Non tutti hanno una casa

Non c'è bisogno di scomodare la Costituzione federale per capire e sapere che la casa è un diritto inalienabile. Tutte e tutti devono poter avere un luogo dove trascorrere la propria vita in modo sicuro e agevole, al riparo dalle intemperie, in un ambiente sano sia dal punto di vista materiale sia da quello sociale. Purtroppo, questa evidenza non è sempre una realtà.

In risposta a diversi atti parlamentari depositati negli anni precedenti, nel 2019 il Granconsiglio ticinese ha approvato lo stanziamento di un credito d’investimento di 900'000.- franchi per il sostegno alla costruzione e alla manutenzione straordinaria di alloggi per persone momentaneamente senza fissa dimora.

Il rapporto commisionale legato a questo credito ci racconta quale fosse la situazione nel 2017. In quell'anno e per diversi motivi, 122 persone hanno dovuto ricorrere ad alloggi temporanei e hanno dovuto indirizzarsi all'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento (USSI) per ricevere un aiuto per il pagamento di uno o più mesi di alloggio in strutture alberghiere o centri di prima accoglienza. Per le 112 persone che tra queste hanno fatto ricorso alle pensioni, nel 54% dei casi (60 persone) l’alloggio è durato al massimo 3 mesi, mentre nel rimanente 46% dei casi (52 persone) si è protratto oltre i 4 mesi.

La principale struttura ticinese che offre un alloggio a chi si trova in un urgente stato di bisogno è Casa Astra, dove sono state ospitate 83 persone nel 2018 e 99 nel 2019. Contrariamente a quanto si potrebbe forse immaginare, la percentuale di ospiti proveniente dal territorio ticinese è preponderante rispetto a quella degli ospiti provenienti dall'estero.

Chi sono le persone che si ritrovano con un grave bisogno di alloggio? Ce lo dice ancora il rapporto commisionale del 2019: svizzeri rimpatriati; giovani adulti (+18) fuori dalla famiglia; giovani adulti in transito da cliniche, senza problemi sociali, ma soli; giovani adulti con problemi di dipendenze seguiti dai servizi; persone allontanate da casa dalla polizia (separazioni o violenze); persone sfrattate da casa propria; persone in uscita da cliniche; persone collocate dal patronato (uscite dal carcere); persone sfrattate da pensioni; stranieri di passaggio privi di mezzi di sostentamento; badanti che hanno interrotto il rapporto di lavoro (che abitavano presso il datore di lavoro); persone che vivono in alloggi precari (amici, conoscenti, parenti); persone che vivono in alloggi inadeguati, insalubri, sovraffollati ecc.

Insomma, anche nel nostro ridente e benestante Cantone ci sono persone per le quali la casa non è una certezza. Anche per loro vogliamo impegnarci.

La casa non è un lusso*

Cosa vuol dire “casa”? Vuol dire un luogo dove trovare riparo dalle intemperie e dalle avversità della vita, un luogo dove sentirsi al sicuro. È un luogo dove depositare e conservare le proprie emozioni, i propri affetti; dove costruire i ricordi che ci accompagneranno per il resto della nostra vita. È un luogo dove ritrovarsi, soli o in compagnia, per riflettere e confrontarsi sulle proprie esperienze quotidiane. Casa è quel luogo dove vogliamo stare bene.

Molti e variegati sono i modi di scegliere e vivere la propria casa. C’è chi sceglie di viverla per conto proprio, per soddisfare un suo bisogno di isolarsi. Chi per condividervi un amore e per costruirvi una famiglia. Chi, spinto da una fede e un ideale, sceglie di viverla in comunità. Poi c’è chi la deve scegliere in base alle proprie disponibilità finanziarie, dovendo spesso ridimensionare le proprie aspettative.

Purtroppo c’è anche chi non può scegliere, chi si ritrova improvvisamente senza casa obbligato ad accettare qualsiasi condizione. Sono molte le persone che vivono questa situazione, più di quelle che potremmo immaginare. Persone che per un motivo o per un altro si trovano a vivere un disagio improvviso o frutto di circostanze sfavorevoli. Si pensi a donne vittime di violenza o a uomini in fase di divorzio, tutte persone che si vedono costrette ad abbandonare la propria casa, certe volte anche in maniera repentina. Oppure persone che purtroppo vivono regolarmente ai margini della società.

Nel 2017, l’Ussi (Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento) ha dovuto aiutare ben 122 persone che si sono trovate nelle necessità di alloggiare per uno o più mesi presso una sistemazione provvisoria come pensioni o centri di prima accoglienza. Soluzioni precarie dove il disagio non viene sanato, si pensi alla triste storia della Pensione La Santa di Viganello. Ma fortunatamente ci sono anche sistemazioni migliori, dove oltre a un tetto, si possono trovare persone formate e capaci di dare un aiuto concreto per il reinserimento nella società: si pensi a Casa Astra a Mendrisio, alla futura Casa Marta a Bellinzona o a Casa Armònia a Tenero. A queste 122 persone, bisogna aggiungere quelle che non chiedono aiuto e che si arrangiano come possono, mettendo anche a rischio la propria vita, come il quarantenne rifugiatosi in una cantina a Massagno e ucciso dalle fiamme forse accese per riscaldarsi.

C’è da chiedersi se lo sforzo fatto dall’Ente pubblico in aiuto del singolo cittadino o delle associazioni sia sufficiente per evitare tutto ciò. Anche perché una volta superata l’emergenza, molte persone si trovano comunque confrontate con un un mercato dell’alloggio con abitazioni troppo onerose, soprattutto per quell’8% della popolazione ticinese, oltre 22’000 persone, con un reddito disponibile inferiore alla soglia del minimo vitale.

 

* Articolo apparso su Area - Quindicinale di critica sociale e del lavoro, N°10- 7 giugno 2021

La barbarie non vincerà!

Stanotte in molti non avranno dormito. Alcuni a causa del dolore vissuto nel vedere sgomberare e demolire la propria “casa”. Altri a causa dell'adrenalina innescata dall'autocompiacimento suscitato da un atto di forza inaudito e ingiustificabile sotto ogni aspetto.

Questa notte Lugano ha perso. Ha perso l'occasione per essere una città grande e capace di competere con le altre grandi città della Svizzera e d'Europa. Ha dimostrato in maniera inequivocabile che non è una città per tutti ma solo per pochi, una città solo per “gente di classe”.

Affollarsi in piazza Riforma per bere champagne e per sfoderare il vestito bello va bene. Bere birra e sognare un mondo diverso invece no.

Questa notte, con un gesto premeditato e organizzato in ogni singolo dettaglio, è stata tolta la casa a molte persone: giovani e anziani, donne e uomini, gay e lesbiche, indigeni e migranti, lavoratori e disoccupati. È stata tolta la casa a quella parte di società che crede nell'inclusione, nella solidarietà, nella fratellanza. Era una casa dove tutti potevano sentirsi al sicuro, dove tutti potevano vivere la propria identità senza paura di essere giudicati. Era una casa dove crescere, dove esprimersi, dove gioire, dove piangere. Era una casa per tutte e per tutti.

Quella casa non c'è più, è stata distrutta. Non solo metaforicamente ma anche fisicamente. Questa notte le ruspe hanno fatto in modo che nulla restasse di quella esperienza di autogestione che da 25 anni animava Lugano. Muri, attrezzature ed effetti personali sono stati distrutti. La biblioteca del Molino ha subito la stessa sorte che nel 1992 ha subito quella di Sarajevo: distrutta dalle bombe!

Questa notte è stato attaccato e distrutto un luogo, ma non hanno certo ucciso l'idea! Quella vive e da questa barbarie ne uscirà più forte. Le idee viaggiano attraverso l'etere, la cultura la si può fare in ogni luogo, in ogni strada, in ogni piazza, in ogni momento. È un duro colpo, ma non tutto è andato perso. La barbarie non vincerà!

Legge CO2 e inquilini, la Destra fa terrore mediatico!

L’imminente votazione della nuova legge sul CO2 ci dimostra ancora una volta come la Destra, sia nazionale che cantonale, sia interessata a difendere unicamente gli interessi del più forte. E lo fa con una delle strategie più machiavelliche della politica: far credere al cittadino che qualcuno vuole mangiarsi la sua fetta di torta mentre loro, i vari Chiesa (leggi Blocher) continuano a mangiarsela tutta!

Per favorire i propri interessi economici, certe volte si mascherano da difensori dei più deboli. Oggi tocca alle inquiline e agli inquilini che improvvisamente sono diventati il nuovo centro di attenzione di un partito che non ha perso e non perde occasione di attaccare il diritto di locazione cercando di ridurre i diritti di chi abita in affitto per favorire quelli dei proprietari immobiliari. Non è un caso che Chiesa oltre che a essere il presidente dell’UDC sia anche il presidente della sezione ticinese dell’Associazione dei proprietari fondiari (HEV).

Questi sono alcuni degli attacchi al diritto di locazione che l’HEV ha lanciato e sostenuto in parlamento: rendimenti più elevati per i proprietari incentivando l'uso delle “pigioni di mercato”, abolizione della protezione degli inquilini nelle regioni senza carenza di alloggi, limitazione del diritto di contestazione dell'affitto iniziale, subaffitto più restrittivo e limitato nel tempo, facilitazione dello scioglimento dei contratti di locazione in caso di esigenze proprie del locatore.

Contrariamente a quanto sostenuto dalla Destra, la nuova legge sul CO2 non avrà conseguenze nefaste sulle inquiline e sugli inquilini. Vari studi dimostrano che la sostituzione del riscaldamento a olio con uno a energia non fossile (legno, pompe di calore) non porta a costi più elevati. Se le disposizioni della legge sulla locazione sono applicate correttamente, con un rinnovamento energetico efficiente si ottiene un risparmio per gli inquilini. Inoltre, non è necessario rescindere il contratto di locazione per effettuare una sostituzione del riscaldamento. Questi lavori possono essere effettuati mentre l'inquilino continua a vivere nella sua abitazione.

Grazie alle misure di sovvenzione dei sistemi di riscaldamento rispettosi del clima presenti nella nuova Legge sul CO2, si prevede che entro il 2030 la maggior parte degli inquilini avrà un fabbisogno energetico inferiore e ciò si trasformerà oltre che in un vantaggio ambientale anche in un un vantaggio economico.

L'Associazione Svizzera degli inquilini ha elaborato un documento che spiega molto bene quale dovrebbe essere l'impatto di questa legge sui propri associati, lo si può consultare qui: 21-03-04_FAQ-CO2-Gesetz-fur-Web_IT_.pdf (asi-infoalloggio.ch)

Forse la riforma della Legge sul CO2 poteva essere fatta meglio, colpendo maggiormente chi sceglie di inquinare e tutelando meglio chi è vittima di queste scelte, ma resta comunque un passo importante fatto nella giusta direzione.

Se vogliamo fare qualcosa per il clima, allora dobbiamo votare Sì a questa legge.

Troppe case, troppi palazzi*

Nelle scorse settimane, su la Regione è stato pubblicato un interessante approfondimento sul tema dell'alloggio. Partendo da uno studio di Elio Venturelli, già direttore dell’Ufficio cantonale di statistica, si affronta con precisione la relazione tra mercato dell'alloggio, variazione della popolazione e sfitto. I dati riportati portano a conclusioni molto semplici ed evidenti anche all'osservatore più distratto, ma che grazie al rigore scientifico acquisiscono una solidità incontestabile.

In tutto il Cantone Ticino aumentano gli alloggi che restano vuoti per lungo tempo e che portano a un allarmante innalzamento del tasso di sfitto. Ciò succede essenzialmente per due motivi. Da una parte la popolazione ha smesso di crescere, addirittura tende a diminuire. Dall'altra si costruiscono troppe case, troppi palazzi.

Perché si costruisce tanto pur sapendo che mancano le persone in grado di occupare i nuovi appartamenti? Perché i cosiddetti investitori istituzionali (ad esempio Casse pensioni e Assicurazioni) che dispongo di grandi capitali non sanno dove mettere il loro denaro. I tassi di interesse quasi nulli, o addirittura negativi, rendono il deposito bancario per niente interessante. Più redditizio risulta immettere il denaro nel mercato immobiliare, pur sapendo che la richiesta non è in grado di soddisfare pienamente l'offerta.

Cosa sì può fare per porre rimedio a questa situazione. Molte cose, ma il fatto che il libero mercato dell'alloggio rischia di andare in tilt, ci suggerisce che un ruolo centrale deve assumerlo l'ente pubblico.

Il Piano dell'alloggio, un documento redatto dal Cantone nel 2015 e che purtroppo è rimasto per troppi anni chiuso in un cassetto, nelle sue conclusioni indica la via da perseguire:

  • monitorare il mercato dell’alloggio;
  • rinnovare il parco alloggi esistenti senza incrementare gli affitti in modo eccessivo;
  • ridurre l’influsso del costo dei terreni quale fattore di determinazione degli affitti;
  • incrementare il parco di alloggi di utilità pubblica (o collettiva);
  • favorire l’economia di scala per alloggi di nuova costruzione;
  • orientare l’insediamento di alloggi di utilità pubblica in luoghi strategici (entro il primo anello di periferia) e ben allacciati alla rete dei trasporti pubblici;
  • investire in alloggi di utilità pubblica quale tassello di ottimizzazione e riduzione degli investimenti pubblici complessivi (in particolare, nei settori della mobilità e della socialità).

Per il primo punto, stiamo aspettando che il Centro di competenze affidato alla SUPSi ci dia le prime indicazioni.

Per il secondo è importante mettere a disposizione dei proprietari immobiliari sussidi destinati al rinnovamento degli edifici in modo da evitare che le ristrutturazioni portino ad aumenti sconsiderati delle pigioni.

I punti restanti richiedono l'impegno in prima persona di comuni e cantone che dovrebbero offrire i terreni pubblici in diritto di superficie in modo da favorire l'insediamento di alloggi di utilità pubblica che notoriamente offrono abitazioni con costi inferiori rispetto al mercato libero, si calcola circa il 20% in meno.

Le strade ci sono, è necessario che gli amministratori pubblici le imbocchino. A trarne beneficio sarebbe la maggior parte della popolazione.

 

* Articolo apparso su Area - Quindicinale e portale di critica sociale e del lavoro, N°7- 30 aprile 2021

La Massagno che possiamo avere

Con i suoi 6501 abitanti, Massagno risulta avere una densità della popolazione per chilometro quadrato maggiore di Napoli e di Milano. Infatti nel nostro comune si calcolano 8'785 abitanti per Km2, mentre nelle due città italiane ce ne sono rispettivamente 8'095 e 7'538. Sono cifre che impressionano.

Percepiamo questa alta densità osservando il panorama e le strade del comune. I grandi e anonimi palazzi sovrastano ormai ogni minimo residuo di una Massagno che un tempo era fatta di case e giardini. Il volto tradizionale del paese è stato purtroppo stravolto e reso irriconoscibile. Il rapporto tra il costruito e gli spazzi vuoti vede questi ultimi relegati in quantità minime che con il tempo diminuiscono sempre più, oppressi da palazzoni senza identità. 

Le strade, non solo le arterie principali che circondano il centro del comune ma anche quelle più interne, non vivono mai un attimo di pace. Molte e troppe sono le auto che per un motivo o per un altro circolano attraverso il nostro territorio.

Chi vuole muoversi a piedi o in bicicletta non ha a disposizione percorsi dedicati e si trova costretto a percorrere quelli già occupati dal traffico motorizzato. Anche in prossimità dei luoghi di svago è il rumore delle automobili a prevalere sul vociare dei bambini.

È vero, Massagno è ancora un comune vivo e vicino ai propri cittadini, con servizi efficienti e di prossimità. Ma è altrettanto vero che questa pregevole natura del nostro comune inizia a svanire e a perdersi nel grigiore dell’asfalto e del cemento armato.

Sarebbe il caso di fermarsi un attimo per riflettere sulla direzione presa dal comune: questa urbanizzazione va perseguita così com'è o va riformulata?

Io penso che continuare con questo tipo di trasformazione sia un errore e un grosso rischio. Renderebbe anonimo un comune con una forte tradizione identitaria. Se una volta Massagno attirava a sé famiglie che davano vita al comune, incontrandosi e intrecciando relazioni di amicizia, ora tutto questo inizia a svanire. Sempre più persone dormono da noi, ma vivono altrove le proprie vite.

Continuo a credere che non saranno i grandi progetti a rendere prezioso il nostro comune. Bisogna ritrovare la dimensione umana e rendere il territorio vivibile attraverso la sistemazione e la valorizzazione dei luoghi aggregativi come i parchi gioco e le poche zone verdi rimaste; introducendo percorsi sicuri per la mobilità dolce e adattando l’arredo urbano in modo da invertire la gerarchia della mobilità che oggi vede il traffico motorizzato prevalere con prepotenza.

Non si tratta di tornare al passato, ma di progettare un futuro migliore.

L’Europa indica la via contro la precarietà abitativa*

Lo scorso 21 gennaio il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza un’importante risoluzione a favore delle inquiline e degli inquilini di tutta Europa e che potrebbe avere effetti positivi anche in Svizzera.

Approvata con 352 sì, 179 no e 152 astensioni, questa risoluzione chiede ai Paesi membri dell’Unione europea di garantire l’accesso a un alloggio dignitoso, a prezzi di locazione accessibili e di porre rimedio al fenomeno dei senzatetto. Più precisamente, chiede: l’interruzione degli sfratti; la promozione di un’edilizia sociale sostenibile con un maggior impegno da parte degli enti pubblici; la regolamentazione del mercato degli affitti per contrastare quelli alti; la regolazione dei contratti di locazione brevi; l’abbandono di politiche di segregazione sociale.

La decisione è stata accolta molto positivamente da Marie Linder, presidente dell’Unione internazionale degli inquilini (Iut): «Mentre i governi nazionali credono ancora che il mercato risolverà tutti i problemi abitativi, il Parlamento europeo alza il cartellino rosso, ferma la speculazione e supera le barriere agli investimenti per l’housing sociale. L’edilizia abitativa è la voce di spesa più alta per i cittadini europei. Il 38% delle famiglie a rischio di povertà spende più del 40% del reddito disponibile per l’alloggio».

Entusiasta anche la nostra associazione che per voce del suo presidente nazionale, Carlo Sommaruga, sottolinea come tutto «questo vale anche per la Svizzera, il Paese con la più alta percentuale di inquilini in Europa. È giunta l’ora che il governo svizzero e i governi cantonali si assicurino di avere programmi solidi e a lungo termine per rimediare alla mancanza di alloggi a prezzi accessibili e per porre un freno all’aumento vertiginoso delle pigioni».

Un altro importante aspetto preso in considerazione dalla risoluzione europea è quello ambientale, con un Green Deal a misura di inquilino, neutrale per quanto riguarda i costi abitativi dopo il rinnovo e la ristrutturazione (gli aumenti di pigione devono essere completamente compensati con risparmi energetici) in opposizione alla spregevole abitudine di disdire tutti i contratti di locazione coinvolti dai lavori, mettendo in seria difficoltà intere famiglie e spesso molte persone anziane.

Anche questo tema è di importante attualità alle nostre latitudini. Infatti il prossimo 13 giugno voteremo per la revisione della legge sul CO₂ che, se approvata dal popolo, servirà anche da incentivo al rinnovamento energetico del parco immobiliare svizzero, portando beneficio nella qualità di vita.

 

* Articolo apparso su Area, Quindicinale di critica sociale del 17 Marzo 2021

Il Granconsiglio boccia l'iniziativa popolare "NO alle pigioni abusive, SÌ alla trasparenza

Lunedì scorso il Parlamento ticinese ha perso una buona occasione per sostenere le inquiline e gli inquilini che faticano a trovare un alloggio a pigione sostenibile. La maggioranza dei deputati ha infatti bocciato l'iniziativa popolare "NO alle pigioni abusive, SÌ alla trasparenza: per l'introduzione del formulario ufficiale a inizio locazione".

Depositata il 12 aprile 2018 con 7'606 firme valide, questa iniziativa è stata promossa dall'Associazione Svizzera Inquilini – Sezione della Svizzera italiana e sostenuta dal Partito Socialista, da I Verdi, dal PC, dal ForumAlternativo, da Montagna Viva, dall'OCST e dall'Unione Sindacale Svizzera.

Con l'introduzione del formulario ufficiale, al momento della sottoscrizione di un contratto di locazione, si verrebbe a conoscenza della pigione pagata dall'inquilino precedente. In questo modo si porrebbe un freno agli aumenti di pigione praticati senza nessuna giustificazione legata a migliorie o lavori vari. L'obiettivo è quello di poter contenere il costo delle pigioni degli appartamenti attraverso un atto di trasparenza.

Pur respingendo l'iniziativa, il Parlamento ha approvato un testo conforme che benché non rispecchi appieno i nostri desideri, rappresenta comunque un primo passo verso l'introduzione del formulario ufficiale. Su questo testo dovranno esprimersi le cittadine e i cittadini ticinesi in occasione di una prossima votazione popolare.

Nei prossimi mesi avremo occasione di difendere e sostenere la nostra iniziativa in modo da introdurre nella legislazione cantonale sull'alloggio un importante strumento a favore di pigioni più contenute.

Una guida che aiuta (anche) a litigare meno*

Spesso ci si domanda chi e quando debba rinnovare il tinteggio dell’appartamento, se si ha il diritto di chiedere la sostituzione del vecchio forno un po’ sbilenco, se al momento di uscire dall’appartamento l’inquilino debba pagare per il pavimento usurato ecc.

Queste e altre domande hanno tutte a che fare con quella che viene definita come la durata di vita delle varie parti di un appartamento.

Negli anni passati, a tale riguardo, è stata allestita una tabella. Frutto del lavoro congiunto tra l’Associazione Svizzera Inquilini della Svizzera tedesca (Mv) e l’Associazione Svizzera dei Proprietari Immobiliari (Hev Schweiz), questo documento gode anche dell’appoggio di diverse associazioni e organizzazioni del settore. Aggiornato nel 2015, è in vigore dal 1° gennaio 2016.

Constatando il numero crescente e importante di litigi relativi al tinteggio, al ripristino e alle trasformazioni di locali d’abitazione e commerciali, le associazioni di categoria hanno espresso il desiderio di mettere a disposizione un valido strumento, che permetta sia agli inquilini sia ai locatori di disporre di un riferimento indicativo che proponga delle durate di vita precise.

Purtroppo, la tabella non ha carattere vincolante e non permette a nessuna delle parti in causa di far valere un diritto. I diritti e i doveri di inquilini e locatori, che si fondano sulle disposizioni del Codice delle obbligazioni, come anche sulla giurisprudenza, vengono determinati di caso in caso, in funzione dell’usura effettiva e dei difetti accertati. Ma pur non essendo vincolante, essa fornisce, a titolo indicativo, delle durate di vita media per delle infrastrutture e delle installazioni di media qualità, nel contesto di usura normale, rivelandosi così un importante strumento per dirimere alcune liti tra locatari e locatori.

È comunque bene ricordare che in caso di installazioni o attrezzature difettose, il diritto degli inquilini di chiederne il rinnovo o la loro sostituzione sussiste indipendentemente dalla loro durata di vita.

Suddivisa in 14 capitoli (Riscaldamento/ventilazione/climatizzazione, Produzione di acqua calda, Caminetti, Involucro dell’edificio, Soffitti/pareti/porte/serramenti, Rivestimenti da pavimento, Cucina, Bagno/doccia/wc, Ricezione radio e Tv/impianti elettrici, Balconi/tende da sole/giardino d’inverno/terrazze, Ampliamento cantine e solai, Ascensori, Impianti e attrezzature comuni, Riduzione della durata di vita in caso di uso particolare), la tabella risulta molto completa e di chiara lettura.

Questo utile strumento, potete trovarlo sulla nostra pagina internet, all’indirizzo: www.asi-infoalloggio.ch

* Articolo apparso su Area - Quindicinale di critica sociale,  Anno XXIV - N°1- 22 gennaio 2021

Per un salutare cambiamento di mentalità

Eccoci, con un anno di ritardo ci stiamo avvicinando alla fine di questa legislatura, la seconda per me. Un anno in più che ha stravolto le nostre vite e le nostre abitudini, magari facendoci riflettere con maggiore profondità su quale vita vogliamo vivere e su quale mondo vogliamo abitare. Ci siamo trovati impotenti di fronte a un microscopico virus il quale ci ha ricordato che la “grandezza” dell'essere umano è poca cosa in confronto a quella della natura.

 

Il nostro Comune, la nostra azione politica e sociale non possono restare indifferenti a queste riflessioni. È necessario chiederci se il nostro agire, se le nostre abitudini, se i nostri standard di vita siano ancora adeguati. 

Da troppo tempo l'azione umana è protesa al massimo rendimento in termini non solo monetari, ma anche sociali. Produrre e consumare è stato il mantra degli ultimi decenni, spinto da ideologie neoliberiste fuori controllo, con grande danno per le fasce di popolazione più deboli e per l'ambiente che ci circonda.

Durante questo ultimo anno, impossibilitati a “sprecare” il nostro tempo libero nei centri commerciali, ci siamo accorti di quanto sia importante avere dei luoghi incontaminati dove andare a passeggiare per rigenerarci. I lunghi periodi trascorsi in casa ci hanno dimostrato quanto sia importante poter disporre di un alloggio dignitoso ma con un prezzo accessibile a tutti. Non sarà stato facile, per molte famiglie massagnesi, ritrovarsi a casa 24 ore al giorno con tutta la famiglia, con i figli occupati nella scuola a distanza e i genitori nel telelavoro.

Questo anno deve essere l'occasione per rinnovare profondamente i nostri programmi e il nostro vivere quotidiano. Non grandi progetti di urbanizzazione che stanno trasformando il nostro comune in un perenne e rumoroso cantiere. Alberi veri che permettano di tenere al fresco le nostre strade e i nostri quartieri, non operazioni estetiche poste in verticale sulle facciate dei palazzi. Giardini veri, fatti di prati e fiori, non quintali di ghiaia e ruggine. Piazze e luoghi di aggregazione, dove i nostri giovani possano ritrovarsi liberamente.

 

Lo dicevo un anno fa e ne resto convinto oggi più che mai: «Solo un Comune propositivo, capace di essere vicino alla cittadinanza senza volerla addomesticare, senza manie di grandezza, capace di offrire luoghi di incontro liberi da palazzi anonimi e condizionamenti socio-politici potrà continuare a far sentire le massagnesi e i massagnesi a casa loro».

Pigioni commerciali: il CdS intervenga!

Dopo che alle Camere Federali è fallito ogni tentativo di trovare una soluzione nazionale relativa al pagamento delle pigioni delle attività commerciali colpite dalle restrizioni imposte dalle Autorità per fare fronte alla pandemia da Covid19, l'ASI-SSI torna a chiedere l'intervento del Consiglio di Stato.

Era il 9 aprile scorso quando l'Associazione Svizzera degli Inquilini – Sezione della Svizzera italiana (ASI-SSI) ha scritto al Consiglio di Stato, alla CATEF e alla SVIT per chiedere di unire le proprie forze affinché si potesse trovare una soluzione condivisa che andasse incontro alle attività commerciali e artigianali in difficoltà con il pagamento della propria pigione a seguito della chiusura totale o parziale imposta dalle autorità nel corso della prima ondata della pandemia.

 

Il modello proposto in quell'occasione era quello adottato dal Cantone di Ginevra: a determinate condizioni, gli inquilini sarebbero stati esonerati dal pagamento della pigione, i locatori sarebbero stati invitati a rinunciare a metà della stessa, mentre l'altra metà avrebbe dovuto essere a carico dello Stato.

Subito è arrivato il sostegno delle due associazioni che difendono gli interessi dei settori immobiliari. Ma il Governo cantonale ha fatto melina. Ha aspettato la fine di giugno per risponderci. In quel momento, infatti, sembrava essere possibile una soluzione nazionale e il CdS ha colto la palla al balzo per sottrarsi alle proprie responsabilità.

Oggi sappiamo che dopo un lungo lavoro parlamentare ogni possibilità di soluzione federale è caduta nel vuoto. In questo momento non restano che due possibilità: degli accordi bonari tra locatario e locatore, o la lite giudiziaria. Questa seconda possibilità è sostenuta da una perizia giuridica che considera la chiusura forzata al pari di un difetto della parte locata, dando così diritto all'esonero totale o parziale della pigione per il periodo interessato.

Ma onestamente crediamo che nessuno abbia voglia di imbattersi in lunghe e costose procedure giudiziarie che andrebbero a intasare inutilmente gli uffici di conciliazione e le preture.

 

Oggi, tenuto conto anche delle nuove restrizioni imposte in particolare al settore della ristorazione, è necessario che il Consiglio di Stato si dedichi con serietà al tema delle pigioni commerciali e che trovi una soluzione equa e solidale a sostegno delle piccole e medie imprese che hanno vissuto e che ancora vivono con grande difficoltà questo triste anno di pandemia.

Due sconfitte per gli inquilini, ma noi non ci arrendiamo!*

In questo anno difficile, la nostra attività resta sempre molto intensa, probabilmente anche più del solito. Più che negli anni passati, oggi emerge l'importanza di un'Associazione degli inquilini che oltre a occuparsi dei problemi di famiglie e persone singole, si occupi anche dei soci commerciali: negozi, uffici, ristoranti, studi di fisioterapia ecc.

La pandemia ha colpito pesantemente anche questa categoria di inquilini. Le chiusure forzate della scorsa primavera e la giusta prudenza che sta spingendo la popolazione a ridurre le proprie attività allo stretto necessario hanno messo e stanno mettendo in difficoltà molte realtà commerciali che malgrado tutto devono comunque continuare a pagare la pigione ogni mese.

In primavera abbiamo chiesto al Consiglio di Stato di intervenire a sostegno delle pigioni commerciali. Dopo un lungo silenzio ci è stato risposto che l'intenzione era quella di aspettare una soluzione federale.

Ci sono stati mesi di proposte e trattative, con il Consiglio Federale sempre contrario ad intervenire. Una speranza sembrava poter arrivare dalle Camere Federali, ma alla fine anche loro hanno affossato ogni possibilità di soluzione concordata.

Ora, se non si riesce a trovare un accordo bonario con il proprio locatore, resta la possibilità di intervenire in via giudiziaria. Le nostre consulenti sapranno accompagnarvi in questo percorso.

Nel frattempo, noi torneremo a sollecitare il Consiglio di Stato affinché si trovi una soluzione cantonale.

Ma le cattive notizie, purtroppo, non riguardano solo gli inquilini commerciali.

Una recente sentenza del Tribunale Federale ha rivisto la sua prassi sul calcolo del reddito netto per le pigioni delle abitazioni e dei locali commerciali. Questa decisione può portare ad un aumento delle pigioni, ma non tutto è perduto.

Infatti, malgrado questo aumento del rendimento possibile, il Tribunale con la stessa sentenza ha comunque riconosciuto una riduzione della pigione iniziale di 800.- franchi mensili, passando da 2’190.- a 1’390.- fr per un appartamento di 4 locali e mezzo sul Lago Lemano.

La possibilità di chiedere e ottenere una riduzione della pigione, nel caso di una pigione basata su reddito netto superiore a quanto consentito, resta quindi una realtà concreta! Anche in questo caso, le nostre consulenti sono a vostra disposizione per aiutarvi a chiederla e a ottenerla.

