Il prossimo 8 marzo le cittadine e i cittadini svizzeri voteranno sull’iniziativa popolare «Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l’ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)». Per le inquiline e gli inquilini, che rappresentano una larga parte della popolazione, si tratta di un appuntamento decisivo.
Oggi una parte importante del patrimonio immobiliare è ancora dipendente da riscaldamenti a gas o a nafta e presenta carenze nell’isolamento. Non è un caso. Molti proprietari rinunciano a investire in ristrutturazioni energetiche per massimizzare i redditi a breve termine: finché l’edificio è affittato, l’urgenza di intervenire è scarsa.
Quando però decidono di rinnovare, i costi vengono spesso trasferiti sugli inquilini attraverso aumenti di pigione, anche quando una parte dei lavori è già ammortizzata o finanziata da incentivi pubblici. Il risultato è paradossale: chi non ha potere decisionale sugli interventi si ritrova a pagarne il prezzo.
L’iniziativa per un Fondo per il clima offre una risposta concreta a questa distorsione. Creando uno strumento federale dedicato agli investimenti nella transizione energetica, permette di sostenere in modo mirato la riqualificazione degli edifici, accelerando il passaggio alle energie rinnovabili e migliorandone l’efficienza. Per gli inquilini questo significa meno dipendenza dalle fluttuazioni dei prezzi dell’energia, minori spese accessorie e abitazioni più confortevoli.
Ma c’è anche una questione di equità. L’iniziativa stabilisce che la Confederazione debba promuovere una politica climatica socialmente equa e che i mezzi del fondo siano impiegati in modo da non gravare sulle persone con redditi bassi e medi. Se la collettività contribuisce a finanziare i lavori tramite un fondo pubblico, è legittimo esigere che i benefici ricadano anche sugli affittuari. L’Associazione Inquilini sostiene il Sì proprio perché l’iniziativa permette di accompagnare gli investimenti con criteri sociali chiari: trasparenza sui costi, limiti agli aumenti ingiustificati delle pigioni, tutela delle famiglie a reddito medio e basso. La transizione energetica non deve diventare un pretesto per rincari, bensì un’occasione per migliorare la qualità dell’abitare.
Investire negli edifici significa inoltre creare lavoro locale e rafforzare competenze in un settore chiave per il futuro del Paese. Ogni franco destinato all’efficienza energetica genera valore sul territorio e riduce le importazioni di combustibili fossili. È una scelta che coniuga politica climatica, sviluppo economico e protezione del potere d’acquisto.
Per chi vive in affitto, votare Sì l’8 marzo significa chiedere un cambiamento strutturale: superare l’immobilismo di chi privilegia il guadagno immediato e garantire che i costi della transizione energetica non ricadano sempre sugli stessi. Il Fondo per il clima è uno strumento per rendere più moderno e sostenibile il nostro patrimonio abitativo, senza sacrificare la giustizia sociale. È un investimento nel futuro, ma anche nella qualità di vita di oggi.
