavallo di razza” in grado di sbaragliare la concorrenza politica in questo difficile momento politico/elettorale. Saverio è sicuramente un buon politico, ma non sarà certamente lui che potrà salvare il PS da una nuova sconfitta elettorale. Apprezzo comunque il suo spirito di servizio.

Se il Comitato Cantonale e il Congresso del Partito confermeranno questa scelta, a Saverio toccherà assumere il ruolo di martire, mentre dovrebbe essere la direzione del PS ad assumersi le sue responsabilità. Tutto il Cantone ha saputo con largo anticipo che Dick Marty non si sarebbe ricandidato agli Stati. Possibile che in tutto questo tempo non si è stati capaci di individuare una persona capace di rappresentare un’alternativa valida che potesse occupare il vuoto lasciato a “sinistra” con la rinuncia del senatore radicale. Mi domando che senso abbia dedicare tante energie e tanti soldi ad una campagna elettorale che con Lurati perderemo. Tanto vale rinunciare a presentare un candidato.

 

Saverio Lurati è sicuramente un nome molto inviso ai militanti dello sciopero delle Officine del 2008. Ricordiamo che il 26 giugno 2009 all’assemblea di Biasca si è “consumata” l’estromissione di Frizzo e di altri esponenti delle Officine dal comitato Unia. Questo episodio ha fatto identificare Lurati come “epuratore” di Frizzo e compagni. La sua candidatura non rischia di dividere ulteriormente la sinistra?

 
Il PS ha il dovere di presentare almeno al Consiglio degli Stati un candidato capace di aggregare intorno a sé l’intera area Progressista, che comprende anche il PC, il MPS e I Verdi. Quel che è successo durante l’assemblea di Biasca non deve indelebilmente e definitivamente “macchiare” l’immagine politica e umana di Saverio. Ma resta comunque un fatto (a torto o a ragione, non spetta me dirlo) che ha segnato profondamente la Sinistra ticinese, che getta un alone scuro e cupo sull’unità della Sinistra stessa. Credo che di questi “incidenti” si debba tenere conto quando si sceglie un candidato che si vorrebbe unitario. Il PS deve capire che se vuole aiuto dai Compagni degli altri partiti e dei movimenti non può restare fermo su sé stesso, ma deve muoversi verso di loro, deve dimostrarsi accogliente. Quella delle Officine è stata un esperienza rivoluzionaria che è stata vincente perché è andata oltre gli schemi di funzionamento dei partiti e dei sindacati. Di questa esperienza il PS non è mai stato capace di farne veramente tesoro, come se avesse paura che la rottura di quegli schemi mettesse a rischio il Castello su cui il PS si è retto finora e su cui sembra voler continuare a reggersi malgrado il pessimo risultato elettorale di aprile.

 

 

Anche la candidatura di Cavalli pone qualche interrogativo. L’ex consigliere nazionale è già stato candidato nel 2007 al Consiglio degli Stati. Oggigiorno non è più giovanissimo, non sarebbe secondo lei più opportuno per il PS puntare su un quarantenne?

 
Non ho problemi a dire che la candidatura dell’amico Franco non è una candidatura priva di problemi. C’è il rischio che l’elettorato veda Cavalli come un “vecchio” della politica, che ha già dato abbastanza. Però Franco è un politico molto determinato e combattivo, che ha ancora molta voglia di lottare per ciò in cui crede. Lui non sarebbe un martire, sarebbe un candidato che ci crede veramente che si getterebbe anima e corpo in questa sfida elettorale. Fino ad ora è stato il socialista ticinese che agli Stati ha fatto il miglior risultato di sempre. Io penso che con Franco ci potrebbe essere una, seppur piccola, possibilità di farcela. Certo che il fatto che il Consigliere di Stato socialista, cui forse è bene ricordare che non è più il presidente del Partito, se ne esca pubblicamente dicendo che Franco non va bene perché è un “estremista”, non aiuta molto. Forse Bertoli, invece di esprimere giudizi sui propri compagni dovrebbe provare a chiedersi come mai il Partito Socialista non è in grado di presentare una candidatura innovativa e vincente, oltre a spiegare cosa voglia dire estremista. Sarebbe bello avere un quarantenne “di grido” da candidare agli Stati, ma se il PS non è stato capace di “coltivarli” questi quarantenni, la colpa non è certo mia che ho 36 anni…

 

 

Nella rubrica Ultima parola, TicinoLibero ha ospitato qualche tempo fa un articolo in cui si spiegava che il candidato migliore per la sinistra poteva essere Christian Marazzi. Non crede che per il PS questa volta era importante cercare una persona con un alto profilo economico, alla vigilia di quello che potrebbe essere il più grave crack economico-finanziario degli ultimi anni?

 
Dalle voci che ho sentito, so che Marazzi non ha accettato la candidatura. Comunque sì, un economista attento e critico come è Marazzi rappresenta un profilo molto valido per questa specifica tornata elettorale. Ma resterebbe comunque un problema. Nemmeno lui è un quarantenne. Il PS è stato capace di andare a cercare solo tra persone che probabilmente hanno ancora molto da dare alla società, ma che già molto hanno dato: nemmeno Marazzi potrebbe rappresntare una novità.

 

 

Caso mai mercoledì sera (domani), al comitato cantonale del PS, prevalesse il nome di Saverio Lurati, lei si sentirebbe rappresentato dalla sua candidatura? Non crede che all’ultimo minuto spunti una terza candidatura come quella di Fabio Pedrina o come quella di Pelin Kandemir Bordoli, per ricompattare il partito?


Io onestamente, ma non credo che sia un mistero, mi sentirei certamente più rappresentato da Cavalli. Non so cosa succederà mercoledì sera, se bisognerà scegliere tra Franco o Saverio, o se nel frattempo uno dei due avrà rinunciato. So però che io non approverò la candidatura di Saverio, non perché non mi va bene la persona, ma perché non mi va bene come la direzione ha affrontato tutta la procedura delle candidature alle elezioni nazionali. Ho l’impressione che sia mancata determinazione, e che malgrado le elezioni cantonali di aprile abbiano dimostrato come siano dannosi i presonalismi politici, si sia continuato a muoversi su questa pericolosa via. Infatti la candidatura di Lurati ha un po’ il sapore del “chiunque piuttosto che Cavalli”. Sarebbe un po’ ridicolo che si arrivi all’ultimo minuto a proporre una candidatura “super partes”. Sarei molto contento se Pedrina si mettesse a dispozione per la corsa al Consiglio degli Stati, ma non dovrebbe farlo all’ultimo momento e dovrebbe farlo solo se lui ci crede veramente. Pelin, invece, non credo che sia in grado di ricompattare il Partito, anzi…