* Editoriale del numero 166 di dicembre 2020 del periodico Inquilini Uniti

Frenare l’aumento delle pigioni*

* Articolo apparso su Area - Quindicinale di critica sociale, N°19- 4 dicembre 2020 

Sono trascorsi oltre due anni da quando l’iniziativa popolare “No alle pigioni abusive, Sì alla trasparenza: per l’introduzione del formulario ufficiale a inizio locazione” è stata consegnata alla Cancelleria dello Stato. Promossa dall’Associazione Svizzera Inquilini - Sezione della Svizzera italiana e appoggiata da un grande numero di associazioni e partiti politici, con le sue 7.606 firme, chiede di introdurre un formulario da compilare all’inizio di ogni nuova locazione, sul quale riportare la pigione versata dal precedente locatario, gli eventuali aumenti e la loro motivazione. È uno strumento che permette all’inquilino di verificare la correttezza della pigione iniziale così da poterla eventualmente contestare, in modo da porre un freno agli aumenti ingiustificati. È una realtà in sette cantoni che ne hanno introdotto l’obbligo.

La scelta di lanciare un’iniziativa popolare, si è resa necessaria dopo che il Gran Consiglio ha respinto una simile proposta parlamentare.

Attualmente l’iniziativa è al vaglio della Commissione costituzione e leggi, la quale sta provvedendo a redigere un testo conforme che permetta di rendere realtà la nostra proposta. Purtroppo, però, dalla Commissione non stanno arrivando segnali incoraggianti. La proposta che ci è giunta, non rispecchia pienamente lo spirito e l’intenzione che ci hanno spinti a raccogliere le firme. Il testo commissionale prevede di introdurre il formulario ufficiale nel caso in cui il tasso di penuria di alloggi disponibili sia inferiore all’1,5% e che lo sia per almeno due anni.

Noi, invece, riteniamo che il tasso minimo di sfitto debba essere del 2% e che nel calcolare questo tasso si tenga conto unicamente degli alloggi vuoti posti in locazione, escludendo quindi quelli in vendita o liberi per altri motivi.

Aspetti ancora più importanti oggi con il mercato dell’alloggio fuori da ogni controllo e anche da ogni logica. La speculazione edilizia ha sì fatto aumentare la disponibilità di alloggi nuovi, ma si tratta di abitazioni che la maggior parte della popolazione, delle lavoratrici e dei lavoratori, non possono permettersi. Appartamenti di alto standing offerti a prezzi impossibili.

È ora che la politica, la finanza e il mondo economico si schierino apertamente dalla parte delle fasce più deboli della nostra società, comprendendone i bisogni reali e offrendo soluzioni.

Una testata alle disuguaglianze sociali!

Venerdì scorso un gruppo di manifestanti ha provato a indicare la possibilità di avere uno sguardo diverso sulle conseguenze generate dalla pandemia legata alla Covid 19. Questa poteva essere l'occasione per lanciare un dibattito pubblico su come, a dipendenza del proprio stato sociale, le restrizioni di questi mesi stanno avendo conseguenze più o meno gravi sulle persone. Ma non è stato così. Il Canton Ticino è infatti un posto curioso dove invece di provare, almeno ogni tanto, a guardare la luna, troppo spesso ci si concentra solo sul dito che la indica.

Mettiamo subito in chiaro che in quel gruppo erano presenti almeno un paio di stolti: una è la ragazza che ha dato una testata alla giovane giornalista che stava cercando di fare il suo lavoro; l'altro è quello che ha osato imbrattare la fontana del buon Tita Carloni, architetto e compagno che sempre si è battuto per le fasce più fragili della popolazione. Queste son cose che non si fanno perché rischiano di mandare alle ortiche il lavoro collettivo che sta alla base di un'azione politica, sociale e culturale.

Ecco, il Ticino si è fermato alla testata. Nessuno è stato capace di riprendere il discorso lanciato dai manifestanti.

Leggendo il documento preparato a sostegno della manifestazione, si possono scoprire cose molto interessanti che sicuramente varrebbe la pena approfondire. Prima di tutto non si è trattato dell'azione di qualche negazionista. La pandemia esiste e questa genera una serie di conseguenze sulle quali si possono avere opinioni diverse.

Per esempio, cosa succede sui luoghi di lavoro? «Da una parte la produzione non si può fermare, le fabbriche e i posti di lavoro continuano ad essere affollati e intanto si implementa il cosiddetto “smart working” e lo “smart studing”, forme di lavoro ancora più alienanti, isolanti e classiste (p.es non tutti possiedono i mezzi per far studiare i propri figli al computer). Dall’altra la socialità e l’aggregazione vengono completamente smantellate». Non sono questi argomenti che meriterebbero maggiore approfondimento?

«Il mantra del restate a casa e la creazione di coprifuochi da parte degli Stati è anche di per sé discriminante. Basti pensare a chi una casa non ce l’ha, a chi dalla propria casa viene sgomberato o a chi stando a casa deve viversi l’oppressione patriarcale della violenza domestica». E del diritto all'alloggio, delle condizioni in cui molte persone sono costrette a vivere non ne vogliamo parlare? Ci si rende conto della differenza che corre tra una famiglia poco abbiente che abita in un piccolo appartamento in affiato e chi invece può permettersi la villa con giardino? Questo argomento l'ho già affrontato in un articolo per il bisettimanale Area (e disponibile a questo collegamento).

Credo che sia giusto condannare gli atti di violenza, ma sarebbe ancora più utile aprire veramente un dibattito sulle differenze sociali che anche nella ricca e ridente Svizzera stanno alla base del sistema capitalista le cui correzioni legate allo stato sociale si stanno dimostrando, oggi più che mai, insufficienti.

Che gli inquilini non siano vittime della crisi sanitaria

Sostenuta dal motto “Un alloggio per tutti: un futuro urbano migliore”, lo scorso 5 ottobre è stata celebrata la Giornata mondiale dell’habitat. Nata nel 1985 su iniziativa dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, questa giornata vuole attirare l’attenzione sul diritto fondamentale di avere un’abitazione adeguata.

Quest’anno, l’Associazione Svizzera Inquilini (ASI) ha colto l’occasione per organizzare un sondaggio relativo alla situazione delle inquiline e degli inquilini durante la crisi scaturita a seguito della pandemia. Ne è uscito che nei mesi scorsi il 43,6 percento dei partecipanti ha dovuto affrontare una certa difficoltà nel pagamento della pigione. La chiusura, anche solo parziale, dovuta al Coronavirus di alcune aziende e attività commerciali con la conseguente introduzione del lavoro ridotto e della disoccupazione parziale ha portato a una diminuzione del reddito disponibile.

Questi dati, confermano le conclusioni di un recente studio dell’Ufficio federale delle abitazioni (UFAB) il quale ha rilevato che a causa della riduzione del potere d’acquisto dovuta all’aumento della disoccupazione e all’introduzione del lavoro ridotto, un numero sempre maggiore di persone dovrà accontentarsi di condizioni abitative insoddisfacenti. È quindi giunto il momento che la politica e i proprietari immobiliari prestino maggiore attenzione alla tutela delle inquiline e degli inquilini.

Al costante abbassamento dei tassi di interesse deve corrispondere una generale diminuzione delle pigioni; ricordatevi che sulla nostra pagina internet potete verificare e quantificare il vostro diritto alla riduzione.

Il parlamento cantonale deve approvare al più presto la nostra iniziativa popolare “No alle pigioni abusive. Sì alla trasparenza per l’introduzione del formulario ufficiale ad inizio locazione”. In questo modo sarà possibile mettere in funzione un freno agli aumenti non giustificati delle pigioni.

Inoltre, bisogna evitare che questa situazione di precarietà conduca a un ondata di disdette da parte dei locatori per via delle difficoltà incontrate dagli inquilini nel pagamento delle pigioni, dovute unicamente all’attuale crisi e quindi senza una loro colpa diretta.

Per questo motivo, in questo momento di crisi legata al Coranavirus, l’Associazione Svizzera degli inquilini chiede una migliore protezione dalle disdette, in particolare per quelle dovute a ritardi nel pagamento delle pigioni. L’ASI chiede che queste disdette siano ritenute abusive durante questa particolare situazione, finché l’insolvibilità è condizionata dalla pandemia. È necessario un atto di responsabilità da parte di tutti.

 

https://www.areaonline.ch/La-pandemia-negli-affitti-e-potere-d-acquisto-a5f6f800

Aspettiamo la legge in aiuto agli inquilini commerciali *

* Editoriale del numero 165 di Inquilini Uniti, settembre 2020

Tutto sommato, l'estate è trascorsa abbastanza serenamente e in apparente normalità. Forse anche troppa. Ora abbiamo davanti a noi stagioni più fredde, che ci porteranno nuovamente a vivere gli spazi interni delle nostre case, dei nostri bar e ristoranti preferiti, dei cinema e dei teatri, delle scuole ecc. Tutti siamo un po' preoccupati che la pandemia da Covid-19 possa riprendere vigore e portare con se nuovi momenti di difficoltà sociale.

Quando in primavera quasi tutte le attività professionali, commerciali e sociali si sono interrotte, sono stati molti i problemi vissuti dalle inquiline e dagli inquilini: in certi casi è stato necessario ritardare traslochi che hanno generato una catena di imprevisti, molti si sono ritrovati con un redditto fortemente ridotto che si è dovuto scontrare con una pigione invariata, indipendenti e persone con una propria attività commerciale hanno dovuto affrontare le consuete spese fisse pur non avendo potuto lavorare.

E come vi abbiamo spiegato già nello scorso numero di giugno, è proprio la tutela di quest'ultima categoria che ha richiesto il nostro maggior impegno sia per quanto riguarda le consulenze puntuali, sia per quanto riguarda la ricerca di una soluzione politica che potesse essere applicata in maniera generalizzata.

Abbiamo rivolto i nostri sforzi nella ricerca di una soluzione cantonale, ma pur avendo ottenuto l'appoggio sia della CATEF che della SVIT, il Consiglio di Stato ha preferito tergiversare e attendere l'esito delle trattative a livello federale. Benché non sia la soluzione perfetta, le Camere Federali hanno approvato un accordo che permette agli inquilini commerciali colpiti dalle restrizioni legate alla crisi da Cavid-19 di ottenere un importante e indispensabile aiuto per il pagamento delle proprie pigioni. Speriamo che questo accordo venga presto trasformato in legge. All'interno di questo numero vi facciamo il punto della situazione.

In ottobre ci sarà la nostra assemblea annuale, inizialmente prevista in aprile ma che non abbiamo potuto fare. Sarà l'occasione per ritrovarci e per integrare nel Comitato nuovi membri che sapranno certamente offrire il proprio entusiasmo e le proprie competenze alla nostra associazione, mettendole quindi al servizio delle nostre socie e dei nostri soci.

Curdi, Palestinesi e l'indifferenza generale

La paura generata dal Covid 19 ci ha chiusi in casa per diverso tempo. Oggi, con i nostri corpi siamo liberi di muoverci in maniera quasi tradizionale, facciamo solo attenzione a non avvicinarci troppo gli uni agli altri. Ma i nostri occhi e le nostre menti, che si affannano nella ricerca di una presunta normalità, sono purtroppo rimasti chiusi e non percepiscono altro se non la paura per la nostra salute personale.

Intorno a noi le tragedie dei popoli oppressi non si sono fermate, le guerre non sono andate in auto isolamento! Drammi decennali che - anche grazie alla complicità dei mezzi di comunicazione che ormai si curano solo dell'orto di casa propria - già da troppo tempo hanno perso di importanza per il mondo occidentale, continuano a consumarsi sotto i nostri sguardi indifferenti.

Sono tanti questi drammi, ma ce ne sono due che mi tormentano: quello del popolo curdo e quello del popolo palestinese. Due popoli ai quali è negata la possibilità di autodeterminarsi ed ergersi al rango di nazione al pari dei due stati oppressori che negano loro ogni diritto. Due Stati, Israele e la Turchia, che forse incutono troppa paura alla comunità internazionale incapace di imporre, pacificamente, una soluzione definitiva. O forse le va bene così…

La Turchia ha ripreso i bombardamenti, colpendo svariate località, comprese zone abitate da civili, a Makhmour, Sinjar, Qandil, Zap e Xakurk continuando così la propria azione di penetrazione nei territori dell'Iraq settentrionale.

Il governo israeliano, con il benestare e il sostegno dell’amministrazione Trump, ha intenzione di annettere a sé ulteriori territori palestinesi in Cisgiordania.

Due Stati, Israele e la Turchia, erroneamente considerati democratici solo perché i propri governi vengono eletti dal popolo. Dimenticando, o facendo finta di non vedere, come le elezioni sotto il regime di Erdogan siano fortemente condizionate da violenze e arresti politici. Dimenticando, o facendo finta i non vedere, come Israele annulli sempre più ogni sorta di diritto a una vita pacifica del popolo palestinese.

La democrazia è una cosa seria, di sostanza. Non è apparenza. La Svizzera e la comunità internazionale abbiano il coraggio e la forza di porre fine a decenni di vessazioni. L'opinione pubblica torni ad aprire gli occhi.

Pandemia: differenze sociali e qualità abitativa*

Il momento peggiore della pandemia da Covid-19 sembra essere passato. Un po' alla volta, con molta prudenza, stiamo tutti tornando a trascorrere i nostri giorni con le stesse consuetudini alle quali eravamo abituati prima del cosiddetto lockdown.

Le misura di confinamento ci hanno obbligati a vivere maggiormente le nostre case, le nostre abitazioni. Spazi che spesso eravamo abituati a usare quasi solo per dormire e ristorarci, sono diventati i nostri luoghi di lavoro, le nostre scuole, i nostri locali di intrattenimento e di socializzazione virtuale. Abbiamo imparato a vivere nelle nostre case ventiquattro ore al giorno.

Molti di noi avranno sicuramente avuto occasione di riflettere sulla qualità del proprio alloggio. Qualcuno si sarà detto fortunato di avere un'abitazione spaziosa, con il giardino e tutte le comodità. Altri, purtroppo, si saranno resi conto di vivere in locali angusti con poche comodità.

È quindi una buona occasione per chiederci come vivono le inquiline e gli inquilini in Ticino.

Nel 2015, Matteo Borioli, per conto dell'Ufficio di statistica ha pubblicato un breve studio intitolato «Dimmi dove abiti e ti dirò chi sei» con il quale ha cercato di inquadrare in quali condizioni si abita nel nostro Cantone.

In termini generali, l'analisi di Borioli rileva «che più della metà delle abitazioni occupate si trova in edifici plurifamiliari (il 54,2%), poco più di un quarto in edifici monofamiliari (il 28,2%)», che «nelle abitazioni ticinesi vi è una maggioranza di inquilini (il 53,4%), mentre chi è proprietario (il 38,7%) lo è sei volte su dieci della casa e solo quattro volte su dieci» unicamente dell'appartamento.

Inoltre, chi paga un affitto ha a disposizione minore spazio rispetto a chi è proprietario dell'abitazione in cui vive. «In media, da un’abitazione di 3 locali con 85,5 m2 occupata dagli inquilini, si passa a dei 4 locali di 108 m2 per i proprietari della sola abitazione e a dei 4,6 locali di 131 m2 per i proprietari della casa».

Cosa ci dicono questi pochi ma ben definiti dati? Possiamo ipotizzare che le misure di confinamento siano state sopportate meglio da chi è proprietario degli spazi che vive e meno bene da chi abita in un appartamento in locazione. In generale, ciò indica anche che a dipendenza della propria condizione sociale la pandemia è stata vissuta in maniera diversa.

Abbiamo preso coscienza dell'importanza dello spazio, non solo di quello abitativo, ma anche di quello che ci circonda. È necessario che chi si occupa di progettare e costruire case tenga conto dell'esperienza che abbiamo vissuto in questi mesi. Lo stesso discorso vale anche per chi è chiamato a pianificare e a progettare il territorio.

La speculazione edilizia deve cedere il passo al costruire armonioso che veda negli inquilini non più degli anonimi individui dai quali trarre profitto, ma persone che meritano di vivere felicemente e con dignità.

 

* Articolo apparso sulla rivista Area - Quindicinale di critica sociale e del lavoro del 5 giugno 2020

Riduzione delle pigioni e sostegno alle attività commerciali: il nostro lavoro non si ferma*!

Una buona notizia è arrivata all'inizio del mese di marzo, quando l'Ufficio federale delle abitazioni ha annunciato la riduzione del tasso ipotecario di riferimento, che dopo essere rimasto fermo per oltre due anni all’1.5%, oggi si attesta all'1,25%. Ciò vuol dire che le inquiline e gli inquilini possono generalmente avere diritto a una riduzione del canone di locazione di circa il 2,9%. Sul nostro sito internet (www.asi-infoalloggio.ch) è possibile verificare il diritto alla riduzione e calcolarne la relativa cifra. Inoltre, le nostre consulenti sono a vostra disposizione per indicarvi la procedura da seguire. 

Purtroppo, non abbiamo avuto neanche il tempo di avviare la nostra campagna in favore della riduzione delle pigioni, che siamo stati tutti travolti dalla pandemia legata al Covid-19 con le conseguenti difficoltà sociali ed economiche legate alla chiusura di quasi tutte le attività. 

In questo caso, il nostro lavoro si è rivolto essenzialmente a sostegno delle pigioni commerciali, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, indipendenti compresi. Infatti, a causa del blocco del loro lavoro, molti artigiani, commercianti, indipendenti ecc., si sono trovati in difficoltà finanziare e il pagamento della pigione dei loro locali commerciali è diventato un grosso problema.

Abbiamo chiesto al Consiglio Federale di intervenire in aiuto di questi lavoratori, ma non ha voluto farlo. La stessa richiesta l'abbiamo fatta al Consiglio di Stato, ma dopo oltre un mese non ci ha dato ancora nessuna

risposta!

Un barlume di speranza potrebbe arrivare dal Parlamento federale che si sta indirizzando verso una soluzione di compromesso che permetterebbe a molte attività commerciali di pagare solo il 40% delle pigioni dovute durante i mesi di inattività. Una soluzione definitiva è attesa per giugno, quando si riuniranno le Camere federali.

Potete restare aggiornati seguendo il nostro sito internet dove pubblichiamo tutti i comunicati stampa relativi alla nostra attività.

 

* Editoriale del numero di giugno del periodico Inquilini Uniti

Il Consiglio di Stato intervenga sulle pigioni delle piccole e medie imprese!

Non c'è più tempo da perdere. Bisogna trovare subito una soluzione a salvaguardia delle molte attività commerciali di media e piccola grandezza. Chi non ha potuto lavorare non può pagare le pigioni come se nulla fosse successo. Il Consiglio di Stato faccia la sua parte e ci dia finalmente una risposta!

È ormai noto a tutta la popolazione che per oltre un mese tutto si è fermato e la ripartenza è giustamente lenta e prudente. Ciononostante, non c'è stato nessun intervento diretto sulle pigioni dovute dalle piccole e medie imprese. Il Consiglio Federale non ha fatto nulla(1), se non istituire una Task Force che non è stata capace di partorire una soluzione. Il Parlamento Federale ne ha discusso ma per ora non ha preso ancora nessuna decisione, forse lo farà a giugno(2). Intanto il problema persiste!

Alcuni Cantoni, per lo più romandi hanno trovato delle valide soluzioni che hanno messo d'accordo le associazioni degli inquilini e quelle dei settori immobiliari. Con una lettera dello scorso 9 aprile, abbiamo chiesto al Consiglio di Stato di seguire l'esempio di questi Cantoni, in particolare quello di Ginevra e quindi di trovare “una soluzione adeguata che permetta di salvaguardare molte attività commerciali che altrimenti rischierebbero il fallimento, con gravi conseguenze sia per le persone coinvolte che per l’economia in generale”.

La stessa richiesta di collaborare a una soluzione condivisa l'abbiamo rivolta anche alla Camera ticinese dell'economia fondiaria (CATEF) e alla SVIT Ticino, le quali hanno accolto con favore il nostro invito. Entrambe condividono che il cosiddetto “modello di Ginevra(3)” sia un buon punto di partenza: a determinate condizioni, il Cantone si fa carico di metà della pigione dovuta (che deve essere di al massimo 3'500 fr mensili) mentre le associazioni immobiliari invitano i propri soci a condonare l'altra metà.

Il silenzio del Consiglio di Stato non ha giustificazione, dopo un mese non ci ha dato ancora nessuna risposta!

Ricordiamo che secondo una perizia(4) giuridica commissionata dalla nostra associazione mantello, gli inquilini sono interamente o parzialmente dispensati dall’obbligo di pagare la pigione fintantoché è vietato esercitare l’attività commerciale per la quale gli spazi sono stati locati. Un accordo tra le parti eviterebbe lunghe ed estenuanti battaglie giuridiche.

Cogliamo l'occasione per invitare anche le amministrazioni comunali che non lo avessero già fatto a condonare (e non a sospendere!) le pigioni dei locali commerciali di loro proprietà.

 

(1)https://asi-infoalloggio.ch/2020/04/09/crisi-coronavirus-la-passivita-del-consiglio-federale-sul-tema-locali-commerciali/

(2)https://www.parlament.ch/de/services/news/Seiten/2020/20200506164323468194158159041_bsd169.aspx

(3)https://www.ge.ch/document/covid-19-etat-uspi-geneve-cgi-asloca-geneve-accordent-aider-entreprises-plus-fragilisees-payer-leur-loyer

(4) https://asi-infoalloggio.ch/2020/03/26/crisi-coronavirus-parere-giuridico-sulle-spese-di-locazione-dei-locali-commerciali/

 

Pigioni commerciali e pandemia: è necessaria una soluzione nazionale*!

Sono settimane difficili un po' per tutti. La pandemia, oltre a portare con sé paura per la salute, lascia tutti noi nell'incertezza più assoluta rispetto al futuro. Si è fermato quasi tutto e nessuno sa come e quando sarà possibile tornare a vivere serenamente.

Le questioni aperte dalla crisi generata dal Covid-19 sono parecchie e per affrontarle deve essere spesa altrettanta energia. Ogni associazione di categoria avanza le sue richieste e le istituzioni provano a dare delle risposte che certe volte risultano essere adeguate, mentre altre volte non lo sono per nulla.

Per quanto riguarda le pigioni dei locali commerciali che a seguito di ordinanza federale sono chiusi e inattivi dallo scorso 16 marzo, le istituzioni invece di fare dei passi concreti per la ricerca di una soluzione, se ne stanno letteralmente lavando le mani, in particolare il Consiglio Federale (CF).

Tramite la nostra associazione mantello, l'ASI nazionale, abbiamo commissionato una perizia giuridica la quale conclude sostenendo “che, a seconda dei casi, l'inquilino commerciale può essere dispensato integralmente o parzialmente dall'obbligo di pagare la pigione fintantoché l'Ordinanza 2 Covid-19 del 13 marzo 2020 permane in vigore e gli vieta, totalmente o in parte, di utilizzare i locali per esercitare l'attività”.

Forti di questa posizione giuridica, abbiamo chiesto al governo federale di trovare una soluzione nazionale che permetta alle molte piccole e medie realtà economiche, spesso caratterizzate da una conduzione famigliare, di continuare a esistere anche dopo che avremo superato questo grave momento. Il CF ha risposto picche ha provveduto semplicemente a istituire una Task forse composta, oltre che dai rappresentanti del governo, dalla nostra associazione e da quelle legate ai proprietari immobiliari. Task force che non ha dato nessun risultato!

Vista la mancanza di soluzioni nazionali, alcuni cantoni si sono impegnati per adottare delle soluzioni regionali. L'accordo trovato a Ginevra, prevede, sommariamente, che il Cantone si faccia carico di metà della pigione dovuta e che l'altra metà venga condonata. Nel Canton Vaud, invece, metà pigione è suddivisa tra Cantone e inquilino mentre l'altra metà è condonata.

Lo scorso 10 aprile, abbiamo inviato una lettera al Consiglio di Stato ticinese, alla CATEF e alla SVIT per invitarli a trovare un accordo cantonale partendo dal modello di Ginevra. Le due associazioni legate agli ambienti immobiliari, seppur prudenti, si sono dichiarate disponibili a una soluzione condivisa basata proprio sull'esempio ginevrino.

Stiamo aspettando la risposta del Governo ticinese. Forse, ora che voi state leggendo queste righe, la soluzione è arrivata. Ci auguriamo che sia una soluzione chiara e coraggiosa, che non lasci alla responsabilità individuale il compito di trovare singoli accordi che non farebbero altro che generare disparità di trattamento, e che possa coinvolgere il più ampio numero di attività commerciali possibili.

Messa la toppa, bisognerà tornare a lavorare affinché il mercato immobiliare offra pigioni accessibili che non sforino nell'ambito i quelle abusive.

Per restare aggiornati, potete visitare la nostra pagina internet: www.asi-infoalloggio.ch

 Articolo apparso sulla rivista Area - Quindicinale di critica sociale e del lavoro del 24 aprile 2020

Consigliere Nazionale Regazzi, sostenga gli inquilini commerciali!

Egregio Signor Regazzi,

martedì si riunirà la Commissione dell'economia e dei tributi (CET) del Consiglio Nazionale, commissione dove lei siede in qualità di unico rappresentante ticinese.

La crisi economica e sociale che stiamo vivendo a causa della pandemia legata al Covid-19 è grave in tutto il Paese, ma ancor di più lo è in Ticino. Non a caso lo stesso Consiglio Federale ha riconosciuto la straordinarietà della nostra situazione. 

Purtroppo, però, il CF non riconosce i diritti e soprattutto i bisogni degli inquilini dei locali commerciali le cui attività sono chiuse dallo scorso 16 marzo. Con particolare riferimento alle piccole e medie imprese (PMI) e agli indipendenti, è ben intuibile come questi siano difficilmente in grado di sostenere il pagamento delle pigioni. Per questi commercianti la pigione è una delle principali voci di spesa. Pagarla senza avere un’attività redditizia può vuol dire indebitarsi in maniera insostenibile. Non pagarla può voler dire andare incontro alla disdetta del contratto di locazione. In ogni caso, si avrebbero delle gravi conseguenze che potrebbero mettere in difficoltà l’intero tessuto economico e sociale del nostro Paese.

È necessario trovare una soluzione che alleggerisca le attività commerciali da questa importante spesa.

Egregio Signor Regazzi, mi rivolgo a lei affinché faccia sentire in maniera forte e chiara la voce del nostro Cantone all’interno della CET, adoperandosi affinché il Consiglio Federale intervenga con forza per la ricerca di una soluzione che permetta alle molte piccole e medie realtà economiche, spesso caratterizzate da una conduzione famigliare, di continuare a esistere anche dopo che avremo superato questo grave momento.

Certo che questo appello non resterà inascoltato, la ringrazio e la saluto con viva cordialità.

Adriano Venuti

presidente dell’Associazione Svizzera degli Inquilini – Sezione della Svizzera italiana

Pigioni meno care, ora è possibile!*

Settimana scorsa, l'Ufficio federale delle abitazioni ha annunciato la riduzione del tasso ipotecario di riferimento. Questo valore, fermo dal giugno 2017 all’1.5%, ora è passato all'1,25%. Ciò può essere determinane per la fissazione delle pigioni di locazione.

Infatti a ogni diminuzione di questo tasso, le inquiline e gli inquilini hanno generalmente il diritto di chiedere la riduzione del canone di locazione, in questo caso stiamo parlando di circa il 2.9% in meno. La riduzione praticabile è stabilita a partire dall’ultima pigione concordata tra locatore e locatario.

Purtroppo l’adattamento delle pigioni a seguito della riduzione del tasso ipotecario di riferimento non è automatica, ma deve essere l’inquilino a inoltrare una richiesta scritta. Sulla pagina internet della nostra associazione, www.asi-infoalloggio.ch, è possibile fare il calcolo preciso. La diminuzione è poi applicabile a partire dalla prossima scadenza contrattuale. Una volta calcolata, inserendo i dati richiesti, è possibile generare automaticamente una lettera da inviare al proprio locatore.

Per esempio, chi vive a Bellinzona e paga un affitto mensile di 1600 franchi che è stato fissato con un contratto del 2015, oggi avrebbe teoricamente diritto a una riduzione di 132 franchi al mese. Decisamente un gran bel risparmio! 

Entro 30 giorni il locatore è tenuto a rispondere. Potrebbe però rifiutarsi di ridurre la pigione, ad esempio a seguito del rincaro o dell’aumento dei costi di gestione. In questo caso è bene attivarsi subito per valutare la possibilità di contestare questo rifiuto. La cosa migliore da fare è rivolgersi all’Associazione inquilini per verificare la validità della risposta e per poi eventualmente opporvisi. 

È bene specificare che il proprietario di casa non ha il diritto di darvi la disdetta a seguito della vostra richiesta di riduzione della pigione.

Dal 2009 a oggi, il tasso ipotecario di riferimento è passato dal 3.5% al 1.25%. Vuol dire una potenziale riduzione delle pigioni pari a circa il 21.2% in meno.

Nello stesso arco di tempo, l’indice degli affitti in Ticino è aumentato del 4.3% (in Svizzera del 14.5%!). A Lugano le pigioni sono aumentate del 2.4% rispetto al mese di luglio del 2019. Questa tendenza al rialzo avviene malgrado l’importante offerta dell’odierno mercato immobiliare alimentata dal basso costo del denaro. L’importante riduzione dei tassi di interesse offerti dal mercato finanziario non ha avuto come conseguenza l’adeguata diminuzione degli affitti.

Tocca alle inquiline e agli inquilini muoversi per rivendicare i propri diritti contro la speculazione dominante. Noi siamo qui per sostenervi, chiamateci!

 

* Articolo apparso sulla rivista Area - Quindicinale di critica sociale e del lavoro del 13 marzo 2020

Continuiamo a difendere il diritto di locazione!*

Purtroppo, lo scorso 9 febbraio il popolo svizzero ha bocciato la nostra iniziativa popolare «Più abitazioni a prezzi accessibili». In Ticino i favorevoli sono stati il 44.6% e i contrari il 55%. La partecipazione al voto è stata abbastanza bassa, meno del 40% degli aventi diritto di voto si sono recati alle urne.

Nel corso del dibattito che ha preceduto la votazione, anche i nostri avversari hanno riconosciuto che il problema dell’alloggio è reale e va risolto. Ciò nonostante, hanno messo in atto una campagna aggressiva e capillare contro l’iniziativa. Hanno generato paure ingiustificate e qualche volta hanno anche sfiorato la menzogna.

Pur non avendo vinto, siamo soddisfatti perché abbiamo riportato il tema dell’alloggio al centro del dibattito politico e sociale. Trovare un’abitazione dignitosa a un prezzo accessibile resta un problema per molte inquiline e molti inquilini. Il mercato dell’alloggio mostra gravi storture. Aumentano le costruzioni, aumenta l’offerta ma le pigioni non scendono.

La speculazione, con la sua fame di guadagno è molta. Lo dimostra l’attività parlamentare a Berna, dove i sostenitori degli ambienti immobiliari, accompagnati dalle proprie lobby, stanno conducendo un massiccio attacco contro il diritto di locazione. Ad esempio, il consigliere nazionale Olivier Feller, segretario generale dell’Associazione romanda dei proprietari immobiliari è autore di un atto parlamentare che di fatto intende annullare il principio di “pigione abusiva”. Oggi è considerata abusiva una pigione che, tenuto conto di parametri ben precisi, genera un rendimento superiore allo 0,5% del tasso ipotecario di riferimento. Il consiglio nazionale vuole portare questo rendimento fino al 2% superiore al tasso di riferimento.

Oltre a questa, segnaliamo altre due iniziative parlamentari a Berna che intendono indebolire, ma di fatto annullare, la possibilità di contestare le pigioni abusive: una dell’ex consigliere nazionale Hans Egloff, presidente dell’Associazione svizzera dei proprietari fondiari e l’altra del consigliere nazionale Philippe Nantermod, presidente dell’Unione svizzera dei professionisti immobiliari.

Ma noi non resteremo immobili. Ci opporremo ad ogni peggioramento dei diritti delle inquiline e degli inquilini!

 

* Editoriale del numero di marzo della rivista Inquilini Uniti

In ricordo di un grande uomo: Bill Arigoni

La sera dell’11 febbraio 2010 ero occupato in una riunione a Massagno, quando a uno dei partecipanti squillò il telefono. Il suo volto si fece subito cupo e incredulo. “Bill è stato investito, è molto grave” riuscì a dirci a stento. Tutti restammo senza parole. Subito capimmo che Bill non ce l’avrebbe fatta, ma nessuno fu in grado di rendersi conto che quella sarebbe stata la dura realtà.

Quella sera, Giuseppe “Bill” Arigoni incontrò il suo tragico destino proprio attraversando la strada di cui da sempre ne denunciava la pericolosità. Quella strada è ancora lì, pericolosa e trafficata come lo era 10 anni fa, forse anche di più. Bill non c’è più, morì poche ore dopo l’incidente. Di lui ci resta il ricordo della sua barba bianca, del suo sguardo genuino e sincero. Ci restano i ricordi delle sue lotte: per il lavoro, per l’ambiente, per gli inquilini, per i più deboli.

Io non ho mai conosciuto Bill. Sapevo chi fosse, mi capitava di incontrarlo, ma non ho mai avuto la fortuna di confrontarmi con lui. Ricordo che ogni tanto lo vedevo la domenica mattina, assieme a sua moglie Elena, che prendeva il caffè in riva al fiume Tresa. Io passavo di lì con mio figlio ancora bambino mentre lo accompagnavo a comprare i fumetti da leggere. Accennavo un saluto e lui con un po’ di sorpresa, ma sempre con cordialità, ricambiava.

A distanza di 10 anni mi ritrovo sulle spalle una responsabilità che un tempo fu sua. Bill è stato presidente dell’Associazione Svizzera degli Inquilini (ASI) dal 2001 fino al giorno della sua tragica scomparsa. Dopo esser stato ingiustamente licenziato dalla fabbrica in cui lavorava, e grazie anche al fatto che sua moglie Elena già allora era una delle consulenti della nostra associazione, Bill si avvicinò all’ASI. Dapprima ne divenne consulente e in seguito fu, appunto, chiamato alla presidenza.

Sulla pagina internet www.billarigoni.ch, curata dalla famiglia, si trovano – tra le altre – molte testimonianze del suo impegno sociale e politico in favore delle inquiline e degli inquilini. Molti dei temi affrontati da Bill sono di attualità ancora oggi. L’eredità che ci ha lasciato è grande. Altrettanto lo è la responsabilità. In confronto a lui, io non posso che sentirmi piccolo. Ogni volta che agisco per conto dell’ASI, accanto a me sento la presenza di Bill che controlla se faccio bene il mio mestiere.

Tutta l’ASI deve molto al lavoro svolto da Bill, e tutta l’ASI lo porta nel cuore. Ciao Bill, resti per noi l’esempio da seguire quotidianamente. A Elena, Alessio, Alejandro e alla famiglia tutta vanno i nostri abbracci.

Abitazioni a prezzi accessibili, questione di volontà

Restano pochi giorni per sostenere l’iniziativa popolare “Più abitazioni a prezzi accessibili”. Fino alle 12.00 di domenica 9 febbraio avete la possibilità di votare per corrispondenza imbucando la vostra busta direttamente nella buca delle lettere della cancelleria del vostro comune di domicilio, oppure potete recarvi al seggio.

Questa iniziativa riveste una grande importanza per la maggior parte di noi. Siamo in molti a dover pagare un affitto troppo alto per la nostra abitazione. Per questo motivo l’Associazione Svizzera degli Inquilini chiede che ogni 100 nuovi alloggi immessi sul mercato immobiliare svizzero, 10 di essi abbiano una pigione accessibile anche alle fasce più deboli della popolazione.

Alcuni politici e certa stampa, probabilmente sostenuti da qualche grossa lobby immobiliare, hanno sostenuto una campagna molto aggressiva contro questa iniziativa. Tramite i loro opuscoli e le loro prese di posizione, questi personaggi non hanno mancato di generare paura e confusione con notizie talvolta palesemente false e generalmente fuorvianti.

Se l’iniziativa “Per più abitazioni a prezzi accessibili” dovesse passare lo scoglio della doppia maggioranza dei cantoni e del popolo, e mi auguro che ciò avvenga, la Svizzera non perderebbe di certo la sua storia e suoi valori liberali, l’economia privata continuerebbe a fare i suoi affari senza troppi problemi. Il 10% di abitazioni realizzate da cooperative e/o da enti di utilità pubblica non mette in pericolo la libertà economica del singolo cittadino. Inoltre, forse, è bene specificare che per far parte di una cooperativa di abitazione occorre comunque mettere a disposizione un capitale proprio da investire e che gli enti di pubblica utilità possono anche essere delle società anonime, l’importante è che non siano a scopo di lucro.

Non è nemmeno vero che se l’iniziativa dovesse passare, la sua attuazione costerebbe alla confederazione 120 milioni di franchi. Questa è sì la cifra che si ipotizza essere necessaria per raggiungere l’obiettivo del 10% di nuove abitazioni a pigione moderata, ma si tratta di soldi che la Confederazione dovrebbe concedere in prestito, come in parte fa già oggi, e che poi verrebbero restituiti con gli interessi. Quindi alla fine lo Stato ci guadagnerebbe! Ciò è stato riconosciuto anche dal consigliere nazionale PPD Martin Candinas, durante il programma Arena della SRF, quando ha dichiarato: "Dove sono d'accordo con i sostenitori dell'iniziativa, è che i costi di quest'ultima sono prestiti che sono sempre stati rimborsati alla Confederazione negli ultimi anni".

L’iniziativa è semplice e realizzabile, si tratta solo di avere la volontà di applicarla. E in Svizzera, la volontà popolare ha ancora un valore importante. Per questo vi esorto a farla valere attraverso il voto, con un bel Sì all’iniziativa “Più abitazioni a prezzi accessibili”.

«Più abitazioni a prezzi accessibili», nell’interesse della collettività

«Più abitazioni a prezzi accessibili» è un’iniziativa popolare federale e costituzionale. Vuol dire che chiede di introdurre nella Carta fondamentale del nostro Paese dei principi. Sarà poi compito del parlamento federale realizzare una legge di applicazione. I tre punti costituzionali che sono alla base dell’iniziativa lanciata nel 2015 dall’Associazione Svizzera degli inquilini e sostenuta da una grande alleanza di associazioni e partiti, sono questi:

- la realizzazione di almeno il 10 per cento di abitazioni a prezzi accessibili tra le nuove edificazioni (promosse da cooperative o da altri enti di utilità pubblica);

- l’istituzione di un diritto di prelazione per l'acquisto a condizioni eque di terreni idonei da parte di cantoni e comuni;

- il sovvenzionamento di risanamenti energetici a condizione che questi non comportino la perdita di abitazioni a pigione moderata.

Trovare un abitazione non è facile. Spesso comodità e costo non vanno d’accordo. Solitamente gli appartamenti più abbordabili si trovano in zone discoste rispetto ai luoghi di lavoro. Nei centri è praticamente impossibile trovare un alloggio a pigione moderata.

I piccoli proprietari stanno sparendo sotto la pressione dei grossi investitori che comprano tutto ciò che capita loro di avere sotto mano per poi realizzare anonimi e ingombranti complessi immobiliari che affittano a prezzi troppo alti. Nella maggior parte dei casi, possiamo certamente parlare di pigioni abusive, cioè che per i proprietari generano un guadagno eccessivo rispetto al reale costo sostenuto per l’investimento.

Gli enti di utilità pubblica e le cooperative di abitazione, invece, perseguono obiettivi completamente diversi, più vicini ai bisogni reali della popolazione. Nel loro caso, le pigioni richieste sono in media del 20% inferiori a quelle che si trovano sul mercato libero, vuol dire che su 12 mesi, 2 sono gratis. Un bel risparmio! Ciò è possibile perché le pigioni pagate corrispondono unicamente ai costi vivi, di ammortamento e di accantonamento necessari per la realizzazione la conservazione dell’immobile. Nessuno guadagna sulle spalle delle inquiline e degli inquilini.

Se grazie alla nostra iniziativa riuscissimo ad aumentare il numero di appartamenti a pigione moderata, allora riusciremmo a fare pressione anche sulle grandi società immobiliari obbligandole a ridurre i loro affitti. Per questo motivo è necessario l’impegno di tutte e tutti per far passare questa proposta seria e ponderata che andrebbe a beneficio dell’intera collettività. Per questo motivo il prossimo 9 febbraio bisogna votare Sì all’iniziativa «Più abitazioni a prezzi accessibili».

A disposizione del Partito, ma non per la presidenza

Avrei preferito che Igor Righini avesse continuato a presiedere il nostro Partito per altri 4 anni, ma le motivazioni che lo hanno portato a rinunciare sono pienamente condivisibili. Igor ha fatto un importante lavoro. Grazie al suo carattere mite ma deciso il Partito è stato capace di superare momenti molto critici, si pensi al forte dibattito sulla riforma “fisco-sociale”, ma anche alle elezioni cantonali e federali. Quindi, ci tengo a ringraziarlo infinitamente per tutto ciò che ha fatto.

Quando Igor ha preso le redini del PS, lo stato di salute del Partito era molto critico. Oggi non sta molto meglio, ma il risultato delle elezioni federali è un ottimo punto per ripartire con vigore e per riportare il PS ad essere protagonista del dibattito politico. Bisogna però riconoscere che in questo momento l'egemonia culturale è patrimonio degli amici Verdi. Benché questo sia certamente un bene per il Paese e per noi tutti, compito del PS sarà quello di non farsi emarginare, riuscendo a conservare una posizione da protagonista all'interno dell'area progressista.

Il futuro del Partito Socialista mi preoccupa incessantemente. Sono molto affezionato al mio Partito e vorrei vederlo tornare ed essere una grande forza aggregante, capace di conquistare la fiducia delle cittadine e dei cittadini del nostro Cantone. Ritengo di essere una persona responsabile e attenta al bene del Paese e del Partito, per questo motivo resto a disposizione dello stesso, ma non intendo candidarmi alla sua presidenza.

Non lo faccio per gli stessi motivi che hanno portato Igor a rinunciare alla carica: non avrei sufficiente tempo da dedicare al ruolo. Ho un lavoro e ho una famiglia ai quali devo dedicare del tempo. Ma ho anche un'importante carica che richiede molto impegno e molta cura. La presidenza dell'Associazione degli inquilini è un ruolo che mi dà grande soddisfazione in un ambito politico e sociale che mi sta particolarmente a cuore. Le due presidenze sarebbero incompatibili, sarebbe quindi sbagliato candidarsi a quella del PS “sperando” di non essere eletti.

Rinuncio anche perché credo che Laura e Fabrizio, se non abbandonati a loro stessi, possano fare un buon lavoro. Una mia eventuale candidatura, proprio per le affinità politiche che ci accomunano, rischierebbe di

indebolire la loro posizione. A loro, auguro di avere successo. Facciano del bene al Partito e al Paese, ma soprattutto facciano del bene a loro stessi.

Allo stesso tempo credo che sia importante renderli attenti rispetto al futuro che li aspetta. Siano sicuri delle loro capacità, ma restino modesti e consci dei limiti che ogni uomo e ogni donna ha. Tengano lo sguardo alto e rivolto al futuro, ma non si facciano bruciare dalla troppa ambizione. Siano capaci di farsi accompagnare e sostenere, ma non siano i burattini di nessuno. Sappiano ascoltare il Paese e le molte voci del Partito, ma sappiano tenere salda la rotta del sogno socialista, della giustizia sociale, della redistribuzione della ricchezza, del riscatto sociale, della lotta contro ogni tipo di sfruttamento.

Auguri ragazzi, auguri compagni. Viva il socialismo! 

Non è sempre facile, ma c’è ancora molto da fare!

Tra pochi mesi si concluderà la mia seconda legislatura in municipio e se vorrete, sarò contento di farne una terza. Sul nostro ultimo bollettino vi avevo presentato alcuni progetti portati a termine in questi anni, ora è il momento per me di stilare un piccolo bilancio, purtroppo emotivamente non completamente positivo.

Rappresentare la Sinistra in un comune a forte maggioranza conservatrice, non è cosa facile. Il sistema collegiale e proporzionale, dovrebbe obbligare i rappresentanti dei vari partiti a cercare soluzioni di compromesso e condivise. Ma purtroppo capita spesso che qualcuno confonda il compromesso e la condivisione con una servile obbedienza. Se poi ti permetti di far notare il tuo dissenso o fai una proposta diversa, sei subito accusato di essere un disfattista che non ama il proprio comune. La pressione psicologica è forte, ma bisogna resistere.

Massagno è un comune di piccole dimensioni, che se visto dall’alto si confonde con una città fortemente urbanizzata. Un po’ più a Nord inizia il verde. Noi siamo in mezzo, apparentemente senza identità, con il rischio di diventare un quartiere dormitorio. La città è il luogo dove i nostri giovani vanno per incontrare i propri amici, dove andiamo a fare i nostri acquisti, dove andiamo a fruire dell’offerta culturale ecc. Se invece vogliamo respirare un po’ di aria fresca e godere della natura, allora ci tocca oltrepassare la periferia cittadina.

Non saranno progetti “epocali” come la copertura della Trincea ferroviaria o il nuovo palazzetto del basket che permetteranno a Massagno di conservare la propria identità. Solo un Comune propositivo, capace di essere vicino alla cittadinanza senza volerla addomesticare, senza manie di grandezza, capace di offrire luoghi di incontro liberi da palazzi anonimi e condizionamenti socio-politici potrà continuare a far sentire le massagnesi e i massagnesi a casa loro. Servono percorsi per pedoni e ciclisti che colleghino gli spazi verdi in maniera sicura; locali per i giovani, dove possano dare libera espressione alla propria personalità, per esempio presso l’attuale magazzino AEM dove si potrebbe creare anche un modesto centro culturale e una casa delle associazioni; serve un impegno concreto nella realizzazione di alloggi con pigioni accessibili anche alle famiglie meno abbienti.

C’è ancora molto da fare e io vorrei poter continuare a dare il mio contributo.

Per il bene comune, «Più abitazioni a prezzi accessibili»

Il prossimo 9 febbraio saremo chiamati alle urne per votare l’iniziativa federale «Più abitazioni a prezzi accessibili». Lanciata nel 2015 dall’Associazione Svizzera degli inquilini e sostenuta da una grande alleanza di associazioni e partiti, la nostra iniziativa si fonda su tre punti:

- la realizzazione di almeno il 10 per cento di abitazioni a prezzi accessibili tra le nuove edificazioni (promosse da cooperative o da altri enti di utilità pubblica);

- l’istituzione di un diritto di prelazione per l'acquisto a condizioni eque di terreni idonei da parte di cantoni e comuni;

- il sovvenzionamento di risanamenti energetici a condizione che questi non comportino la perdita di abitazioni a pigione moderata.

Si tratta di una proposta equa e ponderata che va in favore dei ceti medio e basso senza andare a pesare sulla collettività. Infatti, malgrado la confusione che i nostri oppositori stanno diffondendo, non saranno comuni o cantoni a dover investire nella costruzione degli alloggi ma enti di pubblica utilità, appunto. Questi possono essere Fondazioni o anche Società Anonime, l’importante è che siano senza scopo di lucro, che è proprio ciò che consente di mantenere le pigioni il 20% circa meno care rispetto a quelle offerte dal mercato libero: nessun guadagno smisurato, nessuna speculazione sulle spalle delle inquiline e degli inquilini! 

Il compito di comuni e cantoni, sarà quello di mettere a disposizioni i terreni per l’edificazione di alloggi a pigione moderata. Potranno farlo attraverso l’istituzione di un diritto di superficie vincolato a questo scopo. Vuol dire che l’ente pubblico (comune o cantone) mette a disposizione il terreno in cambio di un canone d’affitto, e il promotore immobiliare (l’ente di pubblica utilità) costruisce l’edificio a sue spese. Il rapporto tra ente pubblico e ente di pubblica utilità, che sono due cose completamente diverse, dovrà essere regolato da un contratto tramite il quale saranno stabilite le condizioni del diritto di superficie: il costo dell’affitto del fondo, la durata del contratto (compresa tra i 30 e i 99 anni), i termini di disdetta e le condizioni da applicare al termine del contratto stesso. Quindi l’ente pubblico, comune o cantone che sia, resta proprietario del terreno, e inoltre incassa l’affitto per il diritto di superficie.

Per quanto riguarda i sussidi per i risanamenti energetici, non si tratta di aggiungerne di nuovi rispetto a quelli già esistenti. Si vuole semplicemente introdurre la condizione che se il proprietario di un’abitazione riceve un contributo pubblico per lavori legati al risanamento energetico, queste spese non devono essere un motivo per aumentare la pigione.

Oggi, in Svizzera, gli alloggi di pubblica utilità rappresentano circa il 5% di tutto il parco immobiliare di nuova costruzione, noi chiediamo di arrivare al 10% a livello nazionale. Non è un obiettivo estremo, ma sarà sufficiente per ottenere un effetto calmiere su tutte le locazioni. Maggiore sarà l’offerta di alloggi di pubblica utilità, maggiore sarà la possibilità che il mercato si adegui portando a una diminuzione generale delle pigioni.

Per il bene comune, votiamo Sì all’iniziativa federale «Più abitazioni a prezzi accessibili»! 

SÌ a più abitazioni accessibili. Stop agli speculatori!*

In Ticino gli affitti continuano ad aumentare. Molte famiglie, i giovani in cerca di indipendenza, i pensionati e molti altri fanno fatica a trovare una buona abitazione con una pigione sopportabile. I profitti di pochi pesano sulle spalle di molti. Nel 2015, L'Associazione Svizzera degli Inqulini ha lanciato l'iniziativa federale denominata “Più abitazioni a prezzi accessibili”, successivamente depositata il 18 ottobre 2016 con 105’000 firme valide, il prossimo 9 febbraio saremo chiamati finalmente a esprimerci attraverso il voto popolare. In Ticino l’iniziativa è sostenuta anche da: Partito Socialista, Gioventù Socialista, I Verdi del Ticino, Partito Comunista, OCST, UNIA, Unione Sindacale Svizzera, VPOD, SEV e da alcuni deputati PPD. 

Oggi il mercato immobiliare presenta un atteggiamento decisamente egoistico e avido nei confronti delle inquiline e degli inquilini. Malgrado il grande fervore edilizio, le pigioni non scendono. Anzi, in Svizzera, dal 2005 a oggi sono aumentate del 19%. Uno studio diffuso nei giorni scorsi (Swiss Real Estate Offer Index calcolato da ImmoScout24 con la società di consulenza IAZI) rileva che nel 2019 in Ticino gli affitti sono aumentati dell’1,9% rispetto all’anno precedente. Ora abbiamo la possibilità di cambiare questa tendenza e compiere un importante passo avanti in favore delle inquiline e degli inquilini.

L’iniziativa “Più abitazioni a prezzi accessibili” chiede di modificare la costituzione federale in modo tale da promuove l’offerta di alloggi a pigione moderata attraverso l’attività immobiliare di enti e organizzazioni dediti alla costruzione di abitazioni a scopi di utilità pubblica affinché a livello nazionale almeno il 10 per cento degli alloggi di nuova costruzione sia di proprietà di tali enti. Per raggiungere questo obiettivo, si chiede che i Cantoni e i Comuni possano introdurre a loro favore un diritto di prelazione sui fondi idonei, in particolare su quelli appartenenti alla Confederazione o ad aziende a essa vicine. Non avendo carattere speculativo, le cooperative di abitazione e gli enti di pubblica utilità sono in grado di offrire delle soluzioni abitative con pigioni più contenute, circa il 20% in meno rispetto a quelle offerte dal mercato libero. L’ASI è convinta che l’aumento di questo tipo di appartamenti possa avere anche un generale effetto di calmiere sull’intero mercato immobiliare.

Oltre a ciò, l'iniziativa chiede anche che i risanementi energetici necessari per gli edifici più vetusti, non debbano essere un pretesto per aumentare le pigioni in maniera sconsiderata.

Per incrementare il numero di appartamenti a pigione moderata è necessario recarsi alle urne il prossimo 9 febbraio e votare un bel Sì!

P.S.: Tutti i dettagli sull’iniziativa sono reperibili sulla pagina internet: www.abitazioni-accessibili.ch

 

* articolo apparso su Area - quindicinale di critica sociale, del 17 gennaio 2020

Il 9 febbraio 2020 votiamo SÌ all’iniziativa «Più abitazioni a prezzi accessibili»!*

Questa edizione di Inquilini Uniti (IU) è interamente dedicata all’iniziativa popolare «Più abitazioni a prezzi accessibili» che saremo chiamati a votare il prossimo 9 febbraio.

La nostra associazione non si occupa solo di difendere e tutelare le inquiline e gli inquilini nei singoli casi di lite che ci vengono sottoposti. Il nostro ruolo è anche quello di adoperarci affinché la legislazione sull’alloggio sia per noi il più favorevole possibile, sia a livello federale che cantonale e comunale. Per questa ragione è importante fare anche delle proposte politiche.

L’iniziativa federale «Più abitazioni a prezzi accessibili» è stata lanciata nel 2015 dall’Associazione Svizzera Inquilini (ASI) con il sostegno della Federazione delle cooperative d’abitazione (WBG), dell’Unione sindacale svizzera (USS), del Partito Socialista e dei Verdi; è poi stata depositata il 18 ottobre 2016, sei mesi prima della scadenza del termine di raccolta, con 105’000 firme valide. Un buon successo, direi.

La nostra iniziativa chiede di modificare la costituzione federale in modo tale da promuove l’offerta di abitazioni a pigione moderata attraverso l’attività immobiliare di enti e organizzazioni dediti alla costruzione di abitazioni a scopi di utilità pubblica affinché a livello nazionale almeno il 10 per cento degli alloggi di nuova costruzione siano di proprietà di tali enti. Per raggiungere questo obiettivo, si chiede che i Cantoni e i Comuni possano introdurre a loro favore un diritto di prelazione sui fondi idonei, in particolare su quelli appartenenti alla Confederazione o ad aziende a essa vicine.

Non avendo carattere speculativo, le cooperative di abitazione e gli enti di pubblica utilità sono in grado di offrire delle abitazioni con pigioni più contenute. L’ASI è convinta che l’aumento di questo tipo di appartamenti possa avere anche un generale effetto di livellamento verso il basso delle pigioni offerte dal mercato tradizionale.

Sì tratta decisamente di una votazione importante per tutte le inquiline e tutti gli inquilini, per questo motivo vi invitiamo a leggere con attenzione questa edizione di IU e di votare in maniera convinta Sì all’iniziativa «Più abitazioni a prezzi accessibili».

 

* editoriale di gennaio 2020 di Inquilini Uniti, rivista dell'Ass. Svizzera degli Inquilini

«Più abitazioni a prezzi accessibili», una concreta possibilità

La prima voce di spesa per tutte le economie domestiche, che si tratti di famiglie più o meno numerose o persone sole, è quella legata all’alloggio. Si calcola che il costo della pigione della propria abitazione non dovrebbe superare un terzo del salario disponibile. Quindi, immaginiamo un reddito disponibile discreto, di 5’000.- franchi al mese, vorrebbe dire che la cifra messa a disposizione per la casa dovrebbe essere di circa 1’600.- fr mensili. Una persona sola, senza famigliari a carico, potrà probabilmente vivere con un certo agio; ma per una famiglia, composta da due genitori e due figli, potrebbe trattarsi di una cifra già troppo alta. Tenuto conto che in questo secondo caso possiamo facilmente immaginare un’ulteriore spesa fissa di circa 1’400.- fr per i premi mensili delle assicurazioni malattia per quattro persone, ci rendiamo conto che oltre la metà del salario è già svanito. Vi lascio immaginare quante altre spese correnti siamo chiamati ad affrontare con regolarità.

Non è impossibile trovare un appartamento per 1’600.- fr mensili, ma è una rarità e generalmente a questa somma bisogna aggiungere il costo delle spese accessorie (acconti e conguaglio) e quelle per un posto auto: i 2’000.- fr al mese si raggiungono in un attimo e sovente li si superano. Questi prezzi non sono sostenibili, non per la maggior parte della popolazione!

Il mercato, ormai, non offre più alloggi sussidiati. Quelli ancora disponibili, molto presto, perderanno l’ultimo sussidio disponibile e raggiungeranno il valore di mercato. Per far fronte all’esaurimento dei sussidi cantonali e federali, alcuni comuni stanno valutando l’introduzione di un aiuto mirato a livello comunale.

È giusto che l’ente pubblico intervenga in favore della popolazione meno abbiente, ma l’obiettivo da raggiungere è un altro: è la riduzione dei canoni d’affitto e questo può essere fatto solo introducendo sul mercato una buona quantità di alloggi a pigione moderata. Questo è l’obiettivo dell’iniziativa popolare che voteremo il prossimo 9 febbraio: «Più abitazioni a prezzi accessibili».

Promossa dall’Associazione Svizzera degli Inquilini (ASI), l’iniziativa intende promuove la costruzione di abitazioni di utilità pubblica sottraendo il mercato dell’alloggio all’ingordigia degli speculatori.

I due punti principali della nostra proposta indicano che la Confederazione, «in collaborazione con i Cantoni, persegue un aumento costante della percentuale d’abitazioni appartenenti a enti dediti alla costruzione d’abitazioni a scopi d’utilità pubblica rispetto al numero complessivo d’abitazioni» e che «per la promozione della costruzione d’abitazioni a scopi d’utilità pubblica autorizza i Cantoni e i Comuni a introdurre a loro favore un diritto di prelazione su fondi idonei», in particolare su quelli appartenenti alla Confederazione stessa.

Favorire gli enti di «utilità pubblica», vuol dire indirizzare il mercato immobiliare verso le cooperative di abitazione che dove sono storicamente presenti, si pensi a Zurigo, permettono di ridurre i costi abitativi perché completamente estranee alle logiche di quel mercato che vuole arricchirsi sulle spalle delle inquiline e degli inquilini. Vuole anche dire far capo a enti con partecipazione pubblica, l’esempio più noto nel nostro Cantone è l’Alloggi Ticino SA il cui scopo è «favorire, con l’acquisto di terreni, immobili e costruendo appartamenti, l’edilizia residenziale economica in Ticino e di ostacolare la speculazione nel mercato delle abitazioni».

Un Sì convinto, quindi, per «Più abitazioni a prezzi accessibili»!

Salario minimo: compromesso inaccettabile!

Con 20.-- fr all'ora non si possono vivere giorni sereni, con 19 si fa la fame. In nessuno dei due casi si può parlare di salario dignitoso!

Faccio politica da alcuni anni, abbastanza per aver imparato che spesso l'avversario politico, specialmente se si trova in una posizione di forza, non si accontenta di andare avanti per la sua strada, ma vuole portarti dalla sua parte con discussioni estenuanti. Certe volte, può capitare che esausti della discussione con la quale si vorrebbe trovare una giusta soluzione, ci si accordi su un compromesso che di fatto tale non è, anzi!

Ho molta stima dei compagni e degli amici che in Commissione della gestione si sono adoperati per dare finalmente concretezza all'iniziativa popolare che chiede l'introduzione di un salario minimo dignitoso e li ringrazio per il grande lavoro svolto.

Ma il mio affetto non va solo ai commissari del mio partito e a quello dei Verdi. Il mio affetto va a tutta la popolazione ticinese, alle lavoratrici e ai lavoratori che si aspettavano qualcosa di più, perché il compromesso raggiunto è insufficiente!

Chi conosce questo Cantone e il modo con cui si nega palesemente l'esistenza di un vero dramma fatto di sottoccupazione, dumping salariale, sostituzione della manodopera indigena, premi di cassa malati insostenibili, affitti elevati eccetera, sa che il meccanismo approvato per poter superare, dopo 4 anni, la soglia dei 20.-- fr/ora incontrerà tutte le resistenze immaginabili e che quindi non consentirà mai di raggiungere un salario dignitoso.

Quel rapporto non va bene e dovrà essere emendato. Non perché ce lo chiede l'MpS o perché lo chiede l'assemblea de I Verdi. Bisogna farlo perché ce lo chiedono le lavoratrici e i lavoratori. Bisogna farlo perché il Partito Socialista, il partito degli ultimi, degli sfruttati, della giustizia sociale non può accettare di scendere a compromessi su certi temi.

Spese accessorie, così si evitano brutte sorprese*

Si avvicina la fine dell'anno e con essa si avvicinano anche i conguagli per le spese accessorie. Se non si fa attenzione al momento in cui si firma il contratto di locazione, queste spese posso risultare essere una spiacevole sorpresa. Una buona cosa da fare, prima di tutto, è informarsi bene su quanto gli acconti pagati mensilmente generalmente coprono il totale delle spese accessorie. Acconti molto bassi possono sembrare attrattivi, ma lasciano facilmente immaginare dei conguagli importanti.

 La definizione delle spese accessorie è esplicitata all'art. 257a del Codice delle Obbligazioni: «Le spese accessorie sono la remunerazione dovuta per le prestazioni fornite dal locatore o da un terzo in relazione all'uso della cosa. Sono a carico del conduttore soltanto se specialmente pattuito». Quindi l'inquilino è tenuto a rimborsare quelle spese anticipate dal padrone di casa necessarie a garantire le giuste condizioni di utilizzo dell'appartamento o dei locali in affitto, ma solo se queste spese sono state precedentemente pattuite attraverso il contratto di locazione.

Spesso, però, capita che su questo tema si generi confusione e nascano malintesi, quindi è bene ricordare alcuni punti saldi:

· prima di firmare un contratto controllate esattamente cosa è compreso nella pigione netta e cosa è conteggiato in più come spesa accessoria.

 · chiedete se possibile di vedere il conteggio dell'anno precedente in modo da avere fin da subito un'idea chiara di cosa vi aspetta;

 · spesso un canone apparentemente basso comporta conteggi molto alti, perché tutti i costi sono calcolati separatamente, chiedete quindi di inglobare il maggior numero di spese possibili nel canone di base;

 · solo le spese connesse con l'uso della cosa locata possono essere considerate spese accessorie, esse devono avere un nesso con l'atto di usare normalmente l'ente; non sono connesse con l'uso in particolare le spese di riparazione degli impianti e eventuali costi di ammortamento;

 · solo i costi effettivi possono essere caricati agli inquilini, il locatore non può trarre un guadagno dalla loro fatturazione;

 · gli inquilini hanno diritto di visionare giustificativi e fatture, anche oltre il periodo di 30 giorni indicato talvolta dai locatori; il conteggio è una fattura qualsiasi e può essere contestato senza dover osservare termini particolari;

 · quando ricevete un conteggio controllate in particolare che tutti gli acconti versati siano stati considerati e dedotti, e che il piano di ripartizione tra gli appartamenti dello stabile rimanga il medesimo ogni anno.

 Se dopo un anno dall'inizio della locazione non ricevete nessun conguaglio, chiedetelo con insistenza. In questo modo eviterete di ritrovarvi a pagare in una sola volta i conguagli arretrati degli anni precedenti. Se avete dei dubbi sul calcolo finale e necessitate un aiuto per la verifica dei conguagli, potete rivolgervi ai nostri uffici. Saremo felici di aiutare le nostre socie e i nostri soci ad evitare spiacevoli sorprese.

 

* articolo apparso su Area - quindicinale di critica sociale, del 22 novembre 2019

Davvero le pigioni stanno diminuendo?*

Nelle scorse settimane i vari organi di informazione hanno dato un certo rilievo a una notizia, diffusa dal portale on-line homegate.ch, secondo la quale gli affitti in Ticino stanno diminuendo. Le statistiche, si sa, possono essere lette come meglio si crede; danno un’informazione «standard», ma spesso non tengono conto di altri fattori. Il grafico pubblicato da homegate.ch, mostra una curva del costo delle pigioni che da giugno 2016 tende effettivamente al ribasso. Ma il livello medio degli affitti raggiunto oggi resta sempre superiore del 3.4% rispetto al dato del gennaio 2009, questo vuol dire che negli ultimi 10 anni gli affitti sono aumentati! Ciò, malgrado che i tassi di interesse pagati dai proprietari di alloggi, siano parecchio diminuiti. Vuol dire che non tutti gli inquilini hanno potuto beneficiare di una riduzione delle pigioni.

Cosa non ci dice, però, questa statistica? Non ci dice se le famiglie ticinesi guadagnano abbastanza per pagare l’affitto. Non ci dice quanto guadagnano, sulle spalle delle inquiline e degli inquilini, gli immobiliaristi che costruiscono senza sosta pur sapendo che una parte dei loro appartamenti di standing medio-alto resterà vuota per diverso tempo.

Benché il mercato immobiliare inizi a offrire qualche buona occasione, la maggioranza delle nuove abitazioni resta ancora poco accessibile per un gran numero di persone, in particolare per le famiglie con un reddito unico. Molte delle nuove costruzioni sono pensate per clienti giovani, senza figli e quindi senza grandi impegni economici sulle spalle. Nessuna attenzione, invece, per le fasce più deboli.

Disoccupazione, sotto-occupazione, assistenza sono situazioni vissute da un grande numero di persone. Chi ha la fortuna di avere un lavoro, sa bene che il rincaro dello stipendio non è più una costante, anzi nella maggior parte dei casi non è più corrisposto da molti anni. Il costo della salute continua ad aumentare, ogni anno i premi delle assicurazioni malattie aumentano in maniera sconsiderata, in 20 anni sono aumentati del 150% circa. Tutti questi fattori contribuiscono a ridurre il nostro potere d’acquisto. Il peso economico delle pigioni è ancora troppo alto.

Sarebbe ora che promotori immobiliari e amministrazioni pubbliche rivolgano maggiore attenzione verso chi non può permettersi di spendere 2000 fr. al mese di affitto. Gli immobiliaristi dovrebbero offrire un maggior numero di alloggi a pigione moderata. E se loro insistono a non volerlo fare, allora dovrebbero essere i Comuni e il Cantone, attraverso norme pianificatorie o attraverso investimenti diretti a fare in modo che il mercato immobiliare sia maggiormente rivolto alle famiglie e alle persone meno abbienti. Questo è ciò che la nostra iniziativa popolare “Pigioni accessibili per tutti” chiede e che presto andremo a votare.

 

* editoriale di settembre 2019 di Inquilini Uniti, rivista dell'Ass. Svizzera degli Inquilini

Abolizione del valore locativo, saranno gli inquilini a pagare? *

Nelle scorse settimane, a nome dei proprietari fondiari del Canton Ticino, Marco Chiesa ha sostenuto – in maniera anche un po' populista – la necessità di abolire il valore locativo, argomento di discussione al Consiglio degli Stati. Noi inquilini, invece, non possiamo che essere contrari per almeno due motivi.

Prima di tutto, a differenza di quanto dice Chiesa, il valore locativo non è un reddito fittizio. Ciò è stato confermato anche dal Tribunale Federale, secondo il quale l’uso abitativo di un immobile di cui si è direttamente proprietari genera un reddito in natura, reddito che viene poi definito attraverso il valore locativo e quindi tassato di conseguenza.

In secondo luogo, l'abolizione del valore locativo porterebbe a un’importante riduzione delle entrate fiscali, sia federali che cantonali che comunali. Generalmente, minori entrate fiscali vogliono dire minori servizi e prestazioni in favore dello strato più debole della società, strato generalmente costituito da inquiline e inquilini il cui reddito è in media del 60% inferiore rispetto a quello dei proprietari dell’abitazione in cui vivono. Inoltre è ben intuibile che un eventuale vantaggio fiscale generato dall’abolizione del valore locativo risulterebbe essere proporzionale al valore dell’alloggio, quindi misero per quella classe media che Chiesa vuole farci credere di difendere e massimo per i più ricchi.

L’attuale legislazione, prevede per i proprietari l'imposizione del valore locativo, ma anche tutta una serie di deduzioni, per esempio gli interessi pagati per l'ipoteca, le spese di manutenzione e di gestione dell'immobile. Queste deduzioni rendono quasi nullo l’impatto che il valore locativo ha sulle imposte pagate. Parte dei proprietari vorrebbero continuare a beneficiare di alcune di queste deduzioni, ma qui si pone un problema. Mantenerle, vuol dire introdurre di fatto uno sgravio fiscale per la fascia di popolazione più ricca. Abolirle, invece, vuol dire mettere a rischio la buona conservazione delle abitazioni, ma soprattutto la svolta energetica avviata dalla Confederazione. Siamo di fronte a una sorta di impasse.

L’attuale sistema fiscale può non piacere a tutti, ma funziona. Garantisce le giuste entrate fiscali all’ente pubblico, è già attrattivo per chi vuole e può accedere alla proprietà della propria abitazione e incentiva il rinnovamento degli stabili abitativi.

Chi abita in una casa di proprietà rappresenta il 38% della popolazione. Abolire il valore locativo sarebbe un vantaggio per pochi pagato sulle spalle di molti.

 

* articolo apparso su Area - quindicinale di critica sociale, del 30 agosto 2019

Per un'Associazione forte e incisiva *

* editoriale di giugno 2019 di Inquilini Uniti, rivista dell'Ass. Svizzera degli Inquilini

 

Come avete potuto leggere sull'ultimo numero di Inquilini Uniti, dopo nove anni Elena Fiscalini ha deciso di lasciare la presidenza della nostra Associazione. Lo scorso 26 marzo l’assemblea generale dell’ASI ha scelto di affidare a me il ruolo di presidente. È una carica che assumo con piacere, ma anche con grande timore. Il timore è grande perché coloro che mi hanno preceduto, e oltre a Elena penso ovviamente anche all'indimenticabile Bill Arigoni, sono state persone che hanno dedicato molti anni della loro vita alla lotta in difesa delle inquiline e degli inquilini. E lo hanno fatto con grande capacità e con forte determinazione. Il mio primo compito sarà dunque quello di onorare il lavoro fin qui fatto.

Oltre alla rinnovata presidenza, nuove persone sono entrate a far parte del comitato, mentre qualcuno ha deciso di ritirarsi. Purtroppo, c'è anche chi ci ha lasciati anzitempo. Dopo una vita dedicata alla difesa dei più deboli, dopo molti anni di presenza nel nostro comitato, Claudio Bernasconi è inaspettatamente deceduto lo scorso mese di aprile. Un pensiero di affetto, da parte di tutti noi, giunga al fratello Sergio, già nostro revisore dei conti.

Oggi l'ASI raccoglie circa 6'300 soci e impiega 14 persone (tutte occupate a tempo parziale). Nel 2018 le nostre consulenti hanno trattato 952 incarti, hanno partecipato a 162 udienze presso gli Uffici di conciliazione in materia di locazione e a 47 in Pretura. Sempre nel 2018, il servizio telefonico di Infoalloggio è stato contattato da 2'388 persone. Un'attività intensa, portata avanti con professionalità e responsabilità.

Un ambito importante della nostra azione è legato alla collaborazione con l'ente pubblico, ed è in questo contesto che si inserisce una nuova collaborazione con l'Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (USSI) volta all'ottenimento della riduzione degli affitti abitati da persone e famiglie al beneficio degli aiuti sociali. Un risparmio che andrebbe non solo a beneficio degli inquilini direttamente interessati, ma di tutta la comunità.

Le finanze non stanno tanto male, ma sono sempre un po' precarie. Una maggiore sicurezza economica ci permetterebbe di consolidare la nostra attività. Per questo motivo, sarà importante rinforzare il numero delle associate e degli associati, attraverso delle campagne mirate che spaziano da una maggiore informazione pubblica relativa alla nostra attività, fino al passa parola di cui ogni socio può essere protagonista: l'associazione siamo tutte e tutti noi!

Per la solidarietà tra i lavoratori

“Giù le mani” è un urlo di lotta. Il motto è nato, o per lo meno ha raggiunto grande e contemporanea notorietà, in occasione dello sciopero delle Officine, nel 2008. Sciopero nato dalla determinazione di alcune centinaia di lavoratori decisi a difendere il proprio posto di lavoro. Ma in ballo non c'era solo l'interesse personale del singolo lavoratore, c'era qualcosa di più. C'era la volontà di difendere una tradizione industriale ultracentenaria.

Si trattava di difendere un luogo di competenze e formazione, in parte legato a lavori di altri tempi, quei lavori che ancora si fanno con le mani e non seduti a una scrivania pigiando bottoni collegati a un mondo virtuale e non sempre tangibile. Ma anche un luogo di lavoro che nel corso della sua lunga storia è stato capace di non finire su un binario morto (come qualcuno vorrebbe invece farci credere) ma che è rimasto al passo con i tempi moderni e di oggi, tecnologicamente aggiornato.

Si trattava anche di difendere i posti di lavoro in Ticino, in generale. Se un'azienda in qualche modo ancora legata alla Confederazione, che per sua natura dovrebbe offrire posti di lavoro sicuri e ben retribuiti, si permette di voltar le spalle al nostro Cantone, per quale motivo altre aziende dovrebbero mostrare un minimo di attenzione per le nostre terre, per le nostre lavoratrici e per i nostri lavoratori?

Ciò è dimostrato anche dalla grande mobilitazione che ha visto migliaia di persone, cittadine e cittadini di tutto il Paese, scendere in strada o andare in pittureria per portare la propria solidarietà agli operai delle Officine.

Ed è questo che bisogna fare oggi, urlare forte e in maniera chiara che questo angolo di Svizzera non vale meno di nessun alto cantone. Con l'iniziativa “Giù le mani dalle Officine” si chiede questo. Si chiede che il Cantone e le FFS si impegnino non solo a realizzare le nuove officine di Castione, ma cerchino il modo di realizzare qualcosa di più che permetta di mantenere vive le competenze fin qui acquisite e di aumentarle ulteriormente.

Non si tratta di difendere i singoli impieghi, ma di difendere il lavoro nel senso più ampio del termine: posto fisso e qualificato, giusta retribuzione, aggiornamento professionale continuo eccetera. Per questo motivo è una votazione che riguarda tutte e tutti noi. Difendiamo le Officine per difendere il nostro posto di lavoro.

Una volta, almeno a Sinistra, era normale e naturale difendere in maniera solidale i posti di lavoro ed era normale chiedere l'impegno dello Stato per la garanzia dei posti di lavoro. Oggi, invece, c'è chi queste cose le mette in dubbio e lo fa, apparentemente, proprio da sinistra. Ecco, questa è proprio una cosa triste!

Va bene Castione, ma con i suoi soli 200-230 posti di lavoro non è abbastanza. Ne vogliamo almeno altri 200 in più. Per questo motivo, votiamo Sì all'iniziativa “Giù le mani dalle Officine”!

Piano cantonale dell'alloggio, finora solo un esercizio alibi

Beltraminelli l’aveva promesso entro la fine della scorsa legislatura, ma le loro tracce, quelle del ex consigliere di Stato e quelle del Piano dell’alloggio (Pca), sono svanite nel nulla. Il primo per volontà popolare, il secondo – crediamo – per volontà del primo.

 La storia del Pca inizia nel 2009, sotto la spinta di una petizione dell’Associazione Svizzera degli Inquilini e di una mozione parlamentare. Due atti che chiedevano al Consiglio di Stato di impegnarsi maggiormente nella promozione degli alloggi a pigione moderata. Un primo rapporto è stato presentato nel 2012, mentre la versione definitiva è stata messa in consultazione nel 2015. Da allora non è più successo nulla!

Tra le misure proposte per fare in modo che l’offerta di pigioni moderate possa aumentare, il Pcs propone in particolare la costituzione di un fondo di circa 8 milioni da spendere in 10 anni a sostegno delle attività edilizie di Organizzazioni di utilità pubblica e Cooperative di abitazione. Viene anche ricordata e sottolineata l’importanza dell’ente comunale, che attraverso la pianificazione del territorio può imporre la realizzazione di alloggi accessibili premiando i promotori con delle concessioni edilizie maggiori all’usuale in modo da compensare eventuali minori introiti finanziari. Inoltre, l’Ente pubblico è invitato a valorizzare i propri terreni e ad acquistarne di nuovi, destinandoli all’edificazione di questo tipo di alloggi attraverso la concessione in diritto di superficie. Un ultimo punto che merita di essere segnalato è relativo alla creazione di un Centro cantonale di competenza da affidare alla Supsi con il compito di monitorare il mercato dell’alloggio allo scopo di proporre le misure necessarie affinché le nuove costruzioni vadano a soddisfare i reali bisogni del Cantone.

L’impressione è che il Pca sia stato un esercizio alibi, un modo per dire, o almeno far credere, di aver fatto qualcosa in favore di abitazioni dignitose con prezzi accessibili. Questa impressione è confermata dal rapporto che il Consiglio di Stato ha licenziato tre giorni prima delle elezioni. Di fatto, fantasticando riguardo a un «mercato dell’alloggio che nel frattempo ha conosciuto mutamenti di rilievo» – in peggio, aggiungiamo noi – il CdS cestina tutto il lavoro fatto e l’unica misura che intende mettere in atto è la realizzazione del Centro di competenza.

Al neoconsigliere di Stato Raffaele De Rosa, al quale auguriamo un buon lavoro, ricordiamo che le inquiline e gli inquilini aspettano delle risposte concrete ed efficaci! Gli chiediamo, quindi, che il Pca venga rapidamente ripreso, migliorato e messo interamente in atto.

 

Articolo apparso su Area del 19 aprile 2019

L'imbarazzante e “tecnocrate” Morisoli

Conosco Manuele Bertoli da circa un decenio. In questi anni ci siamo incontrati e anche scontrati, abbiamo riso e qualche volta abbiamo anche alzato un po' la voce. Non sempre siamo stati d'accordo, ma mai ho avunto il più lontano sentore che il suo handicap visivo potesse essere per lui un problema. Questo, caso mai, lo è per chi gli sta intorno. Sentire un intervanto di Manuele, sempre molto preciso e completo, è qualcosa di speciale. Molti di noi si impappinano leggendo un testo preparato per giorni, lui fila diritto come nella migliore tradizione facevano i treni svizzeri fino ad alcuni anni fa. Avere a che fare con tanta capacità può essere, effettivamente, imbarazzante. Ti fa sentire piccolo.

Ma ancor più imbarazzante è Sergio Morisoli.

È imbarazzante perché nonostante credo ne abbia le capacità, invece di sollevare, proporre e difendere questioni politiche, si dedica alla denigrazione dell'avversario e lo fa andando a colpire Manuele sulla sua cecità, come se questa fosse una colpa. Prima di tutto, mi pare ovvio, non è una colpa, e come ho già detto, Bertoli dimostra quotidianamente, con il suo lavoro e con la sua autoironia, come quel che per molti sarebbe potuto essere un limite, per lui un limite non è!

È imbarazzante perché Morisoli si impegna nell'uso di un vocabolario denigrante, chiamando “tecnocrati” i collaboratori di Manuele, dimanticando che lui stesso è stato per diversi anni il “tecnocrate” della ex Consiglera di Stato Marina Masoni.

È imbarazzante perché dicendo che Manuele “non ha potuto interpretare il linguaggio non verbale di noi commissari”, ci lascia intuire che il commissario Morisoli non sia stato capace di esplicitare verbalmente il suo pensiero e che l'unica cosa che gli è riuscita di fare in commissione scolastica è stato di tirare assieme alcune espressioni e smorfie incontrollate. Povero Sergio.

È vero, qualcuno potrebbe, approfittare della condizione di non vedente di Manuele e fargli le facciacce in occasione di un qualche incontro. Ma oso immaginare, anche se Morisoli me ne fa dubitare, che un docente, un consigliere di stato, un parlamentare e chiunque altro abbia a che fare politicamente con Manuele sia i grado di avere il giusto rispetto per un uomo che ogni giorno ci insegna ad avere la forza di non arrenderci di fronte alle sfortune della vita.

Io, Israele e l'antisemitismo

Sembra impossibile, ma ancora oggi, c'è chi non si rende conto di quanto orribile sia stato quello squarcio della storia che ha visto imperversare odio e morte sull'Europa degli anni '40 del secolo scorso. Altrettanto preoccupante e sconcertante è vedere la facilità con cui viene banalizzato e deriso uno dei più grandi drammi dei nostri giorni, quello che vede milioni di persone costrette a fuggire da Paesi colpiti da fame e guerre.

La cosa più triste, però, è vedere come gente che, pur essendo istruita, riesce a fare degli iperbolici salti mortali pur di denigrare ogni povero disperato in cerca di un futuro migliore, e che faccia ciò dal suo fortino virtuale senza essere in grado di provare, anche solo per una volta, ad andare a sentire le storie che accompagnano questi viaggi della disperazione.

Succede che nei giorni scorsi una donna sopravvissuta ai campi di concentramento hitleriani, convinta che la Storia possa insegnare ancora qualcosa alle nuove generazioni, venga in Ticino per raccontare la sua esperienza e per tornare in quel luogo dove un solo passo in più le avrebbe probabilmente permesso di evitare gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Succede anche che un uomo di Stato abbia sentito il suo intimo bisogno e allo stesso tempo quello di molte e molti ticinesi di scusarsi con quella donna che nel dicembre del 1943, in fuga dal nazi-fascismo, presentandosi al valico di Arzo in cerca di salvezza, trovò la porta chiusa.

Ma un altro uomo di Stato, spinto da un impellente bisogno di usare il suo vocabolario dello sfottò, quello fatto di “k” e “$” messi a caso, piuttosto che per una volta ritirarsi in intima meditazione, preferisce cogliere la palla al balzo per poi tirarla in giro a caso. E allora si getta nei più bassi luoghi comuni relativi alla Sinistra ticinese (ma poi, cosa ne sa lui che di sinistra sicuramente non è?!). E così, noi che siamo di sinistra diventiamo magicamente alimentatori di antisemitismo.

Non voglio parlare per tutta la sinistra ticinese, non credo di essere abilitato a rappresentarla. Ma facendone parte, mi sento un po' tirato in ballo. E quindi, se mi è concesso, vorrei dire brevemente come la penso. Lo dico, ahimè per lui e per i suoi fans, da “uomo politico”, non certo da “fuco” funzionario pubblico.

Si tenga forte il nostro statista: io detesto e disprezzo molti dei governi di Israele che si sono succeduti negli anni. Detesto quei governi di Israele che hanno incoraggiato e facilitato l'insediamento di Colonie ebraiche nei territori Palestinesi. Non perché non credo nella libertà di movimento dei popoli, anzi, ma perché quello è stato ed è un gesto provocatorio e prevaricante contro il popolo palestinese. Disprezzo quei governi di Israele che hanno rinchiuso e che ancora detengono gran parte del popolo palestinese in quella maledetta prigione a cielo aperto che si chiama Striscia di Gaza, dalla quale e per la quale nulla e nessuno entra o esce senza l'autorizzazione del governo di Israele.

Credo, per contro, che esista una grande parte di israeliani capace di distanziarsi dalle violenze e dagli abusi dei propri governi, israeliani consci che la pace tra Israele e Palestina passa dal reciproco riconoscimento dei popoli.

Ecco, si scagli contro di me chi non vuol vedere la differenza che corre tra governanti e governati; chi dalla storia non ha purtroppo imparato nulla; chi ha voglia di dare sfogo al suo dizionario del dileggio; chi non vuol capire che solo il rispetto e il riconoscimento dei popoli potrà salvare questa degradata società dell'individualismo.

La politica e la prudenza

Martedì il Gran Consiglio dovrà decidere se spedere 12 milioni di franchi per acquistare una parte di uno stabile a Giubiasco. Gli spazi dovrebbero ospitare l’Istituto della formazione continua, la Città dei mestieri e la Sezione della logistica.

 I tempi della politica, si sa, sono lunghi perché devono seguire tutta una serie di procedure che possono apparire noiose, ma che servono a garantire (o almeno così si spera) la massima trasparenza su come vengono spesi i soldi pubblici. Rinunciare a queste procedure potrebbe voler dire, nella migliori delle ipotesi, che è mancata lungimiranza nel prevedere un bisogno. Altre volte, può capitare che si abbia un idea e che la si voglia vedere subito realizzata, ma ciò non può oscurare la trasparenza che regge il rapporto tra cittadino e istituzioni.

Il Consiglio di Stato di questa legislatura ha già fatto parecchi pasticci e credo che non goda di molta simpatia e stima da parte della popolazione ticinese. Ci sono stati alcuni importanti scandali, come Argo 1 e i “permessi facili” e alcuni errori. Alcune proposte, fatte in particolare dai ministri leghisti, sono poi cadute in parte o totalmente difronte al giudizio dei tribunali: l'aumento delle tasse di circolazione, la LIA, la tassa di colegamento ecc. Abbiamo ministri dell'ambiente che scelgono di correre il rally nel periodo di massimo inquinamento e quello della salute che come unica soluzione contro l'inquinamento stesso ha solo la speranza che piova. Non proprio un bel quadretto, al quale si aggiunge la questione dei rimborsi e degli anticipi sulla pensione. Non dimentichiamo nemmeno i vari problemi che negli anni passati hanno coinvolto la Sezione della Logistica.

Il parlamento dovrebbe essere garante del rapporto di fiducia e trasparenza che lega la cittadinaza alle istituzioni. Tocca ai suoi deputati vigilare sull'operato del governo e se è necessario richiamarlo ai suoi doveri. Per questo motivo, difronte a un'operazione immobiliare che fin da subito ha suscitato diverse perplessità – alcune magari semplicemente politiche, ma altre fondate e che individuano un possibile raggiro della legge sulle commesse pubbliche – bisognerebbe fermarsi e chiarire tutti gli aspetti prima di spendere 12 milioni di franchi. Dalla stampa si apprende che esiste una perizia la quale ipotizza questo raggiro e che consiglia proprio di approfondire la questione. Lo suggerisce perché apparentemente il Cantone non vuole semplicemente acquistare un edificio già costruito, ma dagli atti analizzati sembrerebbe che l'edificazione dello stabile di Giubiasco sia stata affinata seguendo precise richieste avanzate da parte del Cantone, indviduando quindi un suo importante coinvolgimento. È proprio questo coinvolgimento che lascia ipotizzare il non rispetto della legge.

Oltre agli aspetti puramente giuridici, ne esistono altri più politici che pur essendo leciti, possono suscitare dei malumori nell'opinione pubblica. Il fatto che nella compravendita, nella costruzione e nella mozione che propone la realizzazione della Città dei mestieri siano coinvolti alcuni granconsiglieri, oltre ai tempi e ai modi con cui l'operazione è stata proposta e viene portata avanti, non sono sicuramente rassicuranti e forse nemmeno eleganti. La prudenza è indispensabile per il consolidamento del rapporto di fiducia tra govenanti e governati, rapporto già molto incrinato...

Cure dentarie, attendiamo risposte

L’iniziativa popolare «Per il rimborso delle cure dentarie» è stata consegnata alla Cancelleria dello Stato già da tre anni. Promossa da diversi partiti e organizzazioni della Sinistra ticinese e sottoscritta da ben 8’500 ticinesi, chiede l’introduzione di un’assicurazione obbligatoria che riconosca un rimborso per le cure dentarie di base da finanziare in parte attraverso un prelievo paritetico sul modello dell’AVS e in parte attraverso un impegno diretto del Cantone. Oltre a ciò, chiede la promozione di un dispositivo di prevenzione e la realizzazione di una rete di cliniche dentarie.

Consegnate le firme, la mossa successiva è toccata a Paolo Beltraminelli, direttore del DSS. Dopo quasi tre anni, il Consigliere di Stato ci ha scritto lo scorso febbraio proponendoci alcune soluzioni che a suo dire dovrebbero rispondere «in modo adeguato alla [nostra] iniziativa». Prima di tutto, Beltraminelli conferma quanto ha già espresso nel 2015, ovvero che secondo lui non c’è un problema nell’ambito delle cure dentarie. Arriva persino a sostenere che «l’attuale sistema [...] presenti in genere un livello di prevenzione, profilassi e cure molto soddisfacente». Beato lui che sembra vivere in un mondo di fantasia...

Dopo aver ricordato che attualmente esistono alcuni aiuti, facendo riferimento alla prevenzione scolastica e agli interventi rimborsati attraverso le prestazioni complementari e l’assistenza, il direttore del DSS avanza alcune timide ed evidentemente insufficienti proposte che di fatto si riassumono in due uniche misure. La prima consiste nel riconoscere un importo annuale di 150 franchi alle persone beneficiarie del sussidio di cassa malati (RIPAM); la seconda consiste nel riconoscere, a carico dei Comuni, un rimborso massimo di 700 franchi all’anno per gli allievi iscritti al Servizio dentario scolastico. Molto vago è il riferimento alla prevenzione mentre viene completamente ignorata la richiesta di promuovere una rete di cliniche dentarie pubbliche.

Come detto, la proposta di Beltraminelli non ci soddisfa minimante.

La nostra iniziativa è nata per dare una risposta concreta a tutte quelle persone che fanno fatica ad affrontare i costi delle cure dentarie o che addirittura vi rinunciano correndo il rischio, oltre a compromettere la salute dentale, di far insorgere altre malattie.

Purtroppo Beltraminelli non ha saputo elaborare una proposta coraggiosa e rivoluzionaria nella sua semplicità come quella formulata dal suo omologo vodese Pierre-Yves Maillard. Il Consigliere di Stato socialista aveva proposto che le cure dentarie venissero finanziate tramite una tassazione supplementare delle bibite zuccherate, considerate responsabili di buona parte delle malattie dentarie. Purtroppo il Gran Consiglio vodese ha respinto il messaggio governativo.

Vogliamo provare a confidare nella bontà e nella lungimiranza del nostro Parlamento al quale toccherà elaborare una proposta di attuazione della nostra iniziativa. Le nostre aspettative sono alte e se non saranno soddisfatte, il popolo sarà chiamato ad esprimersi.

Partito Socialista: nemico numero uno?

Dopo il voto del 29 aprile, sembra che lo sport cantonale sia diventato quello di sparare al Partito Socialista. Ogni critica è legittima, sia chiaro. E capisco che ognuno voglia “tirare l'acqua al suo mulino”. Ma gettarsi come degli avvoltoi su un partito che magari non sta bene, ma che ancora non è morto, è poco elegante.

Domenica scorsa il 50,1 % dei (pochi) votanti ha deciso di accogliere gli sgravi fiscali ai super ricchi: contenti loro... 193 voti hanno fatto la differenza!

Sicuramente questa sconfitta è stata provocata dalla scellerata azione di Raoul Ghisletta, deputato socialista e segretario del sindacato VPOD che ha deciso di fregarsene delle scelte fatte dai due organismi che rappresenta.

Benché la maggioranza del gruppo parlametare del PS abbia appoggiato gli sgravi fiscali, va ricordato agli smemorati cecchini che quasi tutta la direzione del partito si è invece sempre dichiarata contraria! Per uscire dall'impasse che si era creata, il Partito Socialista ha scelto di affrontare la questione democraticamente portando il confronto alla Conferenza Cantonale dello scorso dicembre. Qui, con 95 voti a 36, la base del partito ha scelto di appoggiare il referendum contro gli sgravi fiscali, sostenendo quindi la posizione della direzione e smentendo sia il Consigliere di Stato Bertoli sia la maggioranza dei deputati socialisti.

Il Partito Socialista, rappresentato dal suo presidente, dal capogruppo in Gran Consiglio, da quasi tutta la direzione e dalla grande maggioranza della sua base ha continuato il suo lavoro attivo contro gli sgravi fiscali dapprima raccogliendo le firme necessarie alla riuscita del referendum e poi con interventi sui media, con la partecipazione a dibattiti e con la presenza in piazza per spiegare le ragioni del no.

Purtroppo non tutti hanno saputo accettare la scelta democratica ed estremamente chiara della Conferenza Cantonale. Qualcuno, in particolare Raoul Ghisletta ha scelto di avere un ruolo attivo in favore del sì, scendendo in strada a spiegare le sue ragioni e coordinando la campagna sui social media. Ghisletta non è nuovo a questo menefreghismo, lo abbiamo già visto anni fa quando si è trattato di votare sulle centrali a carbone di Lünen.

È chiaro che la posizione del segretario della VPOD ha contribuito a creare confusione tra l'elettorato socialista, ma questo non giustifica un'azione generalizzata contro il partito. Si abbia l'onestà di riconoscere che senza la nostra adesione al referendum, il risultato di domenica sarebbe stato ben diverso; probabilmente avremmo perso con un distacco molto maggiore: 60% di sì e 40% di no?

Se qualcuno non è contento degli equilibri interni del PS o ritiene che alcuni suoi rappresentanti non siano degni di ricoprire determinate cariche faccia critiche e osservazioni puntuali e la smetta di sparare nel mucchio. O meglio ancora si iscriva al partito, partecipi ai suoi lavori e contribuisca al processo democratico che permette di scegliere candidati alle elezioni, programma politico eccetera. Noi lo facciamo regolarmente, anche se magari da fuori non si vede, e continueremo a farlo.


Una votazione triste

Generalmente amo esercitare i miei diritti politici, mi piace andare al seggio e infilare la mia scheda di voto nell'urna. Il 29 aprile eserciterò con convinzione il mio diritto di voto, ma questa volta non lo farò con il sorriso. Quella che stiamo vivendo, in merito alla votazione sugli sgravi fiscali ai super ricconi è, infatti, una campagna triste perché sento odore di inganno e manipolazione nelle parole di persone che per certi versi stimavo e che sentivo ideologicamente vicine.

Il voto di fine aprile verte su un unico e chiaro oggetto, la Riforma fiscale. E già qui, dal mio punto di vista, c'è il primo inganno. La parola “riforma” a me fa pensare a un miglioramento, un progresso di cui può beneficiare il maggior numero di persone, in particolare la parte di popolazione più sfortunata. Questa sembra essere più che altro una contro-riforma, che regala circa 50'000'000 di franchi a gente che di soldi ne ha già talmente tanti da non sapere nemmeno come fare a spenderli. 50'000'000 di franchi che mancheranno nelle casse pubbliche del Cantone e di alcuni comuni. E cosa faranno Cantone e comuni una volta che questi soldi non ci saranno più? Cercheranno di risparmiare dove possibile, il che vuol generalmente dire ridurre i servizi alla cittadinanza e tagliare gli aiuti ai più bisognosi. L'esperienza degli anni passati, dagli sgravi masoniani fino ai recenti tagli agli assegni integrativi e di prima infanzia, ci insegna molto. Teniamone conto!

Ma un inganno ancor più grande stiamo subendo, anzi una coercizione. Il parlamento ha approvato anche una riforma sociale che è usata come grimaldello per far spalancare il portone degli sgravi fiscali. Non vorrei entrare troppo nel comunque dubbio merito di questa riforma che regala a pioggia 3000 fr per ogni nuovo nascituro (anche a chi possiede una sostanza di 400'000 fr) e che destina alcuni milioni agli asili nido senza chiarire come e per cosa questi soldi dovranno essere usati e quindi senza sapere di quali effetti, si presumono benefici, dovrebbero poter godere le famiglie e chi negli asili nido ci lavora. Coercizione perché da più parti si sente dire che se salta la (contro) riforma fiscale, salta anche quella sociale. Questa pressione psicologica viola il diritto, sancito dalla Costituzione e confermato da una sentenza del Tribunale Federale il quale nel 2011 ha sentenziato che bisogna “garantire l’espressione fedele e libera della volontà degli elettori”. Non vi è libertà se si è sotto ricatto!

Questa riforma sociale può essere implementata anche subito, visto che i soldi per farlo già ci sono. Soldi che però è bene ricordare che provengono da un prelievo sulla massa salariale (prelievo già in atto, bisogna solo assegnare i soldi a nuova destinazione) delle imprese, anche delle più piccole. Ed ecco qui un altro inganno: non è vero che chi beneficia degli sgravi riverserà parte delle sue immense ricchezze nella riforma sociale. Si ficcheranno i soldi in tasca e ghigneranno sotto i baffi, consci di averci preso in giro ancora una volta!

Il 29 aprile si vota un'unica cosa: gli sgravi fiscali ai super ricconi, punto! Volete gli sgravi? No? E allora votate No!


L'angelo del lago: tra giallo e architettura

Intervista a Dario Galimberti, apparsa su ilmancino.ch

 

Un giallo tutto ticinese ci riporta tra le vie, le abitudini e la vita di una Lugano che molti di noi nemmeno riescono più a immaginare. Luoghi che non esistono più, prospettive geografiche ora completamente stravolte e ritmi che ancora permettevano ai luganesi di essere un tutt'uno con la loro città. Questi sono alcuni degli aspetti che troviamo in «L'angelo del lago», l'ultimo libro di Dario Galimberti. Oltre a ciò, chiaramente l'intrigo, le indagini e i colpi di scena attraverso i quali si chiariscono i contorni di un omicidio che irrompe nella tranquillità della cittadina.

Dario, di professione sei architetto. Alle spalle hai anni di progettazione, d’insegnamento e anche qualche bel premio. Nel 2014 è uscito il tuo primo libro, e ora sei già al quarto. Com’è nata questa svolta creativa?

Mi è sempre piaciuto scrivere. La prima storia, influenzato dalla passione per il cinema che avevo da giovane, l’ho scritta a diciassette anni sotto forma di sceneggiatura. La scrittura, quale strumento supplementare per la descrizione dei progetti, è poi diventata nel tempo una costante della quotidianità. Coinvolto dal pragmatismo dell’esistenza, ho scelto altre priorità e il tutto è rimasto assopito finché nel 2014 è uscito il primo romanzo.

 

Abbiamo detto quattro libri, tra questi: un fantasy, «Il Bosco del Grande Olmo»; un romanzo storico, «Il calice proibito»; e ora un giallo, «L'angelo del lago». Il cambio di genere è una scelta consapevole, una sorta di ricerca, o una semplice casualità?

Non avevo mai pensato a un genere specifico, per cui ho sviluppato le idee che avevo in quei momenti. I primi tre romanzi sono delle storie avventurose per ragazzi e spaziano nella fantasia: un mondo parallelo abitato da esseri alla Tolkien (Il Bosco del Grande Olmo); le disavventure di due cani che cercano i loro padroni (Lo chiameremo Argo); e un viaggio tra gli antichi romani e la nanotecnologia (Il calice proibito).

L’idea di ambientare una storia al Sassello mi è venuta vedendo alcune fotografie della tranquilla quotidianità dell’epoca, così in contrasto con le motivazioni che programmavano la sua distruzione. Il bellissimo libro: «Sassello. Il quartiere frainteso» a cura di Carlo Agliati, mi ha aiutato a “muovermi” virtualmente tra le strade e le viuzze. Un giallo tra quegli anfratti, poteva essere l’occasione per fare un viaggio in una Lugano d’altri tempi.

 

«L'angelo del lago», è un giallo avvincente. Senza svelarne ogni segreto, vuoi dirci di cosa racconta?

La vicenda inizia nell’autunno del 1935 al mercato di Lugano. Un ladruncolo ruba delle ciambelle, ne nasce un putiferio e il giovane gendarme Albino Frapolli lo insegue. Il rocambolesco tallonamento porta i due al Sassello, quartiere considerato malfamato da tutta la collettività. Titubante, il gendarme entra in quel luogo per la prima volta nella sua vita. Uno strano personaggio attira la sua attenzione e lo conduce in un cortiletto dove a terra c’è il cadavere di una giovane ragazza nuda, che con molta probabilità è stata uccisa in maniera disumana. Il Frapolli fa chiamare il delegato di polizia Ezechiele Beretta, il quale lo coinvolge nelle indagini.

Con pochi indizi, e scavalcando i numerosi intralci orchestrati da alcuni potenti, i due, attraverso ragionamenti, interrogatori, testimonianze e astuzie varie, scoprono il colpevole ma non senza incappare in innumerevoli colpi di scena. Gli eventi ruotano attorno a protagonisti inconsueti: un delegato di polizia che legge Poe e frequenta le bettole malfamate del Sassello, un gendarme che voleva andare a Brera, e una ragazza morta il cui ricordo sconvolge gli animi dei protagonisti. Una storia per gli amanti dei romanzi gialli, dell’intrigo e della vecchia Lugano.

 

Con questo tuo ultimo libro, ci porti a conoscere una Lugano svanita, che ormai esiste solo nelle raccolte fotografiche di qualche archivio o nei libri di storia locale. Non credo che questo sia un caso, sembra quasi che la narrazione sia un pretesto per denunciare la facilità con la quale alla fine degli anni '30 si è fatta tabula rasa del quartiere popolare del Sassello. È così?

In parte direi di sì, e non solo in quel periodo. Negli ultimi cento anni, all’incirca, a Lugano, oltre all’intero quartiere Sassello, vi sono state altre demolizioni rilevanti. Butto lì un elenco incompleto e disordinato per capire la dimensione del tema: Villa Tanzina (quella che ospitò Giuseppe Mazzini); Il Caffè Teatro (edificio neoclassico vicino al municipio); Il quartiere Maghetti (la parte interna); Le casermette e le scuderie di Villa Ciani; Il teatro Apollo (pregevole edificio di fine ottocento); Le scuole comunali; L’ospedale di Santa Maria (con all’interno un bellissimo chiostro), la relativa chiesa e l’annesso oratorio di Santa Marta; L’asilo in Piazza Cioccaro (con il cortile e le logge porticate); Il pretorio (con un’interessante sistema di logge sovrapposte); Il Venezia (Ex convento dell’Immacolata, con pregevoli loggiati dipinti); Il castello di Trevano (notevole opera neoclassica); L’oratorio di Santa Elisabetta e gli aggregati edili (di fronte al LAC); Il liceo (in centro). Il palazzo postale in Via Canova. E poi ancora: innumerevoli ville eclettiche, appena oltre il perimetro storico, nei più disparati stili architettonici; le due linee tranviarie (Lugano-Cadro-Dino e Lugano-Tesserete); e quant’altro, roba da non credere: neanche fossimo stati bombardati.

Edifici che avrebbero potuto convivere benissimo con la contemporaneità e dare nuovo lustro al centro storico e alla città in genere. Non possiedo statistiche in merito ma mi fido di un’intervista rilasciata alla radio da Tita Carloni, dove evidenziava e sottolineava come questo fenomeno luganese fosse un unicum in Svizzera.

 

La denuncia che si legge tra le righe non è solo architettonica, ma anche sociale. Con l'abbattimento del Sassello si è voluto allontanare dal centro cittadino anche un certo ceto sociale che è stato spostato alla periferia per lasciare spazio a banche e gioiellerie. Da architetto, come valuti l'evoluzione urbano-architettonica di Lugano?

La questione legata ai ceti sociali e a un presunto ordine/disordine pubblico, credo sia stato uno dei motivi fondamentali per l’abbattimento completo del Sassello. Le motivazioni che hanno portato alla situazione attuale sono forse state più economiche. Il terziario e il commercio d’élite hanno sostituito nel tempo le botteghe e gli artigiani del centro, l’aumento degli affitti ha poi allontanato gli abitanti lasciando la città deserta. Il modo di vivere è assai cambiato da quei tempi, la gente ora vive nelle periferie frammentate, costruite con parametri che la impongono, senza continuità e senza luoghi di aggregazione. Luoghi che gli esseri umani desiderano per la loro stessa natura, e che trovano – aimè – solo nei centri commerciali.

La zonizzazione, nata per far fronte ai problemi urbanistici esplosi con la rivoluzione industriale e poi teorizzata in vari momenti, in particolare alla fine degli anni venti – e applicata tuttora – ha generato un grande malinteso. «Abitare, lavorare, ricrearsi» era un motto che corrispondeva a precise zone funzionali urbane. Io credo che i politici, i costruttori, i pianificatori e gli architetti si siano fatti coinvolgere da subito in maniera precipitosa. Sebbene, con l’avvento dei nuovi sistemi produttivi fossero necessari spazi adatti e difficilmente conciliabili con quelli abitativi e ricreativi, le separazioni attuate con quei principi hanno originato fenomeni ingestibili, come ad esempio le periferie dormitorio.

L’evoluzione urbanistica di Lugano è simile a quella di molte altre città e riflette quanto detto poc’anzi, ad eccezione del centro storico, che mi pare un fenomeno molto luganese.

 

Nella «nota dell'autore», critichi i colleghi architetti che in quegli anni «inebriati dalle nuove teorie urbanistiche [di] Le Corbusier [vollero] lasciare un segno della modernità». La modernità, però, portò anche nuove soluzioni che avevano proprio lo scopo di realizzare abitazioni pregiate per le classi sociali meno abbienti. Penso per esempio a Casa Albairone di Peppo Brivio. Se dovessimo mettere da una parte quegli architetti in un certo senso complici dell'emarginazione dei meno fortunati e dall'altra quelli spinti da una sorta di filantropia che a queste persone hanno cercato di assegnare luoghi dignitosi, da che parte penderebbe la bilancia?

La critica di cui parli, si riferisce all’incompatibilità di molti sostenitori delle teorie urbanistiche e moderniste di quegli anni (e non solo) verso tutto quello che non apparteneva all’epoca in cui erano state espresse. Io credo che la modernità – purtroppo – non abbia mai superato la sua vocazione episodica. La casa di Peppo Brivio che citi è un capolavoro d’intenti e architettonico, ma è anch’essa un episodio che s’inserisce nella frammentata ed emarginata periferia. Un quartiere stratificatosi nel tempo come il Sassello, con un tessuto storico intriso di memoria, edificato tra spazi a misura d’uomo e continuità espressiva, fatto di materiali semplici e forme analoghe, non è paragonabile alla somma di singoli episodi autoreferenziali. Questo vale anche e soprattutto per i nuovi quartieri, dove il fenomeno episodico dell’autoreferenzialità è la regola.

Ci saranno delle eccezioni, ma la città contemporanea è questa: una somma di edifici – magari meravigliosi se presi singolarmente – ma che reagiscono con indifferenza alla realtà che gli sta accanto. Questo significa che tutto è edificato senza continuità, trascurando un armonioso disegno d’assieme a favore di un’esasperata diversità.

Non credo quindi che il problema si possa demandare alla sensibilità sociale dei singoli architetti, ma alla società, di cui l’architettura è l’espressione.

 

Grazie Dario, l'ultima domanda è semplice. C'è un altro libro all'orizzonte?

Sì. Ancora un giallo a Lugano con i medesimi protagonisti: il delegato di polizia Beretta, i suoi amici, il Sassello e naturalmente il lago. Grazie.


Cure dentarie: «Un "sì" nel canton Vaud sarebbe un buon segnale anche per noi»

Intervista apparsa su www.tio.ch

 

Denti assicurati per legge: Adriano Venuti, promotore in Ticino di un'iniziativa simile a quella vodese, ha molte aspettative sul voto di domenica

Anche in Ticino si guarda con attenzione al voto che si terrà domenica nel canton Vaud sull'istituzione di un'assicurazione obbligatoria per le cure dentarie. Nel nostro cantone, l’iniziativa popolare legislativa “Per il rimborso delle cure dentarie” è stata dichiarata riuscita nel maggio del 2015 dopo che erano state raccolte oltre 8mila firme contro le 7mila richieste.

Promossa dal ForumAlternativo, da Unia e dal Partito socialista (il primo firmatario è Franco Cavalli), al momento giace in attesa di sviluppi. Ad Adriano Venuti, promotore dell'iniziativa e membro di direzione del PS, abbiamo chiesto cosa si aspetti dal voto vodese.

 

Signor Venuti, con quali aspettative guardate alla votazione vodese?

L’aspettativa è che l’iniziativa venga accettata. Sarebbe un buon segnale per tornare a discutere con Beltraminelli della nostra proposta. Noi vorremmo portarla avanti così. Una vittoria sarebbe un buon mezzo di pressione nei confronti del Dss: o la nostra iniziativa o un degno controprogetto.

 

A che punto sono le discussioni?

Per il momento è tutto fermo. Beltraminelli ci ha sottoposto un primo controprogetto che noi non troviamo soddisfacente.

 

Nel canton Vaud questa proposta ha suscitato un acceso dibattito. Che feedback avete avuto in Ticino?

La nostra iniziativa ha avuto un buon riscontro quando l’abbiamo sottoposta alla popolazione per la raccolta delle firme. Sappiamo, tuttavia, che il Ticino è un po’ più restio alle novità rispetto ai cantoni francofoni. Cercheremo di far riflettere i cittadini e di convincerli della bontà della proposta. Un dibattito, del resto, è necessario: è assurdo che per le cure dentarie non ci sia alcuna copertura.


L'attinenza comunale è un atto amministrativo, non politico

Nel suo sgrammaticato scritto (CdT del 19 gennaio scorso), il massagnese consigliere comunale della Lega Philippe Bouvet dice alcune cose giuste, ma magicamente salta a conclusioni sbagliate, populiste e al limite del ridicolo.

Bouvet è noto a Massagno per le sue interrogazioni e i suoi interventi puntigliosi.

Un consigliere comunale attento e preciso come lui, dovrebbe sapere (e così sembra essere) che una domanda di naturalizzazione, prima di arrivare al vaglio dell'intero consiglio comunale, deve affrontare diversi passaggi.

Per prima cosa bisogna riempire un formulario e allegargli diverse attestazioni relative all'integrazione, alle finanze, alla condotta ecc. Su tutta questa documentazione, l'amministrazione comunale effettua un controllo accurato. Se i requisiti per la cittadinanza sono ottemperati, la procedura continua, altrimenti no.

Il secondo passo è il colloquio/esame con una commissione di nomina municipale, che a Massagno è composta da tre membri: due ppd (tra cui la municipale capodicastero) e un socialista (io). Se il candidato ha frequentato almeno un intero ciclo di scuola dell'obbligo, l'incontro è un colloquio che serve per conoscere il richiedente e per verificare nuovamente la completezza della documentazione presentata e il rispetto dei requisiti. Se invece il ciclo di scuola è incompleto, il candidato viene sottoposto a un esame durante il quale deve dimostrare di conoscere l'italiano, la storia, la geografia e la civica svizzera, ticinese e locale.

Dopo aver effettuato il colloquio o aver superato l'esame, la richiesta di naturalizzazione, per il tramite della capodicastero, passa al vaglio del municipio che decide se licenziare il relativo messaggio municipale o no.

Ecco che la domanda di naturalizzazione ha già affrontato tre passaggi di verifica.

Il quarto spetta alla commissione delle petizioni, dove sono rappresentati tutti i gruppi politici del consiglio comunale, compreso quello di Bouvet, e che ha a sua disposizione l'intera documentazione relativa a ogni singola richiesta di naturalizzazione. La commissione è libera di fare, all'indirizzo del consiglio comunale, un rapporto favorevole o, se lo ritiene giustificato, anche contrario.

È qui che Bouvet inizia a sbagliare. Lui dice che il consiglio comunale deve votare una naturalizzazione basandosi unicamente sul rapporto della commissione delle petizioni, ignorando che la richiesta ha già superato precedenti e approfondite verifiche. Non si capisce per quale motivo un consigliere comunale della sua esperienza debba fare affidamento unicamente su di un semplice rapporto commissionale e ignorare il parere dei tre livelli precedenti.

Ma non pago dell'errore, il Nostro si spinge nelle paludi fangose del populismo della domenica, arrivando addirittura a dichiarare che concedendo “l’attinenza si sarebbe configurato un pericoloso precedente, in quanto non mancano esempi di persone che una volta concessa la naturalizzazione si sono radicalizzati diventando anche foreign fighters”. Con questa sua conclusione, il nostro paladino dimostra di aver negato la naturalizzazione in base a pregiudizi politici (per modo di dire) e non per l'eventuale mancanza di requisiti da parte dei due fratelli bocciati a Massagno.

Nell'ambito della commissione municipale ho avuto il piacere di conoscere questi due fratelli. Sono due ragazzi normalissimi, come molti se ne incontrano nelle nostre città. Ragazzi semplici, costretti a “spogliarsi” difronte a degli adulti che hanno il compito istituzionale di conoscerli, di interrogarli e in qualche modo anche di giudicarli.

Complimenti a Bouvet, sempre pronto a dare lezioni di svizzeritudine dimenticando forse la sua storia che lo ha visto nascere svizzero in un paese straniero, dove ha vissuto per molti anni, che ha fortemente influenzato la sua cultura.

Metto le mani avanti, e ricordo che io sono nato italiano a Zugo, che quando ero piccolo bevevo nesquik e che uno dei miei piatti preferiti è il bratwurst con la salsa alle cipolle e rösti.


Massimalismo o minimalismo, non fondamentalismo

Spiace dover prendere lezione di politica da un compagno di partito, specialmente se l’insegnamento è banale e non richiesto.

Spiace sentirsi accusare di “fondamentalismo” in un periodo storico in cui questo termine porta alla mente guerre di religione combattute con una crudeltà nuova e disorientante.

Un compagno istruito che ha a cuore la causa del socialismo, nel senso più largo e forse anche squalificato del termine, sa che la nostra storia politica è legata da sempre ai concetti di massimalismo e di minimalismo. E chiunque è in grado di rendersi conto che ormai la natura dei cosiddetti partiti socialisti occidentali, tra i quali rientra anche il mio, si divide oggi tra “maxi-minimalisti” e “mini-minimalisti”. Dal punto di vista pratico, pragmatico, io mi situo tra i primi. Anche se dal punto di vista ideologico e utopico resto un massimalista che spera ancora di stravolgere completamente l’ordine sociale e politico di questo paese.

Il Partito Socialista è composto interamente di militanti intelligenti che conoscono perfettamente il sistema consociativo che caratterizza la politica ticinese e svizzera. Il sistema proporzionale, della condivisione delle responsabilità, lo si può ritenere figlio di un accordo tra il socialista Canevascini e il conservatore Cattori che diede vita a quello che fu definito il “Governo di Paese”.

Anche io sono municipale e anche io ogni settimana devo confrontarmi con persone che hanno opinioni diverse dalle mie, ma con le quali devo trovare delle soluzioni condivise nell’interesse della popolazione.

Questo, però, non deve impedire a chi ancora oggi si definisce socialista di essere guidato da alcuni punti fermi. Uno di questi punti deve essere oggi e sempre la redistribuzione della ricchezza che passa anche attraverso la ricerca delle risorse finanziarie, le imposte, necessarie per il bene della comunità andando a frugare nelle tasche più gonfie. È anche chiaro che un governo ha il dovere di fare in modo che le lavoratrici e i lavoratori abbiano una giusta retribuzione che oltre a permetter loro di vivere con dignità, consenta al paese di avere una solida base finanziaria prelevata attraverso delle imposte giuste.

Altra cosa chiara a chi milita in un qualsiasi partito politico è la distinzione dei ruoli e tra i suoi organi. Chi siede in un esecutivo ha il dovere di cercare dei compromessi, ma mai ad ogni costo! Chi siede in un parlamento ha il compito di valutare, provare a migliorare e poi a decidere se approvare o meno il compromesso. Alla base di un partito, in un paese basato sulla democrazia diretta, spetta poi il compito di condividere o respingere il compromesso raggiunto.

La conferenza cantonale del Partito Socialista, equiparabile a un congresso, ha fatto la sua scelta in maniera molto chiara. Si può non essere d’accordo, va bene. Ma per favore non mi si venga a dire che “è inaccettabile che attorno a questo discorso si instauri una gara fra socialisti per valutarne virtuosità e valore” e allo stesso tempo fare la lezione (e la morale) a chi in maniera maggioritaria ha scelto una linea ben precisa.

“Le parole sono importanti”, diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa, il termine “socialista” ha ancora un certo significato. Scegliamo cosa vogliamo fare, provare a mantenere i valori legati a questa parola o trovare un nuovo nome con il quale inquadrare nuovi valori.

La mia storia mi ha spinto a identificarmi nei valori del socialismo, io da qui non mi scanso.


La tassa cambia, il costo diminuisce!

Il prossimo 21 maggio, finalmente, avremo la possibilità di introdurre una tassazione responsabile legata raccolta e allo smaltimento dei rifiuti. Responsabile perché, se vincerà il sì, il principio della causalità farà in modo che ognuno di noi paghi una tassa proporzionale alla quantità di rifiuti domestici che produce. Ciò vorrà dire un aumento della raccolta separata dei rifiuti, un maggiore riciclaggio, un minor inquinamento e anche un minor costo per il cittadino.

Anche l'esperienza diretta di Massagno, dove abbiamo introdotto la cosiddetta Tassa sul sacco nel 2016, ha dimostrato che il quantitativo di rifiuti solidi urbani raccolti in un anno (RSU) è diminuito di un abbondante 30%. Di conseguenza, il costo totale annuo per la raccolta e lo smaltimento di tutti i rifiuti (RSU e differenziata) è diminuito del 23%, a tutto vantaggio delle tasche della popolazione massagnese.

È quindi facile capire che non si tratta di una nuova tassa, ma semplicemente di un diverso modo di calcolarla che andrà a vantaggio di chi avrà cura di produrre e di smaltire i propri rifiuti con coscienza.

La tassa cantonale sul sacco lascia la libertà ai singoli comuni di muoversi all'interno di alcuni margini. La parte fissa della tassa, quella che va a finanziare la raccolta dei RSU, la raccolta e lo smaltimento della raccolta differenziata potrà essere fissata in piena autonomia dalle amministrazioni comunali. Mentre la parte causale, il costo del singolo sacco, dovrà rientrare tra i margini indicati dal Cantone (tra fr. 1.10 e 1.30 per il sacco da 35 litri).

La tassa cantonale sul sacco avrà il positivo effetto di portare ordine e coerenza su tutto il territorio cantonale, annullando anche quello spiacevole fenomeno chiamato “turismo del sacco”.

Per l'ambiente e per risparmiare, è necessario votare sì alla tassa cantonale sul sacco.


Prendere i soldi dove ci sono!

Ha giustamente suscitato scalpore e anche un po' di ilarità la proposta di M. Bertoli di spostare la competenza per l'eventuale aumento delle imposte dal Granconsiglio al Consiglio di Stato. Considero questa proposta inopportuna, non necessaria e fortemente impopolare. Bertoli ha fatto questa proposta in contrapposizione alla probabile iniziativa che la Destra vorrebbe lanciare per rendere obbligatorio il referendum sulle spese dello Stato. È vero, anche quella è un'iniziativa sbagliata, ma non si contrasta un eccesso di democrazia con un accentramento dei poteri decisionali.

Bisogna comunque ammettere che Bertoli un paio di cose giuste le dice. Una è che l'attuale norma che permette l'aumento delle imposte in caso di deficit dello Stato è l'unica a richiedere la maggioranza dei 2/3 del parlamento; con molto meno si possono fare sciocchezze più grosse. L'altra è che l'aumento delle imposte non deve essere un tabù. Ma c'è modo e modo di intervenire sulle imposte.

I contribuenti ticinesi appartenenti ai ceti medio e basso fanno infatti già troppa fatica ad arrivare alla fine del mese, e benché in parte siano loro i beneficiari di alcune prestazioni offerte dallo Stato e finanziate tramite le imposte, non è a loro che bisogna chiedere ulteriori sacrifici, ancorché piccoli.

Le priorità, ora, sono altre. Bisogna contrastare lo smantellamento dello stato sociale previsto dai tagli contenuti nella manovra di rientro e contro i quali il Partito Socialista ha lanciato il referendum. Bisogna trovare il modo per far sì che l'assicurazione malattia smetta di pesare eccessivamente sulle finanze delle famiglie. Bisogna che la riduzione dei tassi di interesse vada a beneficio anche degli inquilini e non solo dei proprietari immobiliari. Bisogna rinforzare un mondo del lavoro ormai allo sbando e che non sarà certamente salvato dal disprezzo dei “nostri” imprenditori alla Siccardi.

I soldi vanno presi dove ci sono: dai ricchi! Da chi si arricchisce sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Da chi malgrado possa permettersi un elevato standard di vita, beneficia delle stesse agevolazioni fiscali di una famiglia che guadagna 3000 franchi al mese. Non dai piccoli redditi, ma dai grandi capitali.


Assicuriamo il nostro futuro, Sì ad AVSplus

Tutti, credo, sappiamo che il sistema previdenziale in Svizzera è basato su tre pilastri: AVS, Previdenza professionale (Cassa Pensioni) e Previdenza privata.

La prima, l'AVS, è obbligatoria per tutti i lavoratori a partire dal raggiungimento della maggiore età. Anche chi non svolge un'attività lavorativa deve pagare un contributo minimo a partire dai 20 anni. Il suo finanziamento è equamente ripartito tra lavoratore e datore di lavoro. È un'assicurazione solida, non speculativa e le sue rendite sono garantite.

La Cassa Pensioni è obbligatoria solo per coloro che guadagnano almeno 21'150 franchi all'anno (2015), il salario assicurato è sempre inferiore a quello reale, è un'assicurazione speculativa che risente dell'andamento dei mercati finanziari e i suoi redditi vengono costantemente diminuiti.

La previdenza privata è un lusso che non tutti si possono permettere. Se hai i soldi per pagartela, bene. Altrimenti nulla.

Quindi, come possiamo garantirci una rendita di vecchiaia? Escludiamo il terzo pilastro di cui può beneficiare solo un'esigua parte della popolazione.

Diamo uno sguardo al secondo. Chi guadagna almeno 21'150 fr all'anno? Non tutti, in particolare non tutte! Sono le donne, infatti, a essere maggiormente confrontate con il lavoro a tempo parziale e non sempre raggiungono questa cifra: a loro non resta che l'AVS. Ma non dimentichiamoci che negli ultimi anni il lavoro a tempo parziale si è diffuso tra tutta la popolazione! Anche le vittime del precariato sono escluse dalla previdenza professionale la quale esclude le persone assunte con contratti a tempi determinati che non superano i 3 mesi. Anche a loro non resta che l'AVS.

È evidente che l'Assicurazione Vecchiaia e Superstiti rappresenta l'unica vera garanzia per tutti coloro che hanno passato un'intera vita lavorando sodo.

Il costo della vita, in particolare a causa dei costanti rincari delle assicurazioni malattie, aumenta ogni anno ed è ora che le pensioni, praticamente ferme dal 1975, vengano adeguate affinché possano realmente garantire il fabbisogno vitale.

Inutile voler aspettare la riforma della previdenza 2020. Il progetto presentato da Berset non è brillante, proponendo anche un aumento dell'età pensionabile per le donne, ma inoltre la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale si è già detta contraria al previsto aumento delle rendite AVS di 70 franchi e ipotizza di alzare a 67 anni l'età di pensionamento.

Per garantirci una pensione che, dopo una vita dedicata al lavoro, ci permetta di vivere con dignità, il prossimo 25 settembre sarà necessario votare Sì all'iniziativa popolare AVSpluss!


Romano, impara ad indignarti!

Il buon Romano si indigna animosamente perché non gli è piaciuto il corteo “No border” non autorizzato che si è svolto domenica 11 settembre a Chiasso. Peccato che Romano del corteo abbia visto solo ciò che gli faceva comodo vedere. Infatti non mi pare che tutte le 250 persone presenti abbiano scritto sui muri o lanciato qualche fumogeno artigianale.

250 persone hanno chiesto che le frontiere non siano motivo di divisione, ma luogo di incontro e di transito anche per uomini, donne e bambini e non solo per le merci e per i denari. Hanno chiesto di far passare quelle persone che noi, con la nostra opulenza, impoveriamo sempre di più.

Romano e suoi amici di destra (l'autodefinizione “camerata” la si può leggere tra i commenti presenti sulla sua pagina facebook) credono ancora che il petrolio che ci ostiniamo a usare come se fosse acqua di sorgente, l'oro e l'argento che usiamo per abbellirci, il coltan per i nostri innumerevoli dispositivi elettronici non abbiano un costo ambientale, sociale e umano? Lo sfruttamento umano e territoriale facciamo tutti finta di non vederlo? Il debito che abbiamo con Africa, Medio-Oriente e Oriente lo vogliamo ignorare? Comodo!

Indignazione, dicevamo, perché alcune persone incappucciate sono state un po' biricchine e i danni dovranno pagarli i contribuenti ticinesi. Cattivoni, voi imbrattatori, se ci fate spendere qualche soldino per della vernice, Romano e i suoi amici di destra non possono chiedere ulteriori sgravi fiscali per i ricconi sfruttatori.

Perché Romano non si indigna quando i suoi amici paragonano i nostri pensionati a dei porci opulenti solo perché chiedono un aumento del 10% per la loro rendita AVS? Perché Romano non si indigna quando vengono a galla grandi frodi fiscali o dubbie operazioni come quelle svolte a Panama? Perché Romano non si indigna per i fumogeni lanciati dalle tifoserie di calcio e hockey e i relativi costi generati per la sicurezza e la pulizia?

Indignez-vous! titolava il libretto di Stéphane Hessel, ma per le ingiustizie, quelle vere, non per le bagatelle.


“Basta con il dumping salariale in Ticino”, sì!

Il prossimo 25 settembre avremo la possibilità di risolvere alcuni dei problemi che caratterizzano negativamente il mondo del lavoro in Ticino. Spesso capita di leggere annunci con i quali un'impresa cerca un impiegato per 1000 fr al mese. Già solo questi annunci dovrebbero farci capire che non è colpa dei frontalieri se da noi esiste una corsa al ribasso dei salari. Il problema sta tutto in chi offre salari indegni e assolutamente insufficienti per condurre la propria vita in Ticino.

L'iniziativa denominata “Prima i nostri” e il relativo controprogetto non risolvono le distorsioni di un mercato del lavoro caratterizzato da una lotta fra poveri: lavoratori frontalieri da una parte e lavoratori residenti dall'altra. Anzi, accentuano questa divisione dando l'illusione di eliminarla continuando però a dare al padronato la possibilità di speculare sui salari. Chiaramente, ciò è utile anche a soddisfare le ambizioni elettorali di chi guadagna punti percentuali proprio grazie all'opposizione Noi-Loro, ma che non ha nessun reale interesse a rafforzare le garanzie reali dei lavoratori.

Efficace, invece, è l'iniziativa del Movimento per il Socialismo, sostenuta anche dal Partito Socialista, denominata “Basta con il dumping salariale in Ticino”. Se attuata, questa iniziativa rappresenterebbe un mezzo concreto in difesa delle lavoratrici e dei lavoratori, contro i salari da 1000 fr al mese. Infatti, la proposta di legge chiede il potenziamento dell'Ispettorato del lavoro portando gli ispettori a uno ogni 5000 lavoratori. Inoltre chiede di introdurre l'obbligo di notifica di ogni contratto di lavoro, registrando in questo modo anche il salario e la funzione. Obbligo che avrebbe un effetto dissuasivo, portando gli stipendi a livelli più umani. In questo modo verrebbe creata una statistica, oggi inesistente, in grado di fotografare nitidamente il brutto fenomeno del dumping salariale.

Il controprogetto a questa iniziativa non raggiungerebbe gli stessi livelli di efficacia, ma rappresenterebbe comunque un passo discreto contro l'umiliazione che subisce chi oggi si vede offrire salari da fame.

Il mondo del lavoro non lo si tutela con la politica dei bla bla tipica di una Destra pronta a lucrare denaro e punti elettorali sulle spalle di chi lavora.

Le nostre lavoratrici e i nostri lavoratori si difendono con contratti collettivi, salari minimi che permettano di vivere con dignità e abolendo ogni forma di precarizzazione. Si difendono accettando l'iniziativa “Basta con il dumping salariale in Ticino” o subordinatamente il suo controprogetto.


Libertà, frontiere e fortuna

Sabato mattina il traffico è intenso sulla A2. Molte famiglie svizzere, germaniche e olandesi si incolonnano a Brogeda con le loro auto cariche di bagagli, di provviste e di giochi da spiaggia. Poche ore di autostrada e le loro vacanze al mare potranno iniziare.

 Io la colonna la evito perché esco a Chiasso, sto andando a Como, dove da diversi giorni, alcune centinaia di disperati hanno dovuto interrompere il loro viaggio verso l'ignoto, verso una vita migliore. Non hanno macchine, bagagli o giochi. Hanno solo i propri corpi, le proprie speranze, i propri sogni. Per loro le froniere sono chiuse.

Arrivo a Como verso le 11.00 di mattina, nel parco sotto piazza San Gottardo ci sono circa 500 persone provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente. Uomini, donne, donne incinte e bambini. Non hanno un tetto, hanno solo alcune coperte per proteggersi un po' dall'umidità del prato – il giorno prima ha piovuto – e dal fresco della notte. Da come si muovono, si guardano e si sorridono, si capisce che malgrado l'infelice situazione hanno fatto amicizia tra loro. Condividono l'esperienza del viaggio, del bivacco, del desiderio di arrivare dove sperano di cominciare una nuova vita.

Alle 11:30 arrivano i volontari della fondazione Firdaus, sono una decina, ci sono le amiche Lisa, Luana, Tania, Myriam; hanno portato il pranzo preparato all'oratorio di Chiasso. Ad aspettarli ci sono anche dei volontari di Como.

Sistemiamo dei tavoli e organiziamo due file per consegnare un piatto di pasta, del pane e della frutta. Malgrado lo sforzo, i maccheroni non bastano per tutti. Qualcuno dovrà accontentarsi di un pezzo di pane e di un po' di frutta.

Non mi fermo a lungo. Poco dopo aver finito la distribuzione del pasto decido di allontanarmi e di tornare a casa. Il senso di impotenza è forte, ho bisogno di ritirarmi nei miei pensieri. Devo fare ordine tra le emozioni vissute in quelle due ore. Cerco di capire cosa ha reso e rende la vita di quelle persone diversa dalla mia. Riprendo la macchina per tornare a Lugano, dove ho una casa e una famiglia che mi aspettano. «Io ho un posto dove andare, – penso – sono un uomo fortunato». E vedo chiaramente cosa differenzia noi da loro: nulla, se non la fortuna di essere nati in questa parte di mondo.

Mi trovo ancora sulla A2, la colonna in direzione Sud è ancora più lunga del mattino. Migliaia di persone che vanno in vacanza. Persone che hanno una casa, un lavoro, po' di denaro e che sono liberi di muoversi, di passare le frontiere. Persone fortunate anche loro, come me.


Vince l'interesse pubblico! *

Siamo contenti, non c'è dubbio. Le votazioni cantonali dello scorso 5 giugno, grazie alla bocciatura della Legge sull’EOC e all'accettazione della tassa di collegamento, hanno sancito la vittoria dell'interesse pubblico contro l'interesse privato di pochi. La salute prima di tutto, sia nel difendere la sanità pubblica, sia nel contrastare l'inquinamento causato dal traffico individuale.

L'Ente Ospedaliero non è in vendita! Questo è ciò che con forza hanno detto le cittadine e i cittadini ticinesi. Determinante è stata anche l'unità delle forze progressiste.

Beltraminelli aveva già imbandito la tavola per i suoi commensali, ma Genolier e la Clinica Santa Chiara sono rimasti a bocca asciutta.

Inoltre, se è vero che la combriccola delle privatizzazioni era pronta a festeggiare la svendita dell'EOC presso un prestigioso ristorante di Bellinzona, gli è andata male anche l'idea della grande abbuffata a carico dei contribuenti.

Giustamente, da più parti, ci si è chiesti se Pellanda e Sanvido, rispettivamente direttore e presidente dell'EOC, siano ancora al loro posto. Probabilmente no!

Peccato, invece, che per poco non sia riuscita anche l'iniziativa «Giù le mani dagli ospedali», ma il 49% raggiunto è un ulteriore segnale che la pianificazione ospedaliera deve maggiormente tenere conto delle necessità della popolazione che chiede una medicina di prossimità.

Come detto, l'altro importante risultato è l'accettazione, seppur di misura, della cosiddetta tassa di collegamento. La grande distribuzione aveva messo in campo forze smisurate, cercando anche di «comprare», con sconti offerti a gran pagina tramite i quotidiani ticinesi, adepti contrari alla tassa. La popolazione non ci è cascata e ha ribadito che il traffico e l'inquinamento hanno superato limiti non più sopportabili. Riduzione del traffico individuale e rafforzamento del trasporto pubblico è ciò di cui abbiamo bisogno e i grandi generatori di traffico dovranno fare la loro parte affinché ciò avvenga.

L'iniziativa popolare «Rafforziamo la scuola media» è stata respinta, ma sappiamo che con «La scuola che verrà», attualmente in consultazione, è in corso un progetto di riforma completa dell'istruzione obbligatoria. Probabilmente le elettrici e gli elettori hanno scelto la via della prudenza. Ora sarà importante e prioritario fare in modo che questa riforma metta realmente al suo centro l'interesse delle allieve e degli allievi, facendo in modo di saper valorizzare le loro passioni e la loro indole.

 

* Apparso su Confronti di Giugno 2016


Per una Massagno rosso-verde

Massagno è da tempo immemore un feudo azzurro, il PPD ha sempre avuto la maggioranza, a volte anche assoluta, sia in Municipio che in Consiglio comunale.

Nel 2004 i conservatori disponevano di 5 municipali su sette, gli altri due erano uno socialista e una liberale. Salda era, per loro, anche la maggioranza nel legislativo.

Con il tempo qualcosa è pian piano cambiato, nel 2008 noi socialisti riuscimmo a conquistare un secondo seggio nell'Esecutivo diventando così, a scapito dei liberali, il secondo partito a Massagno; la maggioranza pipidina in Consiglio comunale smise di essere assoluta e nel 2012 si ridusse ancora scendendo a 14 seggi.

Quattro anni or sono la Lega riuscì a entrare in Municipio e noi Socialisti tornammo ad avere un unico municipale: il sottoscritto.

La nostra azione politica è sempre stata caratterizzata dalla serietà con cui abbiamo affrontato i temi all'ordine del giorno, da un'azione ben radicata sul territorio e coerentemente riportata all'interno delle istituzioni.

Nel corso degli ultimi anni, spesso in sintonia con il gruppo di Massagno Ambiente, la nostra voce è stata l'unica capace di differenziarsi in maniera costruttiva dal grande coro composto dagli altri tre partiti “di governo”.

Lavorare in Municipio non è sempre semplice, la responsabilità è grande, la collegialità spinge tutti verso posizioni condivise. Alcune volte si trovano dei validi compromessi che uniscono l'intera compagine municipale. Altre volte le distanze restano, ma non emergono pubblicamente. Ciò non vuol dire essere disfattisti o essere dogmatici. Ciò significa vedere le cose da una prospettiva diversa, con maggiore attenzione nei riguardi di alcuni aspetti che noi Socialisti riteniamo prioritari. Più libera è, invece, l'azione in Consiglio comunale.

La grande novità di questo appuntamento elettorale è l'unità tra Socialisti e Verdi sfociata in una lista unica sia per il Municipio che per il legislativo. Territorio, ambiente, anziani e giovani sono i temi principali che noi vorremmo portare avanti. Le idee non ci mancano di sicuro e alcune proposte verranno lanciate appena la nuova legislatura sarà ufficialmente iniziata.

Come sempre, il nostro lavoro richiede il vostro consenso e la vostra fiducia. Ed è ciò che oggi vi chiedo. Lo chiedo per me e per le persone che hanno scelto di candidarsi per la lista unitaria di Socialisti e Verdi. Ma soprattutto lo chiedo per quella parte di Massagnesi che apprezza il nostro agire.


Lunga vita al Cinema Lux!

A Massagno la legislatura si chiude in ricchezza. Il consuntivo del 2015 presenta un inaspettato avanzo di quasi 3 milioni di franchi, proprio un bel gruzzoletto!

Certo, gli importanti progetti in corso e quelli che presto bisognerà affrontare ci chiedono di restare prudenti. Ma è anche vero che il Municipio che verrà potrà forse iniziare a ragionare approfonditamente su una nuova stagione di investimenti.

Penso in particolare al Cinema Lux che in questi giorni si appresta a congedarsi dal suo storico e stimato gestore, Maurice Nguyen, al quale deve andare la gratitudine di tutta la comunità massagnese per i 15 anni di completa devozione a quella che da sala cinematografica di paese è diventata un punto di riferimento per l'intero Cantone.

Nel 2011 il Partito Socialista si era fatto promotore di una mozione interpartitica per chiedere al Comune di «realizzare nello stabile Lux ristrutturato un centro di attività per la cultura, il cinema, lo svago e per sviluppare incontri associativi».

Consiglio Comunale e Municipio hanno dimostrato attenzione e sensibilità e qualcosa è stato fatto. Il Cinema è stato dotato di un sistema digitale di proiezione e l'impianto audio ammodernato. È stato realizzato anche uno studio per la completa ristrutturazione della sala cinematografica, del sottostante salone Cosmo e per l'insediamento della scuola di cinema CISA nell'adiacente stabile dell'Azienda elettrica.

Per quanto riguarda il CISA sono stati compiuti dei passi concreti, infatti questo istituto assumerà la gestione del cinema. Inoltre, la scuola sta cercando i finanziamenti necessari per trasferire a Massagno i primi due anni dei suoi cicli di studio in modo che l'operazione risulti a costo zero per il comune.

Resta però aperta la questione se e come restaurare gli spazi del Lux e del Cosmo, mettendoli finalmente in comunicazione diretta senza più dover passare dall'esterno. Alcune idee sono già state esaminate dal municipio, ma le finanze degli anni passati chiedevano prudenza. Ora qualche soldo in più c'è e approfittando anche dei bassi tassi d'interesse, forse è giunto il momento di riprendere in mano la questione.

La mozione proponeva anche la creazione di una piccola seconda sala cinematografica che dovrebbe affiancare quella principale, sempre più spesso sfruttata per manifestazioni ed eventi pubblici che attualmente interrompono la regolare programmazione.

Ormai nel luganese le sale cinematografiche stanno tutte morendo, il Lux merita particolare attenzione, diamogliela!


Massagno: è giunta l'ora del centro giovanile

Era il 2005 quando il gruppo socialista in consiglio comunale presentò una mozione per la realizzazione a Massagno di un centro giovanile diretto da una figura professionale. Dopo un iter “parlamentare” durato alcuni anni, nel 2010 il comune decise di assumere un animatore giovanile, ma rinunciò alla creazione di un centro per i giovani. Il nostro gruppo, pur ritenendo lodevole la scelta di impiegare un professionista in grado di occuparsi di attività giovanili, ha sempre valutato questa soluzione incompleta.

Negli anni, l'animatore ha saputo costruire una rete di contatti con le ragazze e con i ragazzi di Massagno (ma non solo), conquistandone la loro fiducia. Svariate sono state le attività finora svolte, ma secondo me, per risultare veramente efficace, a questo servizio manca qualcosa, ovvero un luogo che gli adolescenti possano riconoscere come loro seconda casa: un centro giovanile.

La scheda che la Carta delle politiche giovanili dedica a questo argomento dice che «il Centro è un luogo che stimola la partecipazione attiva e l'interazione sociale, ove si cerca di sollecitare i giovani a sviluppare la propria personalità, creatività e identità individuale e culturale, nel quale viene riconosciuto il diritto all'ozio». Questo passaggio fa ben intuire come ancor più di una persona che pensi a organizzare delle attività per e con i giovani, sia importante un luogo dove i ragazzi siano promotori e realizzatori delle attività a loro stessi rivolte, diventando, come in un film, attori e registi della loro crescita.

L'importante utile del consuntivo 2015 dimostra che Massagno è un comune con finanze solide e concrete opportunità di investimento. Inoltre non è esclusa la possibilità di ottenere sussidi da parte del Cantone. È quindi giunto il momento che Massagno si faccia promotore presso gli altri comuni del comprensorio scolastico (Savosa e Vezia) della realizzazione di un centro giovanile che permetta agli adolescenti di incontrarsi regolarmente, dove costruire relazioni di amicizia al di fuori di un tempo organizzato rigidamente. Un luogo dove ragazze e ragazzi possano soddisfare le loro esigenze creative e ricreative, dove essere protagonisti.


I miei primi quattro anni in municipio

La mia prima legislatura in municipio sta per concludersi e, se lo vorrete, mi piacerebbe poter essere al servizio della cittadinanza per altri quattro anni.

Questa prima esperienza istituzionale non è sempre stata facile, la nostra posizione di minoranza certe volte richiede molte energie. All'interno dell'esecutivo, su alcuni temi, ci sono stati momenti di contrapposizione, anche forte. Ma anche momenti di soddisfazione.

Come capodicastero Ambiente e Genio civile ho potuto portare aventi l'approvazione del Piano generale smaltimento delle acque (PGS) che presto entrerà nella sua fase di realizzazione con la prima tappa all'incrocio tra via Tesserete e via San Gottardo.

Ho ottenuto l'introduzione dei sussidi per l'acquisto di una bicicletta elettrica, oltre alla messa a disposizione di due e-bike noleggiabili gratuitamente presso la Casa Comunale. Ma la soddisfazione più grande per il mio dicastero, è stata l'introduzione della Tassa sul Sacco. Anche se il parto è stato decisamente travagliato, finalmente il Comune di Massagno si è allineato alla legislazione Cantonale e Federale e ora la tassa sui rifiuti rispetta il principio della causalità: chi più inquina, più paga. Anche il Centro Ciusarella ha visto qualche innovazione e altre ne vedrà presto. Da un paio di anni abbiamo aperto il “Barattolo”, uno spazio dove poter dare nuova vita a piccoli oggetti ancora in buono stato salvati dalla discarica. Nei prossimi giorni, inoltre, verrà introdotta la raccolta delle plastiche. Assieme alla riorganizzazione delle varie aree di raccolta differenziata presenti sul territorio comunale, dove sarà presto possibile smaltire in maniera idonea la carta e il vetro, questi sono importanti passi in favore di un ambiente più pulito.

Il lavoro da fare è ancora molto, il nostro Comune ha davanti a sé importanti sfide che richiedo molto impegno e molta attenzione. Nei prossimi anni bisognerà consolidare il progetto di copertura della Trincea, ci sarà la sistemazione dell'asse stradale di via San Gottardo, si potrà finalmente iniziare a parlare seriamente della chiusura di via Selva e molti altri progetti ci vedranno impegnati.

Io sono pronto e spero di avere al mio fianco un forte gruppo in consiglio comunale, ma soprattutto mi auguro di avere il vostro sostegno.


Rifiuti a Massagno: «Non sono stato io!»

Ad aprile ci saranno le elezioni comunali e a Massagno c'è chi freme per un posto in Municipio. Stiamo parlando di P. Bouvet, attuale consigliere comunale della Lega, che con l'evidente intenzione di prendere il posto del suo collega di partito in Municipio, ha scelto di farsi notare prendendosela con me, municipale socialista, con una campagna monotematica e assillante. Per questo non posso fare altro che ringraziare il Bouvet per le sue attenzioni, segno evidente della grande stima che egli prova nei miei confronti.

Infatti, leggendo le molte prese di posizione dell'aspirante leader locale della Lega sembra che io a Massagno abbia pieni poteri per fare il bello e il brutto a mio piacimento. Egli ritiene che la cosiddetta Tassa sul sacco sia stata pensata, preparata e decisa da me in piena autonomia, dimenticando (o forse ignorando) che in Municipio le decisioni vengono prese assieme agli altri colleghi: qualche volta a maggioranza, altre volte all'unanimità. Ma mai in minoranza. Può anche capitare che alcune decisioni vengano prese contro il parere del capodicastero competente.

È vero che il buon Bouvet è stato un po' imboccato dal giornaletto del PPD massagnese dove si sostiene che il capodicastero, cioè io, abbia tenuto la Tassa sul sacco nel cassetto per troppo tempo. Ma precisiamo subito che io un ufficio in Municipio non ce l'ho e quindi nemmeno un cassetto dove nascondere i documenti.

Dopo la sua bocciatura nel 2009, da parte dei consiglieri leghisti e da buona parte di quelli pipidini, il messaggio municipale della Tassa sul sacco è stato conservato in un cassetto dell'Ufficio tecnico in attesa che il consenso politico attorno a un tema da sempre controverso potesse maturare a sufficienza per essere ripreso e tornare all'ordine del giorno. Quel momento è giunto grazie a due eventi più o meno contemporanei. Il primo è stato il legittimo ricorso di un cittadino a seguito del quale il Consiglio di Stato ha stabilito che la vecchia tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti di Massagno non era conforme al principio di causalità, quello secondo il quale chi più inquina più deve pagare. Il secondo evento è stata la giravolta spaziale che il consigliere di stato Zali ha imposto, non senza imbarazzo generale, ai suoi colleghi di partito. Infatti, in risposta a un'iniziativa parlamentare dell'allora deputato Manuele Bertoli, il leghista Zali ha proposto l'introduzione di una Tassa cantonale sul sacco.

Tornato d'attualità il tema della Tassa sul sacco, con l'Ufficio tecnico di Massagno e con tutto il Municipio, non io da solo, ci siamo adoperati lungamente e incessantemente affinché si potesse presentare al Consiglio Comunale un Regolamento per la gestione dei rifiuti condiviso e condivisibile, che potesse soddisfare tutte le sensibilità politiche. Così è stato, infatti il Regolamento ha ottenuto l'approvazione di tutte le forze politiche presenti a Massagno.

Grande imbarazzo, dicevamo, per i leghisti, e forse il Bouvet si è trovato un po' disorientato. In Consiglio Comunale, anche lui, con tutto il suo gruppo, ha approvato la Tassa sul sacco. Ma forse ha paura di essere venuto meno a qualche vecchio dogma leghista, quindi ogni due giorni se ne esce da qualche parte con incomprensibili accuse e critiche relative a qualcosa che lui stesso ha accettato, dicendo però che la colpa è la mia. «Non sono stato io!», dice lui...


Non è solo mezz'ora!

Il prossimo 28 febbraio voteremo, tra le varie cose, anche la nuova legge sugli orari dei negozi. Il nostro invito è chiaramente di votare No, per diversi motivi.

Prima di tutto il nostro pensiero va al personale di vendita che risulterebbe sicuramente penalizzato da questa riforma. La mezz'ora in più non permetterebbe di certo l'assunzione di nuovo personale, ma porterebbe a un maggiore spezzettamento dei turni di lavoro.

Già ora molti addetti alla vendita dei grandi magazzini vengono assunti con contratti di poche ore settimanali e impiegati senza regolarità ma su chiamata, spesso solo negli orari di punta. Questo impiego a scaglioni impedisce alle lavoratrici e ai lavoratori di fare rientro al proprio domicilio tra un turno e l’altro con l’evidente e grave conseguenza di essere «occupati» un’intera giornata ma stipendiati per poche ore di lavoro. A essere penalizzata sarebbe anche l’intera vita famigliare del personale di vendita composto in maggioranza da donne, tra le quali molte madri che si vedrebbero costrette a fare maggior affidamento sugli asili nido, i cui orari di apertura sono generalmente inferiori rispetto a quelli dei negozi. Consideriamo, infatti, che il personale di un grande magazzino che chiude alle 19.00, continua a lavorare (spesso «gratuitamente») almeno fino alle 19.30/20.00 per riordinare e riempire gli scaffali delle merci mancanti.

Questa «sola» mezz’ora è un ulteriore passo verso la liberalizzazione degli orari di apertura che ha tutta l’aria della «tattica del salame», un passo alla volta fino all’apertura 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ricordiamoci che a livello federale è già stata presentata una proposta dal senatore Lombardi, che mira ad ampliare l’orario di apertura dei negozi fino alle 20.00 durante tutto l’anno. Inoltre la legge in votazione contempla alcune deroghe, come quella che permette ai negozi annessi ai distributori di benzina di aprire dalle 6.00 alle 22.30.

Un altro preoccupante aspetto da considerare è che i piccoli commerci difficilmente potrebbero resistere alla concorrenza della grande distribuzione la quale risulterebbe certamente favorita dall’estensione degli orari di apertura dei negozi. I piccoli commercianti non posso disporre di un gran nummero di dipendenti da occupare a piacimento e la mezzora in più non garanirebbe sufficienti affari per stipendiare nuovo personale.

Non bisogna nemmeno sottovalutare il fatto che un’ulteriore estensione degli orari dei negozi aprirebbe le porte al prolungamento degli orari di apertura anche negli altri settori professionali, come gli asili nido, appunto, o i mezzi trasporto pubblici, portandoci sempre più verso quella «vita senza pause, attiva in qualsiasi momento del giorno o della notte» descritta da Jonathan Crary nel suo libro «24/7»: Il capitalismo all'assalto del sonno.

Si può facilmente capire che in ballo non c’è solo una mezz’ora in più, ma proprio il tipo di società in cui vogliamo vivere e che vogliamo costruire. Questa mezz’ora potrebbe avviare un circolo vizioso dove a pagare sarebbero sempre i soliti, le lavoratrici e i lavoratori.


Massagno: nuovi servizi e nuovo regolamento per i rifiuti

Il prossimo 19 ottobre, il Consiglio Comunale di Massagno sarà chiamato a pronunciarsi su due Messaggi Municipali che riguardano importanti innovazioni nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti.

Con un primo Messaggio, il Municipio chiede un credito di 70'000.-- franchi per poter potenziare, ma in alcuni casi creare da zero, dieci punti di raccolta separata distribuiti su tutto il territorio del Comune. I rifiuti che in questi punti si potranno consegnare sono principalmente la carta e il vetro, in alcuni ci saranno anche i contenitori per le piccole batterie e per i sacchi della spazzatura. 

Questa proposta va a porre rimedio ai disagi che alcune cittadine e alcuni cittadini hanno vissuto con la riduzione dei giri di raccolta della carta. Inoltre, le attuali campane per il riciclaggio del vetro verranno sostituite con dei contenitori maggiormente decorosi nell'aspetto e meno rumorosi.

Con un secondo Messaggio, il Municipio propone la modifica del Regolamento per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, introducendo il principio di causalità (la cosiddetta “tassa sul sacco”) secondo il quale chi più inquina più paga, chi meno inquina meno paga.

Il Messaggio Municipale tiene conto della nuova impostazione assunta dal dipartimento del Territorio e il nuovo Regolamento di Massagno è già adeguato per potersi integrare con l'eventuale introduzione di una tassa cantonale al posto di quella comunale.

Nel calcolare il costo della nuova tassa sui rifiuti, il Municipio è stato attento a fare in modo che per la cittadinanza non risulti esserci un maggiore aggravio finanziario rispetto all'attuale tassa basata sul numero dei locali. Si è infatti previsto un costo del sacco decisamente sopportabile, quello da 35 litri dovrebbe costare 1.15 franchi.

Queste due nuove misure vanno a rinforzare i servizi di cui già oggi la popolazione di Massagno può usufruire: il Centro separati di Ciusarella dove è possibile smaltire quasi ogni genere di rifiuti e dove da ormai un anno è stato aperto il Barattolo, un locale dove è possibile prendere e/o lasciare gratuitamente oggetti ancora utilizzabili.


Per una maggiore e migliore ridistribuzione della ricchezza

Il prossimo 14 giugno, saremo chiamati alle urne per esprimerci su diversi temi, tra questi anche l'iniziativa popolare denominata «Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS».

In sostanza, si tratta di introdurre un'unica imposta federale sulle grandi eredità, quelle che superano i 2 milioni di franchi e solo sulla parte che oltrepassa questa cifra. L’aliquota d’imposta proposta è del 20 per cento, meno di quella applicata in Germania (30%), in Francia (40%), in Gran Bretagna (40%) o negli Stati Uniti (35%).

È prevista anche una serie di esenzioni, per esempio per le successioni e le donazioni in favore del coniuge o del partner registrato oppure di una persona giuridica esentata dal pagamento delle imposte. Inoltre, per salvaguardare le imprese e le aziende agricole a conduzione famigliare, è prevista una riduzione dell'aliquota a condizione che gli eredi ne proseguano l'attività per almeno 10 anni.

Due terzi del ricavato di questa imposta andrà a finanziare e quindi rinforzare l'Assicurazione Vecchiaia e Superstiti (AVS). L'altro terzo verrà ripartito tra i Cantoni, i quali dovranno abolire le attuali imposte sulle successioni in favore di quella federale ora proposta.

Per una volta si propone di tassare i grandi capitali di pochi in favore delle rendite di molti, in questo caso l'AVS. Infatti è bene ricordare che metà del patrimonio svizzero è posseduto dal 2% soltanto della popolazione. Ciò vuol dire che questa minuscola parte di persone ha in mano, da sola, la stessa quantità di ricchezza posseduta da tutto il restante 98% della popolazione svizzera.

Si tratta indubbiamente di un'iniziativa equa e ben ponderata, un passo importante verso una più efficace ridistribuzione della ricchezza.

Contrariamente a quanto vuole farci credere l'iconografia usata dai contrari, questa iniziativa non va a segare il ramo su cui siamo seduti. Diciamo, piuttosto, che sfoltisce un po' le fronde più avide di ricchezza, andando finalmente a rinforzare la struttura portante che permette all'intero albero di reggersi in piedi: le radici e il grosso tronco composto dalla grande maggioranza della popolazione.

Votiamo sì a questa iniziativa che toglie poco a pochi per dare molto a molti.


La vecchia politica di avvocatini e parrucconi

Presto la campagna elettorale sarà finità, apriranno i seggi, le cittadine e i cittadini eserciteranno il loro diritto di voto come meglio crederanno e si tireranno le somme. Ci saranno 95 candidati eletti che festeggeranno.

Ci saranno anche 570 candidati che non saranno eletti. Alcuni di questi saranno contenti così, quelli che si erano messi a disposizione per dare una mano al loro partito, ma che non avevano nessuna aspettativa. Altri saranno contenti di avere avuto l'occasione di farsi conoscere e di aver posto le basi per la loro crescita politica in vista di future elezioni. Altri ancora saranno un po' tristi, delusi.

Sono quelli che ci hanno provato credendoci e sperando di essere realmente eletti. Tra questi ultimi ci sono gli ambiziosi, quelli che attraverso la politica vorrebbero rinforzare la loro posizione sociale e professionale, che vorrebbero acquisire una posizione di potere.

Ma ci sono anche quelli che nonostante tutto, continuano a credere che fare politica voglia dire fare gli interessi della popolazione, dei senza voce, di quelli che non riescono a trovare uno spazio e un ruolo in questa società fatta di squali e pescicani. Ecco, io, nonostante tutto, continuo a credere in questa politica, ma non sarò eletto.

Non sarò eletto, perché le istituzioni politiche sono in mano ai parrucconi che si riempiono la bocca con parole di rinnovamento, ma che quando giunge l'ora di farsi da parte e di lasciare spazio a nuove figure politiche pronte a rinnovare qualche ingranaggio ormai arrugginito, non si spostano di un millimetro. Persone che continuano a dire che i “giovani sono il nostro futuro”, mentre tu continui a invecchiare, tanto giovane ormai non lo sei più e ti chiedi quando il tuo futuro diventerà finalmente il tuo presente.

A me questo mondo di avvocatini e parrucconi non piace. Continuo a sognare un mondo migliore, dove i più sfortunati non saranno solo l'oggetto degli urlatori della domenica mattina, per i quali poi non si fa niente di concreto.

Continuo a credere in un mondo dove le lavoratrici e i lavoratori devono essere messi al centro dell'attenzione e dell'azione politica, perché questo è il problema delle ticinesi e dei ticinesi. Senza un lavoro garantito e giustamente retribuito non possono esserci giustizia e sicurezza sociale. La mancanza di un lavoro e di un reddito garantito crea tutta una serie di distorsioni sociali che pesano ulteriormente sulle spalle di chi già fa fatica ad arrivare a fine mese. Al suo estremo, potrebbe creare una situazione di esclusione sociale.

Oggi è lo Stato a essere chiamato a rimediare a questa situazione, attraverso l'assicurazione disoccupazione, l'assistenza, i sussidi di cassa malati eccetera. E per fortuna che è così! Ma non bisogna dimenticare che queste conquiste sociali sono continuamente sotto attacco da parte delle destre liberiste che, ignorando volutamente ed egoisticamente il circolo vizioso in cui ci stanno mettendo, pretendono sempre maggiore flessibilità e insicurezza sui posti di lavoro, sottraendo le aziende alla loro responsabilità sociale.

Come detto, io non sarò eletto, ci sono troppi “mostri sacri” sul mio cammino verso il Parlamento. Ma questo non vuol dire che il 19 aprile terminerà il mio impegno per una società più giusta. Continuerò a chiedere maggiore sicurezza sociale, continuerò a chiedere un rinnovamento della politica. Continuerò il mio lavoro e continuerò a farlo con chi vorrà condividere con me questi obiettivi.


Pigioni moderate, i comuni facciano la loro parte

Negli scorsi giorni è stato messo in consultazione, da parte del governo ticinese, il Piano cantonale dell'alloggio. Questo studio dimostra come la disponibilità di appartamenti a pigione moderata sia ancora insufficiente, in particolare nel Luganese e nel Locarnese, e che ancor più grave sarà la situazione in futuro. La scarsa previsione di disponibilità di questo tipo di abitazioni è dovuta a un fenomeno già in corso e che sta mettendo in difficoltà parecchie famiglie e in particolare le persone anziane.

Esiste un vasto parco immobiliare composto da palazzi costruiti negli anni '80 che ora necessitano di essere ristrutturati e che spesso vengono messi in vendita.

Molto rari sono i casi di ristrutturazioni effettuate permettendo la continuità abitativa a chi vi risiede. Nella magior parte dei casi, gli inquilini vengo sfrattati e gli appartamenti, una volta ristrutturati, vengono poi affittati a costi più alti. Capita, quindi, che molte famiglie si trovino nella necessità di trovare un nuovo appartamento. Va da sé che per queste persone è purtroppo impossibile trovare una nuova sistemazione alle stesse condizioni della precedente, molto spesso devono cambiare completamente zona e pagare una pigione più. Ancor più difficile è la situazione per le persone anziane che dopo aver trascorso un'intera vita nella stessa casa si trovano costrette a confrontarsi con lo stress psicologico dovuto alla ricerca di una nuova sistemazione e con quello dovuto al traslocco.

Il Piano cantonale dell'alloggio qualche suggerimento per ovviare alla mancanza di abitazioni a pigione moderata lo dà. In questo ambito, secondo me almeno tre devono essere le vie da percorrere e tutte devono avere l'ente pubblico come attore principale.

Prima di tutto, le amministrazioni comunali devono introdurre nei propri piani regolatori precise e sufficienti aree destinate ad alloggi a pigione moderata.

Una volta stabilite queste aree, l'ente pubblico ha a disposizione due alternative. Una è che si faccia promotore diretto edificando esso stesso sui terreni di sua proprietà. Un'altra è che, attraverso un diritto di superfice, i propri terreni li metta a disposizione di fondazioni o cooperative specializzate in costruzioni di questo tipo. In questo ambito, molto abbiamo da imparare dalla Svizzera tedesca, dove le cooperative sono una realtà consolidata da parecchio tempo.

Un'altra possibilità che andrebbe seriamente presa in considerazione, soprattutto per le città, è che queste creino un fondo destinato all'acquisto degli immobili popolari che vengo messi sul mercato. In questo modo si può sottrarre una gran quantità di abitazioni alla speculazione sempre più imperante e che sappiamo mettere in difficoltà parecchie famiglie. La maggior sensibiltà dell'ente pubblico dovrebbe permettere di evitare quegli sconsiderati sfratti a cui stiamo assistendo sempre più spesso.

Il problema esite già e può solo peggiorare, bisogna agire in fretta, magari aproffittando dei bassi tassi ipotecari.


Cure dentarie, serve molto di più

Da qualche giorno abbiamo iniziato a raccogliere le firme per l'iniziativa popolare denominata “Per il riborso delle cure dentarie”, frutto di un lavoro unitario tra il ForumAlternativo, il Partito Socialista e il sindacato UNIA.

Con questa inziativa chiediamo che il Cantone istituisca un'assicurazione per le cure dentarie di base a beneficio delle persone residenti, oltre che promuovere in collaborazione con i Comuni un dispositivo di prevenzione in materia di salute bucco-dentaria e una rete di cliniche dentarie.

A parer nostro, quello delle spese per la cura dei denti è un problema che coinvolge molte persone. È noto e provato che una parte consistente della popolazione rinuncia a questo tipo di cure a causa del loro alto costo. Secondo uno studio pubblicato nel 2009 dalla Rivista medica svizzera (RMS), esiste «una correlazione diretta tra la posizione sociale sfavorita di una persona e il manifestarsi della paradontosi», cioè della perdita dei denti.

Oggi, solo una minima parte delle cure dentarie è rimborsata da una qualche forma di assicurazione. Secondo l'Ufficio federale di statistica, nel 2010, il 4,6% dei costi per le cure dentarie è stato rimborsato dalle assicurazioni private; l'1,4% dall'assicurazione di base (LaMal) e il 2,2% dalle prestazioni complementari. Il restante 89%, viene quindi pagato direttamente dai pazienti. Sempre l'Ufficio federale di statistica ha calcolato che attualmente ogni persona spende, in media, 450 franchi all'anno per le cure dentarie, pari al 20% della sua spesa totale per cure mediche.

Un altro studio, questa volta dedicato ai redditi e alla qualità di vita in Svizzera, ha sottolineato come le persone che rinunciano alle cure dentarie sono ben più numerose di quelle che rinunciano ad altri tipi di cure mediche. Secondo i dati relativi al 2007, il 35% della popolazione non si è sottoposto a un controllo dentistico annuale.

È quindi abbastanza chiaro che la cura e la salute dei denti dipendono fortemente dalla situazione finanziaria delle singole economie domestiche. Il successo della nostra iniziativa permetterà da un lato di ridurre fortemente il peso di queste cure sul budget delle famiglie, e dall'altro di ridurre gli effetti negativi sulla salute derivanti da una pessima o mancata cura dell'apparato bucco dentale.

Non bisogna, infatti, dimenticare che molte malattie e il loro aggravarsi, come ad esempio il diabete, hanno una diretta correlazione con la non presa a carico delle cure dentarie. Una maggiore prevenzione, specialmente per le persone con un basso reddito, avrà anche l’effetto di abbassare i costi generali della salute.

Pertanto non vi resta che firmare l'iniziativa popolare “Per il rimborso delle cure dentarie”, trovate il formulario e altri argomenti in suo favore qui.


Autogestione: una necessità culturale da preservare

È vero, lo ammetto, non sono un grande frequentatore del Centro sociale il Molino di Lugano, ci sono stato poche volte. Ci sono stato settimana scorsa per sentire dei miei amici che hanno suonato nella Fiasca, una sala non molto grande, con bar, ideale per concerti intimi. Alcuni mesi fa, nella sala cinema, ho assistito ad una conferenza dedicata alla resistenza di Kobanê, la città curda che ha sconfitto i miliziani dello Stato Islamico. Negli anni passati sono stato ad altri concerti nella sala più grande, a un paio dei tanti mercatini che si svolgono nella corte di ingresso e in altre occasioni.

Se si va a visitare il sito del Molino (http://www.inventati.org/molino/) si scopre che gli autogestiti propongono una grande varietà di attività ed eventi, dal cinema alle conferenze, dai concerti ai mercatini di vario genere, dalle gare di improvvisazione poetica ai dj-set e altre cose ancora.

Tanti giovani vanno al Molino perché sanno che con pochi soldi possono passare una serata in compagnia. Sanno che lì nessuno dice loro come si devono vestire, che nessuno li vuole uniformare, che sono liberi di esprimere ciò che sono senza dover temere giudizio alcuno: sono liberi di essere sé stessi.

Di fronte al proliferare di locali notturni alla moda, che godono di successo finché non ne arriva uno nuovo ancora più alla moda, aperti (e chiusi) da facoltosi signori della notte le cui ricchezze non sempre sono limpide quanto l'immagine che voglio dare di sé, di fronte a questa uniformità sub-culturale il Molino resiste proponendo una cultura-altra che difficilmente trova spazio in altri contesti che non siano quelli dell'autogestione.

Chi vuole mettere in discussione l'esistenza stessa del Molino non ha capito il valore sociale di questo luogo, non ha capito che non si può giudicare tutto e tutti in maniera schematica, non ha capito che essere fuori dagli schemi non è né una colpa né un reato. Per giudicare un'esperienza non di massa, come quella dell'autegestione, è necessario un approcio emico e non etico, sopratutto se inspiegabilmente, ed erroneamente, si è convinti che la propria etica sia quella giusta...


Municipale di minoranza

Essere municipale socialista a Massagno non è facile, ma nemmeno impossibile. Chi di voi in questi anni ha seguito l'attività politica del nostro Comune, si è ben reso conto della distanza che spesso c'è stata e c'è tra noi socialisti e la maggioranza che governa la cosa pubblica. Le differenze a noi non disturbano, sappiamo conviverci. Siamo abituati a credere in noi stessi, nelle nostre idee e nelle nostre azioni, senza pretendere che la si pensi come noiMa non per tutti è così.

C'è chi vorrebbe amministrare il Comune con un accordo sempre unanime. Impossibile, sarebbe grave se le differenze di opinione sparissero. E allora noi, io in Municipio, proviamo comunque a portare il nostro contributo, cercando di indirizzare l'azione dell’Esecutivo verso soluzioni che riteniamo essere le più ragionevoli, tenendo sempre presente che la nostra azione deve tendere verso il più ampio interesse pubblico possibile.

Per dovere di collegialità, non posso riportarvi quelle che potremmo chiamare le battaglie perse, ma posso dirvi quali sono i piccoli passi fatti da quando sono municipale.

Da oltre due anni è possibile beneficiare di un sussidio per l'acquisto di una bicicletta elettrica, e se prima di comprarla preferiste provarla, dallo scorso anno è possibile noleggiare gratuitamente presso la cancelleria del comune (ma anche presso altri comuni della collina) due biciclette elettriche che potrete usare per un'intera settimana. 

Da qualche mese, presso il centro raccolta rifiuti di Ciusarella è stato aperto uno spazio di scambio per quegli oggetti che invece di essere gettati possono godere di una seconda vita. Abbiamo scelto di chiamare questo luogo «Barattolo» perché,purtroppo, non è molto grande e richiama il valore del baratto. 
Più burrascosa è la questione dei rifiuti. Sappiamo che la necessità di introdurre una tassa causale per la loro raccolta non trova il consenso di tutte le forze politiche. Stiamo quindi cercando il giusto equilibrio che possa soddisfare tutti in modo da arrivare a una proposta condivisa nelle prossime settimane. Nel frattempo, purtroppo, le non buone condizioni finanziare del Comune hanno spinto il Municipio a una riduzione del servizio di raccolta rifiuti. Stiamo valutando l’ipotesi di facilitare il recupero della carta posando una decina di contenitori sparsi sul territorio comunale.

In questo ultimo anno di legislatura, altre sfide attendono me, il nostro gruppo in consiglio comunale e la nostra sezione formata da ottime persone, amiche e amici con cui si lavora sempre in piena sintonia!


Sostegno agli operai Exten

A Mendrisio, gli operai della Exten hanno iniziato uno sciopero per protestare contro il taglio del 26% del loro stipendio. Ieri, con altre compagne e con altri compagni, siamo stati all'assemblea che si è tenuta davanti ai cancelli della fabbrica. La prossima assemblea degli operai sarà domani, lunedì, alle 14:00 e ce ne sarà una ogni giorno, sempre alle 14:00.

Gli operai stanno lottando per difendere la dignità del loro lavoro e per garantire un futuro all'azienda. Seguendo i propri turni di lavoro, fanno in modo che ci sia sempre un gruppo di operai di picchetto davanti ai cancelli.
Potete forse immaginare lo stato d'animo in cui si trovano. Malgrado la determinazione, è normale che in loro si manifesti anche un sentimento di preoccupazione e di incertezza per il futuro loro e delle loro famiglie.
La loro lotta è la lotta di molte lavoratrici e di molti lavoratori che in questi giorni stanno subendo gli stessi soprusi: aumento non retribuito delle ore di lavoro, tagli dello stipendio e addirittura minacce di delocalizzare l'azienda se gli operai non si piegano al volere dei padroni.
La loro lotta è la nostra lotta! Per questo motivo è necessario che gli operai della Exten sappiano che noi siamo con loro, che siamo con tutte le lavoratrici e con tutti i lavoratori. Per questo, se potete, siete invitati a partecipare alle assemblee di fabbrica e a firmare la petizione di sostegno che trovate aprendo questo link.


No all'iniziativa iniqua del PPD

Il prossimo 8 marzo si voterà anche sull'iniziativa del PPD denominata «Sostenere le famiglie, esentare dalle imposte gli assegni per i figli e gli assegni di formazione». Il titolo è allettante, ma bisogna fare attenzione.

A causa della progressività delle imposte, questa nuova esenzione andrebbe a favorire principalmente le famiglie più benestanti, mentre che quelle meno abbienti verrebbero favorite solo in maniera marginale o addirittura per nulla.

Il Consiglio federale fa notare che l'accettazione di questa iniziativa costerebbe alla Confederazione, ai Cantoni e ai Comuni circa un miliardo di franchi in minori incassi. Cantoni e comuni sarebbero quindi costretti a trovare il modo di compensare queste minori entrate attraverso misure di risparmio, per esempio riducendo servizi e prestazioni sociali, o aumentando le imposte dirette.

In Svizzera beneficiamo già di una politica familiare socialmente attenta. Oggi le famiglie con figli godono di un importante sostegno attraverso sgravi finanziari di vario genere, per esempio con le riduzioni dei premi di Cassa malati previste per i figli minorenni.

Gli stessi assegni familiari sono un importante sostegno finaziario per la cura, la crescita e la formazione dei figli. Inoltre, è bene sottolineare che gli assegni familiari costituiscono una componente dello stipendio versato dal datore di lavoro, e che come tali non dovrebbero beneficiare di un trattamento fiscale speciale.

Le deduzioni fiscali di cui le famiglie con figli possono attualmente benficiare, rappresentano per l’imposta federale diretta, sgravi per circa 900 milioni all’anno. Mentre che per le imposte cantonali e comunali, le minori entrate dovute alle deduzioni già oggi in vigore, sono stimate in 2,2−2,7 miliardi di franchi annui.

Possiamo, dunque, facilmente concludere dicendo che le famiglie con figli godono già di sufficiente attenzione attraverso sgravi fiscali e aiuti finaziari, e che non si vede il bisogno di un ulteriore sgravio che come detto andrebbe a vantaggio quasi esclusivo delle famiglie benestanti.

 

Ci sembra, quindi, di avere sufficienti argomenti per respingere questa iniziativa.


No all'iniziativa "Imposta sull'energia invece dell'IVA"

Il prossimo 8 marzo, le cittadine e i cittadini ticinesi saranno chiamati ad esprimersi su l'iniziativa dei Verdi Liberali denominata «Imposta sull'energia invece dell'IVA» che chiede l'introduzione di una tassa sulle fonti di energia non rinnovabili come petrolio, gas naturale, carbone e uranio, e che questa nuova imposizione venga compensata con l'abolizione dell'IVA.

L’iniziativa prevede anche varie misure intese a impedire che, a causa di questa nuova imposizione, le imprese in Svizzera siano svantaggiate rispetto alla concorrenza estera. In particolare le imprese a forte consumo energetico potrebbero essere esonerate totalmente o in parte dall’imposta sull’energia.

Quindi questa nuova imposta invece di gravare sui grandi consumatori di energia, andrebbe ad intaccare i bilanci delle economie domestiche private, in particolare di quelle a basso reddito che vedrebbero svariate voci di spesa aumentare. Per esempio difficilmente questa nuova imposta andrembe ad incentivare la sostituzione dei tradizionali impianti di riscaldamento negli immobili speculativi i cui aumentati costi di riscaldamento semplicemente verrebbero riversati sugli inquilini.

È bene ricordare anche che l’IVA fornisce un importante contributo al finanziamento dei compiti dello Stato. Nel 2013 i suoi proventi sono stati di 22,6 miliardi di franchi, ossia oltre un terzo delle entrate della Confederazione, di cui 2,8 miliardi sono stati riversati nelle casse dell’AVS e più di un miliardo in quelle dell’AI.

Se l'iniziativa dovesse avere successo, la Confederazione, dopo aver abolito l'IVA, si troverebbe nell'assurda situazione di dover introdurre una nuova tassa che vada a rimpiazzare le entrate nel frattempo perse o, peggio, ad augurarsi che la sostituzione delle enerigie non rinnovabili con quelle rinnovabili non avvenga.

Quindi diciamo NO all'iniziativa «Imposta sull'energia invece dell'IVA». No perché essendo un'imposta regressiva, è antisociale. No perché potrebbe mettere a rischio il finanziamento di AVS e AI.


La democrazia semplicemente non funziona

“La democrazia semplicemente non funziona” è il titolo di una canzone degli Zen Circus, gruppo probabilmente sconosciuto alla maggioranza dei politici ticinesi e svizzeri. Più noto è, però, Giorgio Gaber che nel 1991, quando il mondo intero iniziava a confrontarsi con il disgregamento dell'URSS, in un suo famoso brano sosteneva che “qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia”.

Queste due canzoni si riferiscono chiaramente alla realtà italiana, dove nel corso degli anni lo Stato democratico è stato più volte e in vari modi messo in discussione. Conosciamo tutti abbastanza bene la storia degli anni di piombo, del terrorismo, dei tentativi di golpe, delle stragi di Stato, della probabile trattativa tra Stato e mafia ecc.

E da noi, come sta la democrazia? Siamo sicuri che funzioni, che sia qualcosa di limpido? Io, personalmente, non ne sono molto convinto. Credo che la nostra democrazia, già imperfetta per definizione, si stia sempre più allontanado dai propri principii.

Almeno due sono i suoi difetti, il primo è la rappresentatività.

Prendiamo come esempio una delle ultime votazioni, quella dello scorso 28 settembre sulla Cassa malati unica, considerando i risultati per il solo Cantone Ticino. Non sono un esperto di statistica, ma proviamo a fare un paio di calcoli.

Per questa votazione, si sono recate alle urne 112'667 persone, pari al 52,5% degli aventi diritto di voto. Il restante 47,5%, cioè 101'936 persone, non ha espresso una propria scelta.

A fine 2013 la popolazione residente in maniera permanente in Ticino era di 346'539 unità: 252'173 svizzeri e 94'366 stranieri. Considerando che gli aventi diritto di voto rappresentano l'85% degli svizzeri, possiamo ipotizzare che, tra gli stranieri, i maggiorenni (quindi coloro che se fossero svizzeri potrebbero votare) siano 80'211. Teniamo a mente queste cifre.

La cassa malati la devono pagare tutti i residenti, adulti e bambini, svizzeri e stranieri, quindi è un tema che coinvolge tutti.

Sommando le cittadine e i cittadini che hanno scelto di non votare (101'936 persone) con i maggiorenni stranieri che non hanno potuto votare (80'211 persone) abbiamo 182'147 persone che pur dovendo pagare la cassa malati, per sé o per i propri figli, non hanno voluto o non hanno potuto esprimere la propria volontà. Questa cifra è di molto superiore a quella di coloro che hanno partecipato alla votazione (112'667 persone).

Volendo andare fino in fondo in questa analisi, possiamo dire che 346'539 persone dovranno continuare ad avere un'assicurazione malattia privata perché 62'680 persone (il 18% della popolazione residente in Ticino) hanno deciso così.

L'altro argomento che mi sembra giusto sottolineare è il costo della democrazia.

Gli assicuratori privati e altri gruppi contrari alla Cassa malati unica hanno speso, a livello nazionale, 5 milioni di franchi per propagandare il No e quindi per difendere il sistema assicurativo in vigore.

Coloro che invece volevano riformare questo sistema introducendo, appunto, la Cassa unica hanno speso circa 250'000 franchi. È evidente la sproporzione e credo che sia giusto e doveroso chiedersi quanto costi la democrazia. Quando si dispone di grosse quantità di denaro, è molto più facile veicolare il proprio messaggio e quindi convincere il maggior numero di persone.

Perché ci sono donne e uomini che pur potendo non partecipano al processo democratico? Perché altre persone pur volendo parteciparvi non possono farlo? Perché si permette che la democrazia sia ad appannaggio del miglior offerente?

Questi sono alcuni argomenti che la politica dovrebbe affrontare seriamente, con ragionevolezza e con coscienza. Con la consapevolezza che la società è in continuo mutamento e che anche la democrazia va riformata, allargata, democratizzata.


Salute pubblica, cassa malati pubblica

La salute di ogni individuo non è una questione puramente privata, ma è un interesse pubblico. Individui sani formano una società sana, per questo motivo la salute non deve essere trattata come un business per arricchire società private che a loro volta fanno arricchire singole persone grazie ai mallani altrui.

Se si capisce che la sanità è di interesse pubblico, si capisce anche come sia logico che la sua cura e il suo finanziamento debbano essere pubblici, almeno in maniera prevalente.

La cassa malati pubblica, sulla quale voteremo il prossimo 28 settembre, va in questa direzione. Con essa si propone che le cure primarie e fondamentali, quelle che sono comprese nella LAMal, l'assicurazione malattia obbligatoria, siano assicurate presso un unico istituto pubblico, gestito direttamente dalla Confederazione.

Questa scelta porterebbe sicuramente a diversi vantaggi, in particolare economici. Una cassa malati pubblica, come le altre assicurazioni sociali nazionali, contrariamente agli attuali assicuratori privati, non avrebbe tra i suoi scopi quello di fare utili da dividere tra i propri azionisti o bonus da pagare ai propri managers; non avrebbe bisogno di spendere denaro in pubblicità inutili e costose. Il suo unico obiettivo sarebbe quello di finaziare le cure di base.

Con questa assicurazione, per il tramite del Parlamento, la popolazione potrà anche avere un maggior controllo su come vengono spesi i premi assicurativi. Non sarà più possibile che gli assicuratori si prendano dalle nostre tasche circa 2 miliardi di franchi in più del dovuto, come è successo tra 1996 e il 2013 per poi ridarci solo 800 milioni sull'arco di tre anni.

Non si spaventino i “nemici” dello Stato, le assicurazioni private, quelle che hanno già annunciato un aumento dei premi anche per il 2015 (si parla di punte fino al 7%) potranno continuare a lavorare, andando ad assicurare quelle prestazioni complementari che già ora non sono coperte dalla LAMal; gli ospedali privati non saranno chiusi. Non siamo di fronte ad uno Stato-pigliatutto.

Quindi, per una maggiore trasparenza, per fermare i continui aumenti dei premi, diciamo Sì alla Cassa Malati pubblica.


Se 4000 franchi vi sembran troppi

Ventidue franchi lordi all'ora, per otto ore al giorno, per 12 mesi. A ciò corrisponde il salario minimo che stiamo votando in questi giorni. Se questa vi sembra una paga troppo alta, scusate la franchezza, ma allora avete una mentalità da spietati sfruttatori!

Uno stipendio di 4000 franchi al mese (lordi!) è il minimo necessario per vivere con un po' di dignità. Calcolando che il costo dell'affitto non dovrebbe superare un terzo dello stipendio, vuol dire che al massimo ci si potrebbe permettere un appartamento da 1350 fr. al mese spese comprese, ma vi sfido a trovarne uno!

Provate ad aggiungerci, per esempio, il costo della cassa malati di moglie, marito e figlio e dovreste facilmente rendervi conto che la vita si fa dura; metà stipendio se ne va solo per pagare queste due cose a cui bisogna aggiungere, come tutti ben sappiamo, un lungo elenco di altre fatture che ad ogni fine mese ci porta alla depressione. Già solo questa considerazione ci dovrebbe far capire che è opportuno votare sì a questa votazione.

Inoltre il salario minimo non andrebbe a beneficio solo delle circa 330000 persone che pur lavorando a tempo pieno, oggi guadagnano meno di 4000 fr. Aumentando la disponibilità monetaria di queste lavoratrici e di questi lavoratori si può in parte ridurre il loro ricorso a tutte quelle misure (finanziate da tutti i contribuenti!) di cui necessitano per arrivare indenni alla fine del mese, per esempio i sussidi della cassa malati o l'assistenza nei casi più drammatici. Inoltre andrebbero anche ad aumentare i contributi versati alle assicurazioni sociali come l'AVS e l'AI. Di fatto aumentare i salari minimi è un atto sociale, generoso e intelligente che va a vantaggio di tutta la popolazione.

Il salario minimo andrebbe anche a ridurre la concorrenza salariale che certi datori di lavoro senza vergogna fomentano andando a cercare per le loro lucrose attività lavoratrici e lavoratori frontaliere/i a cui offrono stipendi da fame sapendo che i ticinesi non potrebbero accettarli. Questi sono gli stessi impresari, e in alcuni casi anche politici, che poi incolpano i frontalieri di rubare il lavoro alle nostre genti...

Quindi per una maggiore dignità del lavoro, per una migliore distribuzione della ricchezza, per favorire l'impiego di personale indigeno, vi invito a votare Sì al salario minimo di 4000 franchi.


Quando la lega mena, la lega tace

Una delle notizie che più di tutte in questi giorni dovrebbe fare scalpore è quella della condanna a 18 mesi sospesi con la condizionale di due agenti della polizia comunale di Lugano che lo scorso 27 marzo hanno malmenato un innocente 37enne, abbandonandolo in piena notte ad Arogno.

Il fatto è di per se gravissimo. Due persone preposte a garantire la sicurezza pubblica e il rispetto delle leggi, si sono abbandonate ad atti di violenza gratuita nei confronti di un uomo la cui unica “copla” è quella di essere un rumeno in terra ticinese. Non solo i due agenti hanno menato a sangue il malcapitato, ma hanno anche scelto di abbandonarlo in un luogo discosto dove più difficile è stato per lui trovare soccorso.

Quando è un rappresentante dello stato a commettere un simile reato, la condanna deve essere chiara e unanime da parte di tutti.

Capita però, in questo caso, che chi più di tutti è sempre pronto a fare grandi paginate per ogni minimo reato, questa volta sta tacendo. Nessun titolone sul domenicale dei ticinesi, nemmeno sulla sua versione digitale, strano!

Infatti, la notiza nella notizia è che uno dei due agenti è un consigliere comunale del gruppo Lega-UDC del comune di Monteneceneri... ops!

Ho fatto anche un giretto sulle pagine facebook di alcuni abituali urlatori, alla ricerca dello sdegno dei veri ticnesi, ma non ho trovato nulla.

Lorenzo quadri, l'auto proclamatosi “deputato più attivo a Berna” forse è troppo occupato a scrivere una inutile interrogazione al Consiglio federale, di fatto dei due ticinesi che invece di difendere la popolazione la menano, non dice nulla.

Boris Bignasca probabilmente sta ancora progettanto l'attacco militare alla Libia, visto che dei due ticinesi picchiatori non dice nulla nemmeno lui.

Il Robbiani invece è forse troppo impegnato a piangere per la multa di 480 fr. che ha ricevuto a causa della sua partecipazione all'inutile e ridicola carovana della libertà: “sentenza politica”, la chiama. Ma sui due uomini dello Stato che massacrano la popolazione non dice nulla.

Vabbè, non è gente che può pensare a tutto. Hanno problemi seri, loro. C'è chi è occupato a far riparare il telecomando rotto, chi finalmente scopre la realtà luganese e denucia pubblicamente lo sproporzionato costo di due cappuccini (9,60) probabilmente serviti da un frontaliere sottopagato, chi con gli amichetti sta giocando alla guerra e chi piuttosto che avere dei contatti reali con la popolazione, preferisce rinchiudersi in via Monte Boglia a scrivere interrogazioni e parole autocelebrative.

Queste sono le persone che hanno in mano il nostro Paese, peccato.

Io sto dalla parte dell’amico Alessio!

Quando un amico, un compagno, sbaglia è giusto farglielo notare. Quindi non ho nessun problema a dire ad Alessio Arigoni che ha sbagliato. Ma visto che sono un suo amico, oltre che un suo compagno di partito, gli dico anche perché secondo me ha sbagliato.

Alessio ha fatto un’analisi spiccia ma corretta della situazione politica di Lugano: un partito che in campagna elettorale, per puro interesse elettorale, si è rifiutato di rendersi conto della reale situazione finanziaria della città opponendosi ottusamente ad ogni minimo aumento del moltiplicatore, una volta diventato partito di maggioranza relativa e che quindi si è trovato in una posizione di responsabilità che fa fatica ad assumere, ha dovuto rendersi conto della realtà e il suo responsabile delle finanze ha dovuto ammettere che la festa è finita e che bisogna trovare nuove entrate finanziarie.

L’errore di Alessio è stato quello di credere che i vent’anni di volgarità e insulti propinati da uno squallido settimanale che tutte le domeniche inonda il nostro cantone dando voce ad un movimento politico che ha banalizzato e impoverito il confronto politico, consentissero anche a lui di adeguarsi al suo linguaggio povero, oltraggioso e scurrile.

Alessio ha sbagliato, avrebbe dovuto mostrarsi superiore e anche se si è giustamente sentito preso per i fondelli dall’incoerenza di quello che oggi è il primo partito nel Cantone e a Lugano, avrebbe dovuto sottolineare con maggiore eleganza l’incoerenza e l’irresponsabilità di questi personaggi.

Alessio è un uomo intelligente e capace, è una persona attenta ai problemi della società e ha cercato di dare il suo contributo in diversi ambiti: in quello politico e in quello professionale, per citarne solo due.

Con la sua passione per la musica e con la sua capacità di essere contagiosamente allegro ad ogni costo, si è conquistato una brillante e meritata posizione professionale. La sua voce, la sua musica, le sue serate hanno sempre dato risalto all’azienda per cui lavora. Se io fossi il suo datore di lavoro sarei particolarmente fiero di dargli lo stipendio alla fine di ogni mese.

Sarei fiero di farlo anche oggi che Alessio ha commesso un piccolo errore di valutazione. Rete tre senza la voce e senza l’energia di Alessio non sarebbe più la stessa.

Ciò che più mi scandalizza in questa storia è proprio il fatto che la RSI abbia deciso di sospendere provvisoriamente Alessio dal microfono e che addirittura stia valutando l’opportunità di altre sanzioni. Oggettivamente la RSI non può sentirsi lesa nella sua immagine da questa infelice caduta di stile.

Alessio ha parlato a titolo personale attraverso un canale personale e non certo attraverso i microfoni della radio. La libertà di espressione di un individuo deve essere garantita e se qualcuno si sente offeso, ha la possibilità di ricorrere alla giustizia civile e penale.

La professionalità di Alessio non può e non deve essere messa in discussione, e la RSI non può permettersi di cedere di fronte ad una campagna stampa estremamente aggressiva e minacciosa fatta da gente che ha costruito la propria immagine sulla volgarità e sull’insulto gratuiti, che da vent’anni si diverte a denigrare chiunque la pensi in maniera differente. La RSI è di tutti, non di un movimento politico!

Ma chi è veramente più svizzero?

La decisione del Gran Consiglio ticinese di obbligare l’insegnamento dell’Inno nazionale svizzero nelle scuole ha suscitato un certo dibattito sfociato nello “scontro” tra Sergio Roic e Lorenzo Quadri. I temi del dibattito sono diventati due: “cosa è la Svizzera” e “chi è svizzero”.

Roic argomenta in maniera corretta e serena che la Svizzera è il paese federalista, quindi con un forte decentramento dei poteri, e multiculturale per antonomasia. Di conseguenza è «il meno “nazionale” dei Paesi»

Quadri e la Lega, invece, non argomentano ma sbraitano in maniera scomposta di «averne pieni i santissimi di neo-naturalizzati che si mettono in politica a pontificare contro la Svizzera e contro gli Svizzeri».

Fermo restando che è indiscutibile il diritto di ogni cittadino di criticare il proprio Paese, altrimenti non saremmo in un Paese democratico, Quadri sembra voler aprire una sorta di gara tra chi è più svizzero.

Leggendo la biografia pubblicata sul sito internet di Lorenzo Quadri, non si scopre dove sia nato il nostro presunto “patrizio di Maglio di Colla”, nemmeno quale sia la sua storia personale.

Conosco bene la mia storia. Sono nato in Svizzera da genitori emigrati dal Sud Italia. Mio padre, contadino, è cresciuto in una piccola casa dove lui, i suoi sei fratelli e i suoi genitori dormivano tutti nella stessa stanza. Mia madre, contadina anche lei, è cresciuta con i suoi 9 fratelli in una fattoria dove l’acqua per l’uso domestico la dovevano prendere da un pozzo fuori casa.

È normale che in una situazione del genere si scelga di partire per cercare la “fortuna” altrove. La “fortuna” che hanno trovato i miei genitori è stata quella di poter fare gli operai in Svizzera. La fortuna di noi figli è stata quella di crescere in un Paese che malgrado qualche piccolo episodio di razzismo da bettola, ci ha accolto benevolmente. Accoglienza non gratuita, chiaramente. I lavori duri che i miei genitori hanno svolto qui in Svizzera non sono certo quei lavori che tutti sognano o sono disposti a fare!

Io sono nato e cresciuto in Svizzera, qui è nato mio figlio e qui intendo restare. Da alcuni anni sono diventato cittadino svizzero. Ho iniziato a fare politica prima ancora di ricevere il passaporto rossocrociato, e l’ho fatto perché il mio senso di appartenenza a questa comunità era già saldo.

Tutta questa storia perché c’è una cosa che vorrei dire al Signor Quadri: non accetto lezioni di “svizzeritudine” da una persona convinta che la capitale della Confederazione Elvetica sia in via Monte Boglia! Apra gli occhi il nostro presunto “patrizio di Maglio di Colla” e impari a vedere quali sono i valori che hanno fatto della Svizzera un grande Paese. Valori che lui e suoi compagni di partito calpestano almeno una volta alla settimana, da oltre vent’anni.

Dalla “tragedia” socialista all’unità “rosso-verde”

In casa socialista la formazione della lista per le elezioni municipali di Lugano si sta dimostrando un pasticcio. Non è la prima volta che tra noi socialisti ciò accade. Si pensi, per restare in anni abbastanza recenti, alla candidatura di Lurà per il Consiglio di Stato e si guardi a cosa rischia di succedere adesso anche a Mendrisio, con Bervini che sembra meditare una sua candidatura a nome di una lista civica pensata con ex militanti della Lega.

Unico esempio costruttivo, caratterizzato da un forte spirito di gruppo è quello di Bellinzona che ha portato la Sinistra ad un risultato storico che tutti conosciamo e riconosciamo.

Ma non mi interessa star qui a discutere se Nenad Stojanovic ha fatto bene o male a prima presentarsi e poi a ritirasi. E non mi interessa nemmeno discutere sulla mancata pubblicazione della graduatoria dei candidati nominati durante l’assemblea di Cadro, anche se sono convinto che la trasparenza sia uno dei valori e dei doveri fondamentali che il nostro partito dovrebbe sempre rispettare.

Ciò che mi interessa adesso è un dato oggettivo, forse l’unico: la lista del PS è rimasta orfana di un chiaro rappresentante della sensibilità ambientalista.

Che Nenad abbia una particolare attenzione per l’ambiente è un fatto ampiamente riconosciuto e lo sa bene anche il coordinatore dei Verdi. Infatti, Sergio Savoia non ha perso tempo nel lanciare un appello a Stojanovic affinché facesse il grande salto per passare direttamente al partito ambientalista.

Savoia e i Verdi potrebbero, invece, provare a fare il ragionamento contrario.

Lugano ha adesso un Municipio decisamente poco sensibile ai temi ambientali, e il futuro non si prospetta migliore!

Allora perché non completare la lista del PS con un forte candidato dei Verdi? Perché non costruire una lista unitaria e forte e puntare assieme ad ottenere due seggi in Municio

Se ciò accadesse, i Verdi non farebbero di certo un favore a noi Socialisti, ma lo farebbero alla popolazione luganese stanca di vivere in una città auto-centrica e basata sulla “dittatura del cemento”.

Mi auguro, quindi, che da questa tragedia ci si possa risollevare insieme, che i contatti tra il PS e i Verdi riprendano subito e che in quella che potrebbe diventare una lista “rosso-verde” trovi il suo spazio un ottimo rappresentante ambientalista.

Firmiamo il referendum contro la revisione della Legge sull'asilo

In Ticino, pochi sanno che è in corso un referendum contro la modifica urgente del 28 settembre 2012 della legge sull’asilo (LAsi). I punti salienti di questa revisione sono tre: 1) la soppressione delle procedure d’asilo presso le ambasciate; 2) il non riconoscimento della diserzione come motivo d’asilo; 3) la creazione di centri specifici per “recalcitranti”.

Queste misure resteranno in vigore per tre anni, ma nel frattempo il Consiglio Federale dovrebbe riuscire a portare a termine una revisione più generale della legge sull’asilo. Proprio in considerazione di ciò, mal si capisce la necessità di agire urgentemente con un decreto legge.

Il Partito Socialista Svizzero ha ritenuto controproducente appoggiare questo referendum sostenendo che in caso di sconfitta, la destra svizzera si troverebbe in una posizione di forza e potrebbe far valere più facilmente la propria politica restrittiva in materia di asilo.
Noi riteniamo, invece, che il sostegno a questo referendum sia un atto dovuto. Per rispetto dei nostri ideali, prima di tutto. Ma anche da un punto di vista strategico: le restrizioni che questo decreto urgente ha messo in atto, difficilmente potranno essere allentate in modo da tornare ad un “allargamento” dei diritti dei richiedenti l’asilo.

Dal punto di vista politico le misure adottate con il decreto pongono non pochi problemi. Per esempio, togliere la possibilità di chiedere l’asilo direttamente presso le nostre ambasciate non fa altro che rinforzare quello sporco mercato gestito da passatori senza scrupoli cui devono ricorrere le persone in fuga dal proprio paese. Non solo i costi di questi viaggi sono proibitivi, ma sono anche molto pericolosi tanto da meritarsi la definizione di “viaggi della speranza” che spesso diventano “viaggi della morte”, durante i quali, le donne in particolare, se avranno la fortuna di arrivare a destinazione, avranno però quasi sicuramente avuto la sfortuna di aver subito delle violenze sessuali.

Per quanto riguarda i disertori, in particolare quelli che provengono da nazioni particolarmente sanguinarie, se rispediti nel proprio paese andrebbero sicuramente incontro a torture e violenze di ogni genere.

Mentre i centri per “recalcitranti” non trovano giustificazione. Prima di tutto non è specificato il significato di “recalcitranti” e poi esiste comunque una giustizia civile e penale a cui si può ricorrere in caso di violazione delle nostre leggi.

Insomma, secondo noi i motivi per sostenere questo referendum ci sono e ci sentiamo quindi di invitare le cittadine e i cittadini ticinesi a firmare al più presto i formulari che si possono scaricare a questa pagina internet: http://www.asyl.ch/italiano.

 

 

Adriano Venuti, membro di direzione del PS

Nadia Pittà Buetti, presidente del Comitato Cantonale del PS

Franco Cavalli, già consigliere nazionale del PSS

Giancarlo Nava, membro del Comitato Cantonale del PS

Sergio Roic, vice-presidente della sezione PS di Lugano

Alberto Casari, membro di direzione del PS

Semisvincolo: non spostiamo il problema, risolviamolo!

Forse dal Luganese è difficile capire quale sia la posta in gioco nella votazione del 23 settembre. Ma guardando bene, si capisce subito che il problema del semisvincolo è un problema di mentalità tipico di tutto il Cantone. Si tratta di scegliere, ancora una volta, che tipo di mobilità vogliamo favorire in Ticino: la mobilità individuale tradizionale, fatta di automobili incolonnate; oppure decidere finalmente di investire in una mobilità più moderna e più rilassante, fatta di mezzi pubblici, di percorsi pedonali e ciclabili efficienti e sicuri.

Mentre la Confederazione investe molti miliardi nella modernissima linea ferroviaria AlpTransit, il nostro Cantone continua a progettare gettate di asfalto su di un territorio che si vorrebbe attrattivo per il turismo ma che si continua a martoriare senza ritegno.

Bellinzona e i suoi dintorni mostrano un grande vantaggio rispetto al Luganese. La capitale si trova sì ai piedi di un pendio, ma si affaccia su di una vasta pianura, sulla quale si potrebbero creare delle efficienti piste ciclabili e favorire l’uso della mobilità dolce con una capillare rete di bike-sharing.

In un recente studio dell’associazione “actif-trafic” (http://www.actif-trafic.ch/Analyse-TP-2012-Bellinzone.html), dove la qualità dei trasporti pubblici bellinzonesi è giudicata «appena sufficiente» si dice che «l'offerta non è al passo coi tempi, non ci sono molte corse d'autobus e spesso non c'è coincidenza fra le diverse linee. Alle fermate mancano i piani delle linee, che sono importanti per potersi orientare, e mancano pensiline per proteggersi dal maltempo».

Proprio non si capisce per quale motivo si vogliono spendere circa 70 milioni di franchi per affrontare il problema, reale, del traffico che oggi “soffoca” Giubiasco spostandolo a Bellinzona.
Abbiamo a disposizione alcuni milioni di franchi da spendere per migliorare la mobilità del Bellinzonese? Bene! Investiamoli per migliorare l’offerta dei mezzi pubblici in modo che l’uso dell’automobile non sia più una necessità. Spendiamoli per incentivare l’uso di biciclette e percorsi pedonali. Usiamoli per mettere Bellinzona e il Cantone tutto al passo coi tempi!

Per un confronto costruttivo

Editoriale per il Bollettino elettorale del PS di Massagno (allegato più sotto).

 

La legislatura che sta per concludersi ha certamente rappresentato una novità nella storia politica di Massagno. In Municipio si è verificato il raddoppio della presenza Socialista, raddoppio ambito anche dai Liberali. Il numero dei partiti in Consiglio Comunale è aumentato con l'ingresso di una lista civica, Massagno Ambiente, di ispirazione ambientalista. La Lega ha mostrato un maggiore vigore e il PPD ha perso per la prima volta la maggioranza assoluta.

Questa nuova composizione del Consiglio Comunale avrebbe dovuto rafforzare la cultura del confronto, ma ciò è successo solo nel dibattito politico esterno alle istituzioni, tra la popolazione. Ne sono la prova il vasto ed entusiasta interesse mostrato nei confronti delle varie azioni di partecipazione democratica sostenute da noi Socialisti e da Massagno Ambiente sul tema della Trincea ferroviaria e in merito all'alienazione del terreno ex-Lepori.

Come detto, questa differenziazione di opinioni tra le cittadine e i cittadini non si è però manifestata nelle sedi istituzionali, dove il Partito Socialista ha basato la sua azione politica sulla fondatezza e sulla concretezza delle sue tesi, convinto che la pluralità delle idee potesse contribuire alla maturazione del confronto e del progetto politico, con lo scopo di proporre un’azione responsabile volta a soddisfare l’interesse pubblico.

In questo bollettino troverete il rendiconto del nostro operato: ciò che abbiamo messo in programma quattro anni fa e ciò che abbiamo fatto per tentare di raggiungere quegli obiettivi. Intendiamo continuare il nostro impegno di critica costruttiva anche durante il prossimo quadriennio. Il programma di legislatura che vi proponiamo nelle pagine che seguono, riprende e completa il lavoro che abbiamo svolto fino ad oggi. Rimangono da concludere alcuni progetti, come accordarsi su una soluzione ampiamente condivisa che permetta la copertura della Trincea nel rispetto dell’alta qualità residenziale di Massagno; sfruttare al meglio il terreno ex-Lepori per creare un numero adeguato di appartamenti per anziani autosufficienti con una valutazione attenta delle esigenze di questa fascia di popolazione; difendere la quarantennale presenza di una piscina scolastica per i bambini del nostro Comune.

La nostra azione resterà vigile e attenta, nella ricerca di una collaborazione con tutti senza pregiudizio ideologico ma basata su un pragmatismo ragionevole che metta al centro delle nostre attenzioni l’interesse della popolazione e la sua partecipazione al dibattito politico.

Affrontiamo le elezioni di aprile con una squadra in buona parte rinnovata, composta da persone motivate che hanno scelto di mettere a disposizione della comunità le loro esperienze professionali e personali.

Altri, per diversi motivi, hanno scelto di non più candidarsi pur continuando a dare il loro contributo al dibattito politico e civico. A Roman Rudel, Dolores Talarico Caratti, Alessandra Motta, Marco Gianini e Paolo Parisi vanno i nostri, e ci auguriamo anche i vostri, più sentiti ringraziamenti per l’impegno che hanno dedicato per compiere al meglio il loro mandato.

Il ringraziamento più caloroso va tuttavia alle cittadine e ai cittadini che in questi anni ci hanno fatto sentire il loro calore e il loro sostegno, dimostrandoci fiducia e apprezzamento.

Continueremo con rinnovato entusiasmo il lavoro politico e lo faremo ricordandoci bene che c’è qualcuno a cui dobbiamo sempre rendere conto del nostro operato: la popolazione di Massagno!

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Elezioni comunali: le sfide del Luganese.

Articolo per PS.CH, inserto di Confronti, marzo 2012.

 

Rispetto al passato, nel Luganese le elezioni comunali del prossimo aprile preseteranno un'anomalia. A causa del processo aggregativo, rilanciato con forza nel 2004, la Città di Lugano e i comuni di Bogno, Cadro, Certara, Cimadera, Sonvico, Valcolla e Carona salteranno il turno. Infatti per permettere di conclure questa nuova tappa del percorso di costruzione della Grande Lugano, i comuni interessati prolungheranno l'attuale legislatura rinviando le elezioni al 2013.

L'assenza della Città all'appuntamento elettorale rischia di avere come conseguenza la disperdersione del dibattito politico in temi strettamente comunali, tralasciando così quelle che sono le grandi sfide regionali. Ma quali sono questi grandi temi che anche le piccole realtà locali dovrebbero considerare, visto che direttamente o indirettamente ne saranno toccate anche loro?

Sicuramente un argomento molto importante da non sottovalutare è quello della viabilità che con l'imminente apertura della galleria Vedeggio-Cassarate stravolgerà l'intero concetto della mobilità regionale. Cambirà il punto di accesso alla Città, il traffico in entrata e in uscita sarà dirottato lungo il fiume Cassarate attraverso il quartiere di Cornaredo che sarà a sua volta stravolto ridisegnando interamente la fisonomia di questa parte periferica di Lugano andando anche a toccare il territorio di Porza.

Ma il grosso rischio è che questo nuovo asse di penetrazione, invece di sgravare le attuali vie d'accesso al centro cittadino, in particolare la via Besso e la via San Gottardo lungo il territorio di Savosa e Massagno, offrirà semplicemente una maggiore capacità di transito che gli automobilisti non stenteranno a sfruttare se non saranno messe in atto delle chiare misure accompagnatorie che vadano a favorire il trasporto pubblico scoraggiando la mobilità individuale. In questo senso assume una particolare importanza la partecipazione delle amministrazioni comunali, delle associazioni interessate e quella dei partiti maggiormente sensibili ai temi ambientali e territoriali, come lo è il Partito Socialista, alla consultazione attualmente in corso del Programma di agglomerato del Luganese di seconda generazione (PAL2). Questo Programma è di vitale importanza per definire quale “Regione Lugano” prevediamo costruire e come intendiamo viverla.

Attraverso il PAL2 si sta pianificando un nuovo sviluppo territoriale e viario dell'intera regione. Luoghi stragegici come il Pian Scairolo, l'intero piano del Vedeggio, il Basso Malcantone e il già citato quartiere di Cornaredo potrebbero diventare quartieri irriconoscibili. I socialisti, ma non solo, devono impegnarsi per far sì che la crescita e la definizione di questi territori avvengano nel massimo rispetto del territorio stesso.

Per la viabilità sarà importante lo sviluppo del trasporto pubblico attraverso il potenziamento dell'offerta già esistente e con l'introduzione delle nuove linee del tram dopo che con molta poca lungimiranza la vecchia rete tramviaria è stata smantellata per fare posto al trasporto su gomma. Sarà importante sfruttare al meglio questo nuovo tram e le attuali linee ferroviarie che, dopo l'apertura della linea AlpTransit, potranno essere sfruttate maggiormente per la mobilità regionale.

Ma da un punto di vista strettamente elettorale, per noi socialisti, la grande sfida sarà quella di misurare la nostra forza individuale. Si tratterà di verificare se l'inversione di marcia dopo la pesante sconfitta delle ultime elezioni cantonali sarà confermata. In diversi casi, ma non in tutti, per le elezioni dei Municipi è stato saggiamente possibile trovare delle intese con i Verdi. Dovremo però fare i conti con l'assalto agli Esecutivi lanciato barbaricamente dalla Lega. Molte realtà comunali cambieranno in qualche modo la propria geometria partitica. Ciò nonostante è importante che i Socialisti dimostrino coerenza e serietà nella loro azione politica, solo in questo modo potremo essere premiati.

Una nuova piscina a Massagno: per vecchie e nuove opportunità!

A Massagno ci aspetta una legislatura di continuità; in cantiere restano tre temi che hanno scaldato il dibattito politico comunale: la copertura della trincea ferroviaria, la creazione di alloggi per anziani autosufficienti e la ristrutturazione delle scuole di Nosedo.

Per quanto riguarda le scuole elementari, il municipio dovrà presto licenziare un messaggio per chiedere il credito per l’abbattimento dell’attuale stabile contenente la piscina e la palestra per poi costruire una nuova struttura composta dalla mensa scolastica, una doppia palestra ma molto probabilmente senza più la piscina.

La paventata soppressione della piscina scolastica, pur sapendo che il municipio intende offrire soluzioni alternative come ad esempio la copertura della piscina della Valgersa, sta già preoccupando la popolazione in generale e i genitori degli allievi delle scuole in particolare.

La possibilità data ai nostri bambini di praticare settimanalmente il nuoto, è un'offerta quarantennale che in molti ci invidiano. Rinunciando alla piscina scolastica, quello di Massagno passerebbe dall’essere un istituto scolastico che per il nuoto ospita allievi di altri comuni, a istituto che dovrà cercare altrove ospitalità per i propri bambini.

È vero, l’attuale piscina ha dei costi di gestione ormai insostenibili, ma una nuova vasca gestita con tecnologie più moderne permetterebbe un grande risparmio di queste spese e una maggiore possibilità di utilizzo.

Oggi non è possibile usare la vasca durante il fine settimana perché il sistema di pulizia in uso richiede che la piscina resti ferma per almeno due giorni. Una struttura rinnovata ne permetterebbe invece l'utilizzo sette giorni su sette, potendo così mettere la struttura maggiormente a disposizione di associazioni sportive o ricreative, come già parzialmente accade oggi, con la possibilità di organizzare corsi di nuoto o altre attività sportive legate all’acqua. Assumendo un bagnino/sorvegliante si potrebbe anche pensare di aprire la piscina, in determinate fasce orarie, ad un utilizzo libero da parte della popolazione.

Una piscina moderna, oltre a permettere di continuare a offrire un servizio comodo e molto apprezzato ai nostri bambini, aprirebbe la strada a nuove possibilità aggregative e socializzanti; possibilità che fanno parte della tradizione stessa di Massagno. Teniamone conto!

Di progressisti, di unità e chissenefrega

Vorrei provare a mettere un po' d'ordine nelle parole che ho pronunciato sabato scorso al Congresso ordinario del Partito Socialista, appuntamento cruciale che ha visto come momento centrale la nomina di Saverio Lurati a presidente del partito.

Nel mio intervento ho paragonato la Sinistra ad una coppia di genitori separati ma unita dalla necessità di far crescere bene i propri figli.

Infatti l'area progressista è costituita da diverse realtà, alcune istituzionalizzate in partiti o movimenti veri e propri, altre rappresentate dalle correnti interne ai partiti stessi.

Malgrado le divisioni, tutte queste costellazioni hanno un certo numero di obiettivi comuni, i figli di cui prendersi cura, che potrebbero essere, ad esempio: la giustizia sociale, la difesa del territorio e dell'ambiente, la difesa dei lavoratori e del loro potere d'acquisto e molte altre cose.

Il problema però è che troppo spesso vecchi rancori, sovente di tipo personale, acuiscono le separazioni, concentrando l'azione delle parti coinvolte più a sottolineare le differenze che non ad evidenziare i punti in comune.

Metaforicamente ho invitato tutte le persone e le forze politiche che compongono quella che generalmente viene chiamata l'area progressista - che per me comprende tutte le formazioni di estrema sinistra, il PS e I Verdi - a prendere i propri rancori, metterli in una cassa, chiuderla bene e metterla via. Ho chiamato queste scatole gli “scatoloni dei chissenefrega”, perché se si vuole veramente essere incisivi nella politica ticinese, e non solo, è necessario mettere da parte i propri risentimenti e trovare il modo di collaborare per la realizzazione di un progetto condiviso.

Quindi da oggi impariamo a dire chissenefrega se Tizio quel giorno non ha fatto come voleva Caio!

Istituiamo una tavola rotonda che a ritmo regolare riunisca le varie sensibilità dei progressisti, dove questi, senza dover rinunciare alle rispettive differenze e peculiarità, possano gettare le basi per la realizzazione di un fronte coeso che sappia affrontare e risolvere i problemi e le sfide del Cantone con maggiore incisività.

Davvero l'area progressista ha i numeri per ottenere tra tre anni due meritati Consiglieri di Stato, ma bisogna iniziare oggi a costruire le premesse per raggiungere quell'obiettivo necessario per liberare il Ticino dalla politica dell'odio e della discriminazione che la destra sta portando avanti con tanta prepotenza.

Questo è quanto ci chiedono coloro che sognano un Ticino aperto e coeso, questo è ciò che dobbiamo fare per soddisfare l'interesse generale contro chi vorrebbe soddisfare il solo interesse di bottega.

1600 e oltre battute su Massagno

Quella che sta per concludersi è una legislatura importante e sotto diversi aspetti difficile.

È una legislatura che noi abbiamo iniziato e continuato con forza ed entusiasmo. Quattro anni fa la fiducia delle cittadine e dei cittadini ci ha permesso di passare da uno a due municipali aumentando così il confronto dialettico in seno all'esecutivo, e il gruppo in consiglio comunale si è dimostrato attento e preciso. Le nostre posizioni sono sempre state portate avanti con chiarezza e con fierezza.

Ma la nostra nuova forza ha subito messo in allarme gli altri partiti, in particolare il PPD che ha visto svanire la sua maggioranza assoluta in CC e ha dovuto rinunciare ad un seggio in municipio, e il PLR che tanto ambiva ad avere due rappresentanti nell'esecutivo comunale.

Per questi partiti l'obiettivo principale è diventato quello di deleggittimare noi Socialisti di Massagno e per fare ciò hanno dato vita a una sorta di «santa alleanza», spesso appoggiati dalla Lega, assumendo nei nostri confronti anche atteggiamenti arroganti e prepotenti senza nemmeno disdegnare l'insulto più o meno velato, sia pubblico che privato. Ci hanno accusato di essere disfattisti e bugiardi, mentre noi con spirito propositivo ci siamo fatti promotori di diverse iniziative in favore degli anziani, dei giovani, della cultura e del territorio. Abbiamo sempre chiesto a chi detiene la maggioranza politica di Massagno di informare chiaramente e tempestivamente la popolazione sui grandi progetti che si vorrebbero portare avanti, ma l'unica risposta che abbiamo ottenuto è stato il silenzio. Quando ci siamo affidati alla democrazia diretta ci hanno accusati di abusarne, e hanno avuto il coraggio di chiedere alla cittadinanza di non esercitare i propri diritti popolari.

È in questo difficile clima che abbiamo dovuto operare, ma la nostra azione andrà avanti perché difendere la pluraltà è il nostro primo dovere.

Io non sono a disposizione.

Intervista apparsa su Ticinolibero il 2 dicembre 2011.

 

Adriano Venuti, lei è il coordinatore di Prospettive socialiste, la corrente a sinistra del Partito socialista. Come valuta il risultato del suo partito al Consiglio nazionale, dove ha perso un seggio, e al Consiglio degli Stati, dove Franco Cavalli ha insidiato Fabio Abate?

Premetto che dopo le elezioni cantonali di aprile Prospettive Socialiste, di fatto, ha tacitamente optato per una sorta di "auto sospensione". Il gruppo non si è più riunito e ognuno di noi ha continuato a lavorare secondo le proprie possibilità, rinunciando ad ogni possibile polemica, impegnandosi nella campagna elettorale per le elezioni federali per il bene e l'unità del Partito Socialista.

Personalmente ho visto in questi ultimi mesi un partito più vivace, più attento agli umori della popolazione, maggiormente capace di interpretare con forza e responsabilità i bisogni e le paure delle persone. Siamo partiti da un risultato elettorale di aprile decisamente disastroso. Malgrado alcune difficoltà dovute al disorientamento generale, siamo comunque riusciti a invertire la tendenza che sembrava portarci all'estinzione. Purtroppo, non siamo riusciti a mantenere il secondo seggio al Nazionale e i motivi di questo risultato sono molti e la colpa non è solo nostra.

Con Franco Cavalli siamo arrivati molto vicini alla conquista di un seggio al Consiglio degli Stati. Franco è stato il motore di una campagna elettorale entusiasmante e rigenerante che sta facendo sicuramente bene al partito e che ci ha fatto comunque raggiungere un risultato storico.

 

Mercoledì sera il comitato cantonale del PS ha “varato” la commissione cerca, che è stata incaricata di trovare il futuro presidente. Vi faranno parte Gina La Mantia, Fabio Pedrina, Pelin Kandemir Bordoli, Franco Cavalli e Filippo Contarini. Ancora una volta non è presente nessun esponente di Giso, e un solo rappresentante della vostra corrente. Ma questo significa che Prospettive socialiste “conta” solo il 20% del PS?

La Commissione cerca mi sembra tutto sommato rappresentativa dell'intera realtà del PS. Non c'è un rappresentante ufficiale della Gioventù Socialista, ma c'è comunque un giovane che devo ammettere ha una posizione nei confronti della GISO che faccio fatica a capire, ma non vorrei nemmeno dargli troppa importanza. Per conto mio ho fiducia nella maggioranza dei membri di questa commissione e quindi i calcoli percentuali non mi interessano.

 

La capogruppo socialista, Pelin Kandemir Bordoli, in un’intervista a Ticinonline assolve la dirigenza del PS per i deludenti risultati elettorali alle cantonali e alle federali, spiegando che c’è un problema di comunicazione, di riuscir a far passare il proprio messaggio. Questo semplicemente affermando che “altrimenti non mi spiego perché nel 2007, con le stesse persone, le elezioni sono andate bene, mentre quest'anno no”. Eppure nel 2007 i socialisti hanno vistosamente mancato l’obiettivo dichiarato delle cantonali, che era quello di raddoppiare in Consiglio di Stato, delle federali, con un importante calo dei consensi rispetto a quattro anni prima, e delle comunali, perdendo ad esempio un municipale a Bellinzona e a Lugano. Ma secondo lei questo gruppo dirigente, che ha governato il partito negli ultimi 8 anni, è davvero vincente?

All'indomani della batosta presa alle elezioni cantonali sono stato uno dei pochi a chiedere chiaramente alla direzione del PS di assumersi le proprie responsabilità e di farsi subito da parte per dare un chiaro segnale di cambiamento. Così non è stato, ma credo che la direzione abbia sentito maggiormente la responsabilità delle sue azioni ed è stata capace di reagire anche aprendosi maggiormente verso compagne e compagni che non fanno parte della direzione stessa. Ciò non toglie che la risposta data da Pelin sia secondo me riduttiva e che il Partito ha comunque bisogno di un chiaro segnale di discontinuità rispetto al passato.

 

A sei mesi dal pessimo risultato delle elezioni cantonali, nel PS sono circolati più nomi chiacchierati come papabili alla carica che è stata di Manuele Bertoli. I più gettonati sono quelli di Saverio Lurati, Carlo Lepori e Mario Branda. Lei fra questi tre nomi chi vedrebbe meglio alla guida del PS?

Credo che il problema reale non sarà semplicemente il nome del presidente, ma la composizione generale della direzione. Ho stima di tutti e tre i compagni che lei ha citato. Vedremo nelle prossime settimane cosa verrà prodotto dalla Commissione cerca e in quel momento si potranno valutare i candidati, ora è prematuro.

 

Ancora una volta Franco Cavalli, durante queste elezioni federali, si è dimostrato una locomotiva per il PS. Non potrebbe essere lui, anche se un po’ avanti con gli anni, un possibile presidente che rilanci la sinistra ticinese?

Franco Cavalli si è dimostrato ancora una volta un politico capace e tenace. Non credo che sia il caso di affidare la presidenza del PS a lui, che comunque ha già escluso questa eventualità, ma bisognerà trovare il modo di conservare a valorizzare l'energia che Franco è stato capace di generare durante questa campagna elettorale.

 

Lei in qualità di coordinatore di Prospettive socialiste, avanzerà il suo nome per la presidenza alla commissione cerca? E quali nomi avanzerà Prospettive socialiste?

Io sono da sempre disposto ad impegnarmi con responsabilità per il Partito e per gli ideali che esso difende e propone, ma ritengo di essere anche una persona modesta; so rendermi conto di non essere io colui che potrà e dovrà condurre il Partito per i prossimi anni. Ora le sezioni sono invitate a segnalare alla Commisione cerca i nomi di potenziali presidenti. Il gruppo di Prospettive Socialiste si riunirà nelle prossime settimane per discute del futuro del PS ma anche del suo stesso avvenire. Non so se avenzeremo una proposta formale, ma non credo che sarà necessario.

Come il burro e la ferrovia?

Negli ultimi giorni si è fatto un gran parlare di Massagno e probabilmente se ne parlerà ancora: la politica comunale è in pieno fermento con la trincea ferroviaria che divide gli schieramenti politici.

Ciò che però, forse, ha maggiormente colpito l'opinione pubblica è stato un avvenimento locale, ma che secondo me ha una portata che oltrepassa gli stretti confini del paese in collina.

Le opinioni sono soggettive, ma i fatti no: questi sono oggettivi. I fatti ci raccontano di un municipale, E.B., del PPD che si porta a casa delle schede di voto "vergini" appartenenti ad una anziana signora che sembra aver chiesto un aiuto ad esprimere il proprio voto in vista delle prossime elezioni federali; e un aiuto non bisognerebbe mai negarlo a nessuno.

Ma aiutare qualcuno a votare vuol dire aiutare qualcuno a fare dei segni, a scrivere dei nomi sulle schede elettorali. E.B. invece non ha aiutato nessuno a votare, ma è stato delegato a farlo, con piena libertà di esprimere i propri voti preferenziali. C'è una certa differenza tra le due cose, la seconda certamente è molto poco etica.

Così come c'è una grande differenza tra questo fatto e un altro fatto raccontato nei giorni scorsi da R.B. sulle pagine di un quotidiano gratuito della Svizzera italiana. Qui, molto simpaticamente, si narra di una e-mail inviata dal sottoscritto ad un gruppo di simpatizzanti del Partito Socialista in cui testualmente scrivo: "Mobilitiamoci, votiamo e facciamo votare per il PS". L'attacco dell'articolo è molto esplicito: "Chi di galoppinaggio ferisce, di galoppinaggio perisce". Per ora non sono perito e spero, io, che ciò tardi ad accadere. In questo articolo si mette in dubbio la mia coerenza etica e politica volendo mettere sullo stesso livello i due fatti appena raccontati.

Questi fatti però non credo che siano minimamente paragonabili perché molto differenti, appunto.

Mentre E.B. aveva in casa sua, con la piena libertà di disporne come meglio avrebbe creduto, il materiale di voto di una conoscente (ma quanti altri conoscenti ha E.B.?), io in casa mia e tra le mie mani ho sempre e solo avuto esclusivamente le mie schede elettorali.

Non credo che si possa urlare allo scandalo quando il presidente di una sezione del Partito Socialista invita i propri (presunti) simpatizzanti a votare per il proprio partito. Griderei allo scandalo se accadesse il contrario.

Siete curiosi e volete sapere chi sono E.B ed R.B.? Non è importante, potrebbero essere chiunque.

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Articolo di R.B.
